Mese: settembre 2010

Non è un paese per preadolescenti e scuole medie

Inizio delle scuole, momenti di passaggio nella fase evolutiva dei ragazzi. La scuola media è spesso sottostimata per la difficoltà ad assumersi un’identità precisa e a costruirsi una specificità educativa in quanto considerata  “scuola di mezzo”, ma  è anche più in grado di altre scuole ad adattarsi ai repentini cambiamenti della società per la costituzionale plasticità e mutevolezza dei suoi alunni in età  prepuberale.

L’età acerba i cui i ragazzi scoprono il proprio corpo sessuato  che studiano, nutrono, modellano e di cui non si sentono ancora del tutto padroni a causa della sue trasformazioni e della non ancora compiuta uscita dalla casa dei genitori.

Una scoperta il più delle volte dolorosa, sofferta, che viene compensata in parte dalla maggiore possibilità di condividerla con gli amici, il cui gruppo può diventare sia un aiuto per la crescita sia un ostacolo per l’individuazione e lo sviluppo della propria personalità quando prevalgono logiche di spettacolarizzazione (vedere la De Filippi e compagnia) o di selezione competitiva (spesso imposte o alimentate  dagli adulti).

Come la scuola percepisce questi ragazzi? Come dei soggetti mutanti, pericolosi, da disciplinare e correggere oppure dei soggetti  il cui appetito sociale, la curiosità insaziabile, il bisogno di esplorare   e di sperimentare  può essere sfruttata attraverso una dimensione di cooperazione educativa, di responsabilizzazione e autodeterminazione in una scuola che prova ad includere anziché escludere?

Una scuola dove “si impara davvero a leggere e a scrivere” ma anche dove si possono valorizzare esperienze innovative e dare forma a nuove pratiche educative e ricerche didattiche:classi aperte, campi scuola, comunità di lettura,  collaborative learning, gruppi di discussione o esperenziali…

Forse la scuola media è uno dei terreni dove oggi la scommessa per un futuro  migliore e le sfide della tardo modernità sono maggiori, in gioco c’è la possibilità che crescano individui con capacità critiche, gusti , stili personali e non massificati,  come dice il filosofo Richard Rorty ripreso in una citazione dal sociologo Z.Bauman nel suo ultimo libro”lo scopo dell’educazione non è inculcare o far emergere la verità ma piuttosto a stimolare il dubbio e spronare ‘immaginazione , contestando così l’opinione prevalente”.

Quella  libertà di pensiero di cui faceva riferimento lo scrittore David Forster Wallace in una conferenza agli studenti che dà il titolo all’ultimo libro tradotto in italiano e pubblicato postumo:

“Il genere di libertà davvero importante richiede attenzione, consapevolezza,disciplina, impegno e la capacità di tenere davvero agli altri è di sacrificarsi costantemente per loro, in una miriade di piccoli modi che non hanno niente a che vedere col sesso, ogni santo giorno. Questa è la vera libertà. Questo è imparare a pensare. L’alternativa è l’inconsapevolezza, la modalità predefinita, la corsa sfrenata al successo”.

E In tutto questo.. lo psicologo e la psicoanalisi cosa c’entrano?

A fornire il loro piccolo contributo a fianco degli altri saperi e adulti per  “leggere” le dinamiche di gruppo tra i pari, a chiarire e migliore le relazioni tra preadolescenti e gli adulti che siano insegnanti o genitori, ad interpretare certe crisi e determinati segnali di disagio o di rischio,ad attribuire il giusto peso alla dimensione emotiva, in conclusione a sostenere la rete dei collegamenti  per integrare le forze di ogni individuo  in progetti aperti al futuro..

Per rilanciare:

  • www.epals.com (sito web)
  • Fuga dalla scuola media (film) di Todd Solondz
  • David Almond e David McKean, Il selvaggio, edizioni BD (fumetto)
  • Stella (film) di Sylvie Verheyde
  • David Forster Wallace  ,Questa è l’’acqua , Einaudi

Il viaggio estivo dei quotidiani nei territori della psicologia infantile

Durante l’estate i quotidiani si riempiono di articoli di psicologia infantile.Vediamo che cosa è emerso attraverso brevi incursioni tra i giornali italiani :

La Repubblica ha centrato il suo obiettivo sull’influenza negativa dei videogiochi segnalando in diversi articoli la correlazione tra l’abuso dello schermo e la difficoltà dei genitori a giocare con i figli.

La Stampa, invece, ha rivolto la sua attenzione ai modelli culturali denunciando  l’influenza del marchio “hello kitty” sugli stili e gli atteggiamenti delle bambine e delle preadolescenti;infine si è soffermato sull’infelicità e i problemi  di integrazione dei bambini “superdotati” con capacità intellettive superiori alla media.

Il Corriere della Sera riporta un’interessante confronto tra le opinioni di uno psichiatra americano e i libri della scrittrice Elizabeth Strout che sconferma le tesi sostenute dall’esperto di una diretta influenza dei genitori sui figli affermando che i figli non sono mai né il prodotto ne‘il quoziente esatto dei comportamenti e delle idee dei genitori, e nei suoi romanzi questa sua convinzione emerge drammaticamente.

Il Sole 24 ore riporta le opinioni di una ricercatrice statunitense sul ruolo fondamentale dell’immaginazione nel supportare la fantasia creatrice dei bambin , nella possibilità di creare mondi alternativi, addestrandoli a crescere più autonomi.
Ciò che risulta, tirando le somme, è in primo luogo l’influenza dominante della cultura psicologica angloamericana ( la maggior parte degli articoli si basa su fonti  provenienti da studi inglesi o americani o da opinioni espresse da ricercatori di quest’area culturale), inoltre emerge una certa tendenza a colpevolizzare i genitori offrendo schematismi semplici o bidimensionali ( ad esempio a genitori “distratti e annoiati” vengono contrapposti adulti che forniscono baci e abbracci ai loro figli come soluzione per superare gli stress della vita quotidiana). Infine , al di là di alcune eccezioni anche positive e serie, esiste una tendenza a creare un certo effetto di allarme , di pericolo, sintomo già analizzato anni fa , in tempi non sospetti, dallo statistico Roberto Volpi con il libro “I Bambini inventati”, che metteva a confronto le notizie dei mass media con i dati effettivi sulla realtà dei minori in Italia spiegando come i media hanno bisogno di drammatizzare la condizione infantile per poter vendere i loro prodotti descrivendo un mondo ostile e pericoloso.

Infatti il clima allarmistico e il conseguente effetto di panico che si produce può generare  adulti sempre più protettivi e ossesionati dalla paura dell’altro, segregando così i  bambini tra le quattro mura di casa e rendendoli quindi più docili all’esposizione consumistica ( videogiochi, telvisione, pubblicità).

In questo caso forse un tentativo di cambiamento potrebbe essere quello di dare maggiore attenzione al bene comune, alla collettività, al territorio condiviso, a strade, città più sicure e a misura dei soggetti più vulnerabili, cioè bambini,ragazzi e anziani.

Per rilanciare:

  • R.Volpi , I bambini inventati.La drammatizzazione della condizione infantile oggi in Italia, La Nuova Italia
  • T.Gianni Gallino, I luoghi dell’attaccamento, R.Cortina
  • C.Ward, I bambini e la città, L’ancora del mediterraneo
  • C.Ward, La città dei ricchi e la città dei poveri, E/O
  • J.B.Schor, Nati per comprare, Apogeo