Mese: maggio 2012

Oh non andartene, noi ti vogliamo mangiare , cosi tanto ti amiamo!

Maurice Sendak è scomparso a 83 anni, era nato da due genitori ebrei di origine polacca, da bambino vive un quartiere ad alto tasso di immigrazione e di diversità etnica , fantastica in solitudine e riceve ispirazione in maniera disparata e caotica dalla lettura dei fumetti , dai libri di Henry James , dall’ascolto della musica classica (Mozart) e popolare. I suoi libri illustrati mettono in scena un immaginario simile al “ teatro dei burattini come l’ha definito Maud Mannoni, cioè uno spazio transizionale , giocoso , dove poter maneggiare le fantasie più disturbanti con la necessaria distanza che un testo figurato garantisce proteggendo in questo modo il bambino coinvolto nella lettura che si identifica con i personaggi . La combinazione tra figure e parole è resa in maniera classica dal suo libro più famoso “nel paese dei mostri selvaggi “ dove un bambino affronta il suo inconscio popolato da creature fantastiche che mettono in scena i sentimenti non ancora addomesticati dall’età adulta: l’aggressività orale, la rabbia , l’odio, l’amore spietato , l’onnipotenza , l’angoscia di scomparire , di essere divorati , di perdere  la madre.

Sendak ebbe a dire a proposito “ E’ il mio lasciarmi coinvolgere dall’inevitabile condizione dell’infanzia, la terribile vulnerabilità dei bambini e la loro lotta per diventare Signori di Tutte le Cose Selvagge a conferire alla mia opera quella verità e quella passione che le si possono attribuire”

L’aumento dei suicidi per il lavoro

La crisi economica sta generando una serie di paure ed ansie difficili da gestire : il numero di suicidi per motivi di lavoro segnala un malessere diffuso caratterizzato sempre più da un sentimento di disperazione e di impotenza.

La solitudine dei lavoratori , i vissuti di precarietà e di instabilità, la frustrazione per una situazione in cui si sente la propria dignità personale messa pesantemente in discussione rappresenta il clima depressivo delle nostre comunità locali.

In questo contesto è importante che i lavoratori in mobilità o a rischio di disoccupazione possano riconoscersi in qualche narrazione che descriva le loro passioni e le loro tensioni emotive e che dia significato alla condizione esistenziale che stanno attualmente vivendo .

A Magenta qualche settimana fa l’Anpi territoriale ha presentato in collaborazone con gli operai della Saffa e della Novaceta, due ditte minacciate dalla chiusura definitiva , un libro significativo “Assalto al cielo” di Michela Giachetta(edizioni fandango) che raccoglie le testimonianze dei presidi di varie zone d’Italia.

Il libro mette a fuoco la solidarietà e allo stesso tempo l’isolamento da cui sono investiti i lavoratori che rischiano la perdita del lavoro o già disoccupati e la loro volontà di lottare e  i loro desideri. Circa 80 anni fa Simone Weil dopo l’ esperienza in fabbrica scriveva che la prima condizione per un lavoro non servile è mettere in moto il desiderio che è quella facolta specificatamente umana che ci permette di uscire dal regno della necessità e del bisogno e di intravedere delle finalità e degli scopi negli sforzi che facciamo.

In generale, l’aumento del numero di suicidi di questi ultimi mesi pone in primo piano la questione del riconoscimento della sofferenza sul luogo di lavoro : la mancanza di autonomia, il sentimento di non poter utilizzare le proprie competenze,la sensazione di non ricevere la stima che si pensa di meritare..E’ necessario farsi carico su un piano sociale del problema della sofferenza mentale sul lavoro, come lo si fa per il cancro in materia di sanità pubblica, ma purtroppo questo discorso è ancora un tabù.. Spesso le persone provano vergogna e senso di colpa di fronte alla disoccupazione e fanno molta fatica a reagire e a chiedere aiuto pubblicamente, cadono in depressione e il loro malessere si ripercuote nelle relazioni con i figli e nella coppia.