Mese: dicembre 2012

La vita che senso ha?

E mentre riposava, vagando qua e là  con lo sguardo, sentì  fermarsi  su di sé e coprirla d’ombra la vecchia domanda che da sempre le traversava il cielo dell’anima, la domanda generale , vasta,che in momenti come quello , quando le energie trattenute sfogavano , si precisava. La vita che senso ha ? Era tutto – una domanda semplice, che cogli anni tendeva a farsi accerchiante. La grande rivelazione non era arrivata. Forse non sarebbe mai arrivata .C’erano piccoli miracoli quotidiani, illuminazioni, fiammiferi che s’accendevano improvvisi nell’oscurità ; eccone uno. Questo , quello, e quest’altro: lei e Charles Tansley e l’onda che batteva ; La signora Ramsay che l’ univa : la signora Ramsay che diceva “La vita qui si arresta”; la signora Ramsay che trasformava il momento fugace in qualcosa di permanente ( la stessa cosa Lily tentava in un’altra sfera)- tutto ciò partecipava della natura di una rivelazione. In mezzo al caos si dava la forma; l’eterno passare e fluire (guardò le nuvole in movimento e le foglie agitate dal vento) erano riportati alla stabilità . Qui la vita s’ arresta , diceva la signora Ramsay. “Signora Ramsay! Signora Ramsay!” , ripetè Lily. A lei doveva quella rivelazione.   .

[Virginia Woolf, Al faro ( To the Lighthouse, 1927), traduzione di Nadia Fusini, Feltrinelli 1992, pag.127]

A cosa serve un libro tra genitore e figlio?

Domenica sono stato invitato a parlare ad un incontro pubblico organizzato dalla libreria  “Segnalibro” di un albo illustrato “ Mi conti una storia   Lolè?” dove il testo di  Carmela Orecchia si intreccia con i disegni del  figlio di quattro anni .

Durante l’incontro c’è stata la possibilità di poter scambiare con chi è intervenuto  pensieri riguardanti  l’immaginario dei bambini, la relazione tra genitori e figli e la funzione della fiaba  .

L’albo nasce in un ambiente domestico come esperienza di gioco tra madre e figlio per affrontare momenti di vita quotidiana  e mostra quanto sia importante prendersi del tempo , soffermarsi a giocare e provare a trasformare  i compiti più impegnativi per un bambino ( spesso  i momenti di passaggio tra una condizione e l’altra) come l’andare a letto, fare il bagno , uscire di casa oppure accettare la gelosia dei fratelli in una sorta di  avventura, un percorso che porta tutti partecipanti a rimettersi in discussione e ad esplorare le emozioni che si provano.

La narrazione condivisa tra adulto e bambino genera un racconto che non e’ solo parola né solo immagine ma che è una compenetrazione tra questi due aspetti  che si sviluppano a vicenda e si palleggiano il ritmo del racconto.

È  stata la possibilità anche per gli adulti partecipanti di dialogare e trascorrere un momento di riflessione sulla rilevanza e le potenzialità dell’ albo illustrato che vanno  oltre la  sola lettura perché coinvolge anche la dimensione dell’esperienza e riguarda non solo i bambini, ma anche gli adulti che hanno il coraggio di lasciarsi andare alla fantasia, all’imprevisto, all’inusuale.