Mese: gennaio 2010

Filmare i sentimenti

Eric Rohmer, regista –poeta delle passioni e dei pensieri, si è spento 2 settimane fa all’età di 89 anni. Tra gli esponenti maggiori della “ Nouvelle Vague”, uno dei più influenti movimenti cinematografici europei del dopoguerra, se n’era distaccato per diventare una figura autonoma. Rohmer ha messo al centro della sua rappresentazione il pulsare dei sentimenti nelle vicende esistenziali di giovani, di uomini e donne al tempo stesso fragili e risoluti alla ricerca di un amore , di un’amicizia , di un rapporto più profondo e autentico con se stessi e gli altri. 

Da un punto di vista psicoanalitico, si può ritrovare nei suoi film la lotta per conquistarsi un carattere e il contrasto doloroso fra l’imparare “sulle” cose e l’apprendere dall’esperienza di sé nel mondo (descritta nel 1818 nelle lettere del poeta John Keats alla donna che amava e ripresa dalle formulazioni di Bion nella seconda metà del Novecento) che rinvia alla singolarità di ogni percorso umano. Una sorta di <<Commedia Umana degli affetti e delle passioni>> ( Marocco, 2002 ) dove l’eterno perdersi e ritrovarsi dei rapporti si snoda attraverso incontri casuali , sguardi che si sfiorano, conversazioni improvvisate, frasi sospese, scambi occasionali sullo sfondo di una natura pronta ad illuminare e a rivelare fugacemente qualcosa che immediatamente dopo va perduto.

In Italia a partire dal “Raggio verde” in poi è diventato conosciuto al grande pubblico e nei suoi film si è rispecchiata una certa classe media della generazione del baby-boom trovando in esse lo smarrimento interiore tipico della tarda adolescenza, il potere della parola e le sue illusioni di verità e conoscenza, lo scontro tra ideali e realtà e tra le ragioni della Storia e quella dei sentimenti (quest’ultimo aspetto presnte soprattutto nei suoi film più recenti “Il triplo agente “, “La nobildonna e il duca” Gli amori di Astrea e Celadon”).

Lo sguardo ravvicinato sugli attori, lo stargli addosso attraverso lunghi piani-sequenza o primi piani alla loro fisicità gli permetteva di cogliere i movimenti dei loro corpi ma soprattutto delle loro passioni, dei loro pensieri mantenendo un incerto equilibrio tra leggerezza e moralità che verrà poi trasmessa e recuperata da tutta la nuova onda di registi Francesi degli anni novanta con ancora maggiore immediatezza e vitalità ( Klapisch, Kechiche, Khan, Despleschin,Guediguian,Denis, Techinè..)

Dipendenza dal rischio

In una società dominata dall’incertezza e dalla precarietà la domanda di sicurezza da parte delle persone  aumenta in maniera proporzionale e le paure vengono strumentalizzate politicamente a fini propagandistici per spingere verso la promulgazione di leggi più repressive. Il rischio, nel contesto attuale, si afferma nell’introduzione, è così allo stesso tempo temuto e desiderato perché finisce per confondersi con l’indipendenza soggettiva e il fenomeno della trasgressione dalla norma e quindi con la possibilità di provare piacere.  Sophie de Mijolla-Mellor  nel suo editoriale di apertura chiarisce : << Il rischio viene integralmente dominato e controllato finendo per diventare poco più che un gioco, un fantasma organizzato intorno al piacere di farsi paura.(…)Il rischio diventa allora virtuale generando a sua volta una dipendenza. >>

Recentemente diverse ricerche mostrano come questa dipendenza sia prestne in partcolar modo nella popolazione adolescente. Il rischio, da quello individuale a quello collettivo, da quello passionale a quello delle organizzazioni internazionali .La psicologia  introduce l’idea che il piacere del rischio potrebbe diventare una dipendenza, ma anche una lente attraverso cui spiegare  fenomeni e comportamenti diversi (ad esempio “l’amore liquido”, di cui parla il sociologo Zygmunt Bauman, che nella sua modalità estrema assume la forma di una  tendenza compulsiva ad abbandonare le precedenti relazioni sentimentali  per ingaggiarne sempre di nuove).

Mijolla-Mellor mostra come chi è dipendente dal rischio mette in pericolo la sua integrità cercando di scappare dalla condizione di finitezza umana attraverso l’illusione di essere immortale, di non avere limiti, di essere onnipotente.

Al di là di questa illusione, di queste false promesse si cela l’idea di riuscire a sfuggire alla sofferenza, di cui una certa quota è ineliminabile dalla possibilità di essere umani.

Sembra che sia il rischio che la sicurezza siano due poli intorno  a cui si possono leggere tanti comportamenti presenti nella società contemporanea , nella misura in cui tendono ad assolutizzarsi trasformandosi in  dipendenza dal rischio (assenza di limiti) o ossessione per la sicurezza (tolleranza zero), ma in entrambi i casi si cerca di negare la condizione di vulnerabilità e fragilità che è connaturata alla nostra esistenza.

Un’interessante spunto di lettura può essere il fumetto  “Death note” (Panini) nel quale viene rappresentata in maniera drammatica il conflitto tra questi due poli e la loro confusione : un adolescente venuto casualmente in possesso di un quaderno che gli permette di decidere chi far morire viene risucchiato in una spirale senza fine, dove la posta in gioco diventa sempre più alta ed  il rischio sempre maggiore, dentro una fantasia allucinatoria e onnipotente che gli fa credere  di essere, prima un eroe, e poi un Dio, fino al punto in cui dovrà scegliere fra la morte o la realizzazione distopica di un mondo ”perfetto” ( completamente sicuro e senza crimini ).

E’ ancora così nera e piccola Melanie Klein ?

Nel 2010 cade l’anniversario della scomparsa di Melanie Klein, psicoanalista molto discussa per il suo pensiero e, in una certa misura, attualmente rimossa, come sottolineava provocatoriamente già 10 anni fa Pierandrea Lussana domandandosi se Melanie Klein fosse ”davvero così nera e piccola nella sua opera?” riferendosi all’ostracismo da parte della comunità psicoanalitica verso il controverso concetto di pulsione di morte e della sua relativa assenza nelle bibliografie della letteratura clinica recente.

In realtà, quasi tutti coloro che hanno a che fare con la cura dei bambini sono debitori a lei per la centralità data alla partecipazione al gioco infantile come condizione indispensabile per stabilire un contatto con i piccoli, perché solo immergendoci in questo “spazio condiviso” possiamo vedere rappresentate, personificate e quindi messe in scena le fantasie e i significati dei bambini come se fossimo dentro una specie di teatro.

Melanie Klein, al di là di certe sue formulazioni “essenzialiste” successivamente levigate e alleggerite dalle teorie dei cosidetti “post-kleiniani”, ha messo in evidenza, da un punto di vista clinico, la necessità di una mente “presente e attenta” (come tematizzò in seguito Winnicott) che sia in grado di pensare ai contenuti psichici espressi dai bambini senza mai levare lo sguardo dalle angosce e dalle spinte distruttive e autodistruttive presenti in ciascuno di noi.

Tra i suoi meriti la revisione e la correzione della Teoria della sessualità femminile di Freud, preparando così il terreno allo scambio tra Psicoanalisi e Femminismo (ad esempio a figure come Juliet Mitchell ed in fondo anche a Simone de Beavuoir) e anticipò, in una certa misura, le teorie attuali sul “bambino competente” retrodatando alcune manifestazioni  emotive dei bambini.

Spingendosi oltre, la Klein intuì per prima come << la  famiglia affettiva moderna, apparentemente normale, celava al suo interno i tormenti più atroci e i segreti più funesti>> (E.Roudinesco 2002).

Memorabili e affascinanti sono i passaggi di “Analisi di un bambino”(Henry Reed confidava di tenerlo sul comodino accanto a “Guerra e Pace”) in cui la Klein descrive Richard , un bambino di 10 anni, timido e aggressivosfollato nel 1941 da Londra insieme alla madre come tanti altri bambini per il pericolo incombente dei bombardamenti nazisti, che mostra i suoi conflitti interiori attraverso la carta geografica dell’Europa sommersa dalla guerra, i disegni e le manovre delle sue navi-giocattolo. Per ricordarla abbiamo caricato un video in lingua spagnola, ma abbastanza comprensibile, che descrive in generale la sua figura e la sua opera.

Addio 2009

Salutiamo il 2009, anno dedicato all’astronomia,con una serie di immagini che provengono dal sito del Telescopio Hubble in orbita intorno alla terra che ci offre una processione di nebulose planetarie e di ammassi di galassie.

Quasi a rammentarci, quando c’è n’è bisogno, la nostra statura e finitezza. di esseri umani.