Mese: ottobre 2009

Avatars

Avatar indica, nella religione induista l’incarnazione fisica di una creatura divina o trascendente, ma nella realtà virtuale, come nei giochi di ruolo è un’immagine scelta per rappresentare se stessi, una specie di logo.

Avatar è il titolo dell’ultimo atteso film di Cameron (il regista di Titanic) dove un umano trasferito su un pianeta lontano supera la propria infermità grazie al collegamento neuronale con una creatura aliena,   ed è il tema cardine intorno a cui ruotano diversi articoli dell’ultimo numero della rivista “Adolescence”, la principale rivista psicoanalitica francese dedicata all’adolescenza:l’approccio della rivista non è né settario, né semplicistico e affronta i diversi temi sotto molteplici punti di vista (sociale, antropologico,etc..).

Il dizionario francese riporta per avatar i seguenti significati: disavventura, peripezia e in seconda istanza mutamento, trasformazione, tutti termini che rappresentano in maniera efficace gli sconvolgimenti interiori che caratterizzano la fase puberale.

Sulla rete esistono molti siti che aiutano a costruirsi un avatar personalizzato combinando parti del viso o del corpo dell’ eroe preferito con le proprie, il risultato è una specie di ibrido prodotto del desiderio.

Attualmente la diffusione del ricorso all’avatar segnala la possibilità che i giovani hanno di assumere molteplici identità, ma al tempo stesso mostra la difficoltà di assumerne una su misura della propria personalità  in una società dominata dall’incertezza.

Nei diversi contributi alla rivista si evidenzia come questa immagine sostitutiva né totalmente reale, né completamente immaginaria, è una specie di doppio di sé stesso, una “seconda pelle”  che può essere sia  fonte di consolazione, di conferma che di frustrazione e chiusura (come si può osservare da Second Life, Facebook e i videogiochi in generale).

L’esito è diverso in base all’uso che un individuo ne fa, c’è chi utilizza l’avatar per creare uno spazio potenziale di gioco e scambio con l’altro e chi lo adopera per nascondersi e occultare ancora più se stesso dietro maschere fittizie.

Nella terapia di adolescenti si nota  una maggiore insicurezza e confusione dei ragazzi di oggi, ma anche una sensibilità e determinazione più sincera ed intensa che testimonia, a dispetto di tutto ciò che il contesto offre come modello, una volontà di crescere e di sperare nel futuro.

Una realtà molto densa: il mondo visto dai bambini

Una mostra curiosa proposta dalla Biblioteca di Magenta sulle tavole e i libri dell’illustratrice Eva Montanari. A nostro avviso, certe storie disegnate possono spiegare i vissuti infantili quanto e forse più di alcuni tomi di psicologia e pedagogia. Sui pannelli scorrono figure di bambini o di cuccioli alle prese con i piccoli (per noi adulti) grandi, (per loro) drammi dell’infanzia:la rivalità tra fratelli, un trasloco, il primo giorno di scuola, l’essere esclusi dai compagni di gioco.

Ogni illustrazione coinvolge l’osservatore dentro una narrazione fresca e giocosa,  i personaggi sono trascinati da un vortice graffiante fino al termine della storia dove si assiste quasi sempre ad un ribaltamento di prospettiva o ad inaspettati colpi di scena: ad esempio, seguiamo i pensieri trepidanti e il percorso tortuoso di una bambina-coniglietto verso l’ingresso della classe nel suo primo giorno di scuola fino alla tavola finale, dove la maestra emergendo dal fondo della classe sopra una pila di libri si rivolge timidamente ai bambini dicendo che è il suo primo giorno di insegnamento.

Ci sembra che l’illustratrice mostrando grande cura nel costruire un’armonia ritmica tra testo e figure e una buona dose di umorismo, riesca  a cogliere la realtà vista con gli occhi dei bambini, per i quali il mondo non è mai esclusivamente un prodotto della realtà o frutto della fantasia, ma un’intricata e complessa elaborazione e mescolanza di entrambi.

Sull’oblio del fumetto tra i giovani ( e alcune proposte di lettura )

Il fumetto ha rappresentato per diverse generazioni, prima dell’avvento dei videogiochi, la prima forma di intrattenimento visiva con cui tanti bambini , senza il filtro di genitori, si avvicinavano e venivano educati all’immagine. Circa 40 anni fa il fumetto contemporaneo rompeva la tradizione sperimentando nuove forme e stili, affrontando argomenti tabù e temi “scabrosi” (la sessualità nel fumetto underground oppure il consumo di droga , per citare alcuni esempi famosi, nel genere supereroistico degli anni ’70, la saga di “Lanterna e Freccia Verde”, oppure in Italia la serie del Commissario Spada, una serie pubblicata sul “Giornalino” che si vendeva nelle parrocchie).

L’onda lunga di quella rivoluzione si mostra oggi nell’esplosione del cosidetto “graphic novel”, ovvero romanzo a fumetti, dove avviene un rimescolamento di tutti i generi narrativi a favore di un’autobiografismo radicale e della ricerca di un contatto ravvicinato con il lettore.

E’ curioso come oggi, in un’epoca dominata dalle immagini, sia poco diffusa la lettura dei fumetti, soprattutto nella fascia di bambini della scuola primaria: forse l’unico medium che sembra resistere all’influenza dei videogiochi nell’immaginario infantile sono le carte da gioco (fenomeno psicologico interessante su cui ritorneremo in seguito).

Forse a questa situazione si è arrivati a causa di pregiudizi difficili da estirpare ( famoso per l’effetto che produsse sulla censura fu il libro dello psichiatra americano Whertam “La seduzione degli innocenti”, di cui parleremo in un’altra occasione) secondo cui i fumetti “tout court” danneggiano la psiche dei bambini e ritardano la lettura dei libri “importanti” quelli senza le figure.

Secondo il nostro parere, la lettura dei fumetti da parte degli adulti può invece agevolare la comprensione delle dinamiche del mondo infantile e adolescenziale e del loro immaginario oltre che essere piacevole e arricchente. Se è vero che i primi disegni che vengono osservati e “inquadrati” dai bambini durante la loro infanzia rimangono scolpiti in maniera indelebile nella loro memoria, allora i fumetti costituiscono un’importante strumento di sostegno alla fantasia e alla creatività dell’immaginario infantile.

Vi forniamo alcuni suggerimenti di lettura per i grandi su alcuni temi “difficili” ( in futuro ci proponiamo di parlare dell’uso del fumetto in terapia e dei fumetti per bambini e ragazzi).

  • Maria ed Io” di Maria e Miguel Gallardo, Comma22 – sul rapporto tra padre e figlia affetta da sindrome autistica;
  • Fun Home”di Alison Bechdel, Rizzoli – sul rapporto padre-figlia e sulla scoperta della propria omosessualità;
  • Storia del topo cattivo” di Bryan Talbot, Phoenix o Comma22 – sull’abuso sessuale;
  • Rughe” di Paco Roca, Tunuè – sul rapporto con la “malattia” d’Alzheimer;
  • Perché ho ucciso Pierre” di Olivier Ka e Alfred, Tunuè – sulla pedofilia;
  • Mom’s Cancer” di Brian Fies, Bottero- sul rapporto con la malattia tumorale .
    (L’immagine per tutti i diritti riservati di copyright, Jiro Taniguchi, un poeta del fumetto)

L’autunno, il lutto e la bellezza

L’autunno arriva, foglie color nocciola vorticano tra le fronde degli alberi, le rondini rispondono all’appello riunendosi in stormi disordinati, le ombre si allungano prima che arrivi sera inghiottendo ogni cosa: la natura è sul punto di sfiorire, ma non ha ancora terminato il percorso, è al pieno della sua maturazione.L’autunno evoca emozioni tristi, nostalgiche, a volte di rimpianto e sconforto: i sentimenti depressivi emergono con maggiore frequenza in questo periodo dell’anno.

Tuttavia questa stagione ci lascia anche immaginare, come ad ogni fine che si presenta, la speranza di un futuro inizio, segnala la possibilità di un nuovo ciclo in cui sotto l’apparente declino già si prepara una rigenerazione, una rinascita.

Per questo motivo la depressione può diventare se se ne fa buon uso un momento fondamentale per la crescita personale  a patto di non negarla, di stare ad ascoltare ciò che la nostra psiche, il nostro corpo ci sta comunicando attraverso questo sintomo, messaggio che va decifrato per comprenderne il senso.

L’autunno condensa in sè come immagine e significato le numerose separazioni e perdite  che nella vita bisogna affrontare, della necessità di elaborarne il lutto e contiene in nuce la promessa che anche questo ciclo terminerà e si presenterà la possibilità di costruire nuovi rapporti, di innamorarsi ancora, di cominciare nuovi lavori..

L’autunno ci porta a riflettere su una fase fondamentale del ciclo della vita, la vecchiaia con tutto ciò che comporta a livello di emozioni e pensieri. In un’epoca in cui sembra complicato accettare la vecchiaia nel suo corso naturale a giudicare dal ricorso sempre più massiccio a creme, lifting, chirurgia estetica forse i sentimenti tristi, melanconici, depressivi sono sempre più difficili da accettare e vengono messi ulteriormente a distanza.

Uno degli scritti più belli di Freud si intitola “Caducità” (1915), in questo testo Freud si interroga, nel pieno delle violentissime battaglie della prima guerra mondiale , sulla disperazione di un giovane che lo accompagna durante una passeggiata tra prati fioriti, al culmine dell’estate, di fronte alla possibilità che tutta questa bellezza sia destinata a scomparire e quindi sia effimera. Freud esprime la necessità di affrontare la perdita e quindi il lutto per riuscire ad apprezzare e a fruire della bellezza, rivelando il legame sottostante tra la bellezza e l’esperienza della fragilità e della precarietà.

Colui, afferma Freud, che lotta e si ribella ostinatamente contro la tristezza perde la possibilità di godere della bellezza: ”Nel corso della nostra esistenza vediamo svanire per sempre la bellezza del corpo e del volto umano ma questa breve durata le aggiunge un nuovo incanto. Se un fiore fiorisce una sola notte, non perciò la sua fioritura ci appare meno splendida”

Un ricordo

Il Nido, secondo noi, rappresenta una delle più importanti conquiste istituzionali ottenute dalle riforme sociali degli anni  settanta,  insieme  probabilmente al Consultorio Familiare .

Attualmente il Nido ( come del resto anche i servizi sociali e le realtà educative e scolastiche ) sta attraversando un momento di sofferenza a causa della crisi economica e di decisioni politico-finanziarie. Di fronte a tale situazione sono sorti dei Nidi privati che cercano di sopperire ad una domanda sempre più crescente e articolata di cura dell’infanzia.

Sembra essere passato il tempo in cui il Nido rappresentava una risorsa  solo nei casi in cui la madre lavorava e  veniva vissuto come una scelta obbligata.

L’impegno e la serietà profuso da tante educatrici nel loro difficile lavoro quotidiano, nello stabilire una buona alleanza con le famiglie, nel prestare attenzione  alle caratteristiche individuali di ogni  bambino ha permesso ai genitori di riconoscere l’importanza fondamentale del nido come luogo, non di mera assistenza , ma di crescita dei bambini , di socializzazione, di sviluppo delle loro potenzialità più profonde.

In questo spazio vogliamo ricordare una di loro che insieme a tante altre colleghe abbiamo avuto la fortuna di conoscere e che ha sostenuto in questi trent’anni i primi passi nel mondo di tanti bambini all’alba della loro vita, Romana, scomparsa prematuramente, persona dolce e sensibile, sempre attenta ai bisogni dei piccoli.

In qualunque posto tu sia ora, siamo convinti che continuerai a giocare con tutte le centinaia e centinaia di bambini che ti hanno conosciuto e  ai quali hai lasciato una traccia indelebile.