Mese: novembre 2009

Incontri e scontri tra uomini e donne 2

Il video è stato proiettato durante i seminari sul maschile e il femminile organizzati dal punto Informativo dell’Ordine degli Psicologi di Novara.

Panico è la parola d’ordine quando si parla del mondo delle giovani adolescenti e dei condizionamenti a cui sono sottoposte, in particolare della fascia d’età più critica che è quella di passaggio tra la seconda infanzia e l’ingresso nella preadolescenza sempre più anticipata : 9-12 anni , per essa il mondo anglosassone ha coniato un termine “tweens”, da be-tween , essere tra due cose ,” nè carne né pesce”, non più bambina, ma non ancora teenager.

Età in cui il gruppo dei pari diventa punto di riferimento, si allenta l’influenza genitoriale, il corpo cambia: tutto sembra accelerare da un punto di vista fisico, mentre la mente fa fatica a stare al passo delle trasformazioni e spesso per difendersi da tale tensione i ragazzini imitano i comportamenti esteriori degli adulti senza maturare emotivamente oppure regrediscono nell’illusione di fermare la crescita.

Età che, la psicologa Carol Gilligan, vent’anni fa , in studi giustamente famosi, segnalava come cruciali per l’intelligenza delle bambine indotte a soffocare i propri sentimenti e pensieri, così come nel 1973 in Italia Elena Gianini Bellotti mostrava in maniera accurata nel libro “Dalla parte delle bambine” in che modo le bambine venivano spinte a conformarsi secondo un modello pseudo adulto che le voleva allora , ma forse meno di adesso,” piacevoli e accudenti”.

La questione delle influenze culturali riguarda tutti,non solo il genere femminile : il ritardo degli studi culturali sugli uomini rispetto a quello sulle donne è evidente, soprattutto ora in un periodo storico in cui si assiste ad uno scarto tra la realtà dove si afferma una crescente crisi nei rapporti tra i sessi e la rappresentazione di questi rapporti nella società e nel mondo della comunicazione. I condizionamenti, infatti, non vanno rintracciati solo nei media, ma anche nei simboli che circolano nella nostra vita quotidiana, simboli veicolati dal linguaggio, dagli oggetti di consumo, dalle pratiche,dalle immagini, dai libri e riviste, dai giochi.

Da un’analisi superficiale di questi simboli sembra che una delle preoccupazioni maggiori degli individui al giorno d’oggi riguardi la cura del proprio corpo(come dimostra il ricorso sempre maggiore alla chirurgia estetica) , per alcuni quasi un’ossessione: negli adolescenti questo fenomeno viene accentuato da una naturale fatica ad accettare il proprio corpo che viene a volte percepito in maniera alterata.

L’impresa dei ragazzi di oggi , che siano maschi o femmine, consiste nel riuscire a costruirsi una propria identità zigzagando tra modelli diversi, spesso calati dall’alto e consumistici , nella fatica di riconoscere, decifrare ed interpretare gli stereotipi di ruolo, nel provare a non adeguarcisi passivamente per mantenere una distanza critica da essi, nell’elaborare una maggiore consapevolezza delle influenze da cui si è investiti.

I laboratori sull’identità di genere, i corsi di educazione socio-affettiva o sessuale rivolti alle scuole possono costituire un aiuto per la riflessione comune e per le scelte individuali, ma forse la maggiore responsabilità risiede negli adulti.

Per concludere una notizia significativa:la settimana scorsa il World Economic Forum ha pubblicato il rapporto sulla disparità di genere e l’Italia è al 72esimo posto su 135 paesi del mondo valutando come parametri: livello di istruzione,influenza politica, parità economica-professionale, aspettativa di vita e di salute.

Incontri e scontri tra uomini e donne

Il punto informativo di Novara dell’Ordine degli psicologi del Piemonte ha organizzato una serie di incontri sul Maschile,il Femminile e l’identità di genere.

Uno di noi ha partecipato al secondo incontro e gli spunti nati dalle riflessioni ci sembra interessante condividerli:la dott.ssa Cambria, Filosofa,ha esposto l’idea secondo cui il corpo contemporaneo ha perso il suo valore di uso per diventare valore di scambio finalizzato a perpetuare il dominio del maschile sul femminile;.questo fenomeno risulta evidente nel mondo della pubblicità, della politica oppure nelle strumentalizzazioni e nella banalizzazione –operata in primo luogo dai partiti- di questioni delicate e importanti come la fecondazione assistita o la fine della vita.
In particolare si è evidenziato come nel campo della moda e dello spettacolo si esalta un corpo androgino, indifferenziato ed ambiguo, dove scompaiono le differenze sessuali, mentre, al tempo stesso la politica tende tanto più ad estendere il controllo sul corpo femminile a colpi di leggi e decreti quanto più il suo peso all’interno della società diminuisce.

La Dott.ssa Nicotera, mediatrice familiare, ha sottolineato la crisi e le tensioni sempre maggiori che attraversano le famiglie: nonostante le conquiste civili degli ultimi trent’anni e le trasformazioni nei rapporti tra i sessi, nella sfera pubblica e privata e nell’immaginario maschile e femminile che il pensiero femminista ha contribuito a determinare, attualmente gli uomini e le donne vengono spinti dalla pressione mediatica e sociale a ricollocarsi dentro ruoli prestabiliti, codificati e tradizionali; d’altra parte mancano sempre più spazi pubblici per confrontarsi ed esprimere i conflitti e questo porta le famiglie a diventare l’arena privata  dove si mettono in scena tali contrasti che sfociano spesso in separazioni e divorzi.

Al termine dell’incontro è emersa una preoccupazione generale riguardante l’aumento della violenza dei ragazzi maschi sulle loro coetanee, come se ormai, a tutti livelli, fosse passato alle giovani generazioni il messaggio che sul corpo delle donne sia permesso di tutto.

Questi video fanno parte del convegno “Ombelico generation?” del 23 Gennaio 2009 organizzato dal trimestrale “Liber” rivista di letteratura per l’infanzia.

Claudè Levi- Strauss, 1908-2009

Cosi titola ” Le Monde” oggi per  ricordare la scomparsa, a 100 anni, di una tra le più influenti figure intellettuali del secolo scorso: Claudè Levi-Strauss. La sua opera ha dato dignità e profondità alle “Scienze dell’uomo”, in cui rientrano fondamentalmente la Psicologia e la Psicoanalisi. Il suo pensiero ha sancito definitivamente la crisi della presunta superiorità della società e cultura occidentale sulle altre e rappresenta un antidoto contro ogni razzismo e pregiudizio.

Nei suoi libri e nelle sue parole emerge la tensione umana a dare ordine e significato al caos del mondo e al bisogno vitale di porsi domande e trovare risposte. 

Levi Strauss ha sempre messo in guardia la psicoanalisi dal rischio di essere una cura che mira all’adattamento e alla normalizzazione degli individui ala loro società e sottolineato i limiti di conoscenza delle scienze umane, debitrici per la complessità del loro oggetto di studio più dal discorso letterario, poetico e dal pensiero mitologico che dalle scienze esatte o “dure”.  Nondimeno ha costantemente mantenuto fede alla necessità di un pensiero libero e vigile che interrogasse e osservasse da vicino gli individui, anche quelli più remoti e lontani dalla propria cultura di appartenenza, e testimoniasse in maniera eguale le  differenze e il loro comune destino.

Nel paese delle emozioni selvagge

Nelle sale cinematografiche è uscito il film “Nel paese delle creature selvagge” tratto dal libro “Where the wild things are” di Maurice Sendak del 1963, pubblicato circa vent’anni dopo in Italia dalla Emme Edizioni di Rosellina Archinto con il titolo “Max e I Maximostri” con la traduzione del poeta Antonio Porta, e ormai introvabile, ristampato nel 1999 dalla Babalibri con il titolo”Nel paese dei mostri selvaggi”.

Si tratta di un libro piacevolissimo che esprime una densità di significati fuori dal comune: è la storia di un bambino birichino che ne combina “di tutti i colori” al punto di farsi gridare dalla madre <> e lui risponde <>, e viene mandato a letto senza cena. Nella sua stanza cresce una foresta e lui salpa con una barchetta per un viaggio nel quale approda su un’isola dove incontra dei mostri selvaggi .Max doma i mostri e ne diventa il re, li spinge a gettarsi in una “ridda selvaggia”.Dopo averli fermati e spediti a letto senza cena , Max sente nostalgia di casa e ritorna nella propria stanza dove troverà una cena “ancora calda” ad attenderlo.

Si tratta di un viaggio in profondità dentro le fantasie e la psiche infantile che in questa occasione cercheremo di riassumere.
Come hanno osservato in molti, testo e immagini si rinforzano a vicenda dando forma ad un’opera sconvolgente dove lo scontro tra il principio del piacere e quello della realtà sono espressi dall’equilibrio altalenante tra testo e immagini: infatti procedendo nella lettura, le parole lasciano gradualmente spazio alle figure fino al trionfo visivo e onirico delle tre pagine centrali dove si assiste al ballo sfrenato, dopo le quali la proporzione si ribalterà di nuovo a favore del testo man mano che Max rinuncerà all’ onnipotenza magica e accetterà il suo bisogno e la sua solitudine e quindi di poter tornare a casa.

I mostri rappresentano le emozioni più bestiali e selvagge che Max cerca di domare e controllare, ma sono anche la personificazione del conflitto con i suoi parenti, ognuno con le sue idiosincrasie e il proprio carattere: qua i sentimenti (l’aggressività orale) che Max non riconosce in sé stesso tornano indietro come un “boomerang” trasformandosi nell’amore soffocante e invadente dei familiari che “così tanto bene gli vogliono che se lo mangerebbero “.

Da questo secondo punto di vista , i mostri “stanno al gioco”, come si comprende dagli sguardi ammiccanti che si scambiano d’intesa, forse per sostenere l’illusione infantile di creare il mondo a “propria immagine e somiglianza”, forse lasciandosi sedurre dall’idea che Max come ogni bambino nuovo che arriva nel mondo possa realizzare le fantasie narcisistiche dei genitori e della rete famigliare, come un “messia” che possa mettere fine ai conflitti cacciando dalla terra “solitudine e tristezza”(come si nota bene dal film).

Max tenta di mettere argine all’esplosione incontenibile delle emozioni, al putiferio innescato dai suoi vissuti interiori attraverso la costruzione di case, tende, rifugi, fortini, isole nei quali si condensa la sua esuberanza e vitalità. Spazi che esprimono allo stesso tempo il suo bisogno di unione-fusione con il corpo materno e il suo desiderio di avventura e separatezza.

Ma ciò che dà inizio alla vicenda è anche quello che libera le tensioni e scioglie il dramma : un No, quello della madre che impone le regole e fornisce un limite (in assenza del padre), quello di Max che infine abbandona le sue fantasie personali per ritornare alla realtà e accettare i confini, la separazione.

Max oscilla tra slanci costruttivi e rabbia distruttiva: all’inizio Max viene travolto dalle sue emozioni perdendo così il cibo e con esso simbolicamente la madre e solamente quando si sentirà vulnerabile e solo accettando la sua impotenza potrà anche affermare se stesso e porre dei confini tra sé e lo spazio ludico generato dalle sue fantasie.

Non esiste vera separazione senza un minimo di spregiudicatezza: così come la madre è sopravissuta ai suoi attacchi, Max ha imparato che i suoi impulsi aggressivi e le sue fantasie distruttive non sono illimitate e non hanno né cancellato né ucciso realmente nessuno : si può continuare a crescere e diventare un giorno grandi ed adulti nonostante i drammi, le delusioni e le sconfitte.