Mese: marzo 2010

DSM V: nuove mappe del disagio mentale

Il DSM manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali è giunto alla quinta revisione e sta per essere pubblicato dopo undici anni di discussioni che hanno coinvolto psichiatri, psicoterapeuti e neurologi. Dal 1952 anno della sua scomparsa è stato sottoposto a molte critiche (principalmente perché la maggior parte dei finanziamenti delle ricerche proviene dalle aziende farmaceutiche)e i suoi sviluppi sono proceduti di pari passo con le trasformazioni del disagio mentale e della società.

Ancora oggi il manuale rappresenta il principale punto di riferimento per le autorizzazioni delle psicoterapie da parte dei sistemi sanitari e delle compagnie assicurative, almeno per quanto riguarda gli adulti.

Secondo le prime informazioni le principali revisioni ( fonte maggiore: il sito dell’Apa ) riguardano :

– L’introduzione della singola categoria diagnostica”disordini autistici”per incorporare quelle precedenti più indefinite e varie (malattia autistica, sindrome di Asperger,etc.).

-Eliminazione della categoria “ritardo mentale” e sostituzione con “disabilità intellettiva

– Introduzione della categoria “disordine di dipendenza e correlati”in sostituzione della categoria di dipendenza e abuso di sostanze.

-Creazione di una nuova categoria di ”dipendenze comportamentali”che includerebbe per ora solo il gioco d’azzardo (escludendo la dipendenza da internet che alcuni volevano inserire).

Nuove scale per il suicidio negli adulti e negli adolescenti al fine di identificare gli individui più a rischio: queste scale comprendono criteri quali comportamento impulsivo e tendenza all’ubriachezza nell’età puberale .

– Introduzione della categoria di sindromi di rischio in modo da consentire stadi precoci dei disturbi mentali

– Eliminazione di una serie di sottotipi di schizofrenia(paranoide, catatonica, etc,)

– Riduzione da 12 a 5 dei disturbi di personalità.

– Introduzione di una diagnosi di depressione ansiosa mista.

– Inoltre, viene proposta una nuova categoria diagnostica “disordini del carattere con disforia” all’interno della categoria dei disturbi dell’umore per permettere ai clinici di differenziare i bambini con questi sintomo da quelli con disordini bipolari o disturbi del comportamento.

-Infine vengono proposte della maggiori differenziazioni all’interno della categoria dei disturbi alimentari e una serie di ridefinizione della categoria dei disturbi del comportamento sessuale.

Alcuni vedono in queste aggiunte il rischio di una ipermedicalizzazione del disagio mentale e il pericolo di una stigmatizzazione sociale soprattutto nel caso di valutazioni precoci.

Vedremo come si formuleranno concluderanno queste proposte all’uscita di questo poderoso volume che è prevista nel 2013. Ma già da ora queste proposte possono fornire occasioni per diverse riflessioni.

Percorsi femminili: pensieri dopo l’8 marzo

Esiste un filone di pensiero che, partendo da una rilettura dei testi freudiani passando attraverso gli studi di Karen Horney, Juliet Mitchell, Luce Irigaray, Nancy Chodorow, Jessica Benjamin e  in Italia solo per citarne alcune Silvia Vegetti Finzi e Adele Nunziante-Cesaro, ha proposto una visione della femminilità diversa dal canone tradizonale. Le loro riflessioni sono interessanti per chiunque abbia intenzione di svolgere un corso di educazione sessuale o una riflessione sull’identità di genere in contesti educativi.

Inizialmente queste donne hanno smontato l’assunto freudiano secondo cui “l’anatomia è il destino” mostrando che lo sviluppo dell’identità di genere non è condizionato solo dal piano biologico ma da tutta una serie di fattori culturali e sociali variamente articolati e intrecciati tra loro che finiscono per pesare sulle relazioni interpersonali delle donne tra di loro e con gli uomini. Uno dei meriti di queste ricerche è stato quello di spingere la psicoanalisi e la clinica terapeutica ad uscire dalla stanza d’analisi, dalla sfera del privato per aprirsi criticamente al confronto con discipline come la sociologia , l’antropologia, la filosofia.

Uno dei contributi più salienti fu quello di Luce Irigaray, la cui voce è stata raccolta da molte donne che parteciperanno in seguito al movimento femminista(da “Speculum” a “Condividere il mondo”). Dagli anni settanta in Italia il dialogo tra sapere psicoanalitico e pensiero della differenza è stato portato avanti da figure come Silvia Veggetti Finzi o Adele Nunziante –Cesaro che hanno contribuito a far venire alla luce aspetti riguardanti lo sviluppo amoroso e l’identità femminile in particolare nella relazione con la sessualità e la maternità , due aree calde del femminile, sottraendole dall’alone di appartenere ad un “continente oscuro “. Recenti riflessioni sono state condotte anche da Jessica Benjamin, che introducendo il suo discorso nell’ambito dell’intersoggettivismo ha evidenziato come il processo psicoterapeutico si basa sulla possibilità che ci sia ,al di là di ogni differenza, l’incontro tra due soggettività e il riconoscimento dell’altro.

Il video è tratto dall’ultimo film di Jane Campion “Bright Star” che racconta l’amore tormentato tra il poeta Keats e la sua musa: la sequenza mostra  i due  amanti mentre cercano di condividere le loro sensazioni attraverso un muro che li separa.

Per saperne di più:

K.Horney, Psicologia femminile,1924,trad. it. Armando 1973

J.Mitchell, Psicoanalisi e femminismo , trad.it. Einaudi

L.Irigaray, Speculum.L’altra donna, 1974, trad.It. Feltrinelli 1975

N.Chodorow, La funzione materna.Psicoanalisi esociologia del ruolo materno,La tartaruga,1991 .

Ferraro e A.Nunziante-Cesaro, Lo spazio cavo e il corpo saturato. La gravidanza come agire tra fusione e seprazione, F.Angeli 1992.

J.Benjamin, Legami d’amore. I rapporti di potere nelle relazioni amorose,1991,trad.it.Rosenberg Sellier 1995

J.Benjamin,Sogggetti d’amore,Genere,identificazione e sviluppo erotico, 1995, tra.it.Cortina 1996

J.Benjamin, L’ombra dell’altro.Inter

Il guinzaglio elettronico

L’uso del telefono cellulare può ostacolare l’autonomia e la sicurezza dei figli. Una ricerca condotta sui ragazzi da un’equipe di educatori, psicologi, esperti di media e nuove tecnologie rivela come siano più gli adulti a proporre, o addirittura a imporre il cellulare ai ragazzi che loro a farne richiesta.

L’analisi pubblicata in un volume recente ,“Guinzaglio elettronico” (Autori vari, Donzelli editore, 2009),mostra che il telefono cellulare diventa spesso “il prolungamento del controllo genitoriale”, una sorta di “cordone ombelicale” che serve più a placare le ansie dei genitori che quelle dei figli e di conseguenza tiene al laccio entrambi:all’estero lo chiamano telemothering o teleparentage , un modo efficace per monitorare e intervenire nelle abitudini dei figli.

I ricercatori concludono che l’uso improprio dei nuovi media obbliga quindi gli adulti a interrogarsi sul loro ruolo e sulle loro responsabilità nell’accesso dei ragazzi a questi nuovi media e sul modo di intendere l’educazione.

Gli autori consigliano  ai genitori di non anticipare le richieste dei figli ( ad esempio quella del telefonino , come di altri mezzi tecnologici ) per evitare di spegnere sul nascere il desiderio, riflettendo,inoltre, sulla necessità che i ragazzi possano confrontarsi con relazioni vissute in prima persona e non all’ombra di rapporti illusori e virtuali. Oggi, in una cultura dove prevale la paura indotta verso l’altro  e l’insicurezza sociale , leggendo i risultati della ricerca, sembrano ritornare in mente le parole del vecchio Hegel quando spiegava, all’alba dell’età moderna, come la paura avrebbe generato in futuro  schiavitù sociale  ed infelicità collettiva.