Mese: marzo 2014

“Perchè non la pianti di guardare il telefonino?” nuove forme di disagio nelle relazioni amorose

Di recente , le coppie che richiedono aiuto soffrono non solo per incomprensioni,  vuoti di amore , assenze o tradimenti, ma riportano sempre più frequentemente nella stanza di terapia uno scollamento tra mondo interno ed esterno. In una società tradizionale la pressione collettiva spingeva verso la conservazione dei ruoli stabiliti, il mantenimento del rapporto matrimoniale nonostante tutto, ora in un società che si autodefinisce liquida, l’ambiente esterno esercita una spinta in direzione opposta: verso il disimpegno e la possibilità di cambiare partner facilmente.
Quando i partner si trovano a discutere del loro rapporto e a riflettere su di esso il discorso si focalizza intorno al tema del desiderio : venendo a mancare i tradizionali codici che legittimavano e davano fondamento e stabilità ad un rapporto di coppia , la posta in gioco durante la crisi diventa la possibilità o meno di vivere la coppia come spazio in cui si manifesta e si realizza il desiderio.

Il fatto che gli altri e in particolare il nostro partner possono avere un influenza su ciò che pensiamo e viviamo e generare stati emotivi e mentali non è qualcosa di naturale e scontato, riconoscere che sia inevitabile dipendere dagli altri e coinvolgersi emotivamente con chi entra in rapporto con noi può apparire un’idea estranea, così si tende facilmente a negare il proprio ruolo nel creare il clima emotivo dentro un rapporto di coppia.
Rigidità e chiusure vengono di conseguenza rinforzate reciprocamente nel rapporto con l’altro .

All’inizio la crisi può essere nascosta ,silenziosa per diventare malumore diffuso e infine esplodere in maniera spettacolare : “ non me l’hai mai detto!” , “ non ti riconosco più!”.
Il ricorso alla terapia può diventare quindi l’ultima spiaggia quando si è già disperati.
Lo scopo del terapeuta è quello di mostrare ad entrambi i partner ciò che viene tenuto fuori dal campo visivo , dalla sfera della consapevolezza per “ toccare con le parole” zone non accessibili a sé e all’altro e sciogliere rigidità o chiusure reciproche .

La terapia di coppia in questo senso può aiutare sia a risolvere un rapporto incrinato sia a separarsi meglio .

Una palestra per apprendere modalità nuove di stare insieme invece di replicare aspetti o modelli passati. Allargare il proprio sguardo rivolgendolo a ciò che è sempre stato davanti ai nostri occhi : il partner con la sua alterità , diversità.

Quello che appare nuovo sono alcune forme del disagio di coppia: le esigenze espresse dentro il rapporto di coppia fanno fatica a incrociarsi con i progetti individuali.

Quando durante la seduta S. rimprovera A., di avere sempre in mano il cellulare come se pensasse solo a quello, oltre a quello che può valere in senso concreto e letterale , la sensazione è che non solo stia comunicando al suo partner di sentirsi tagliata fuori da qualcosa che la fa sentire meno importante e del bisogno di reclamare la sua attenzione, ma stia anche esprimendo la collera per la dipendenza del marito da un esperienza mediata e alternativa rispetto alla concretezza del quotidiano familiare.

D’altra parte A. con quella azione non solo avanza il diritto di avere maggiore libertà , di non esaurire la sua progettualità dentro il rapporto di coppia , di non essere soffocato all’interno di un rapporto esclusivo, ma comunica anche di non riuscire ad avvicinarsi emotivamente alla sofferenza della partner e infine di non sentirsi attualmente in grado di usare l’ immaginazione dentro quel rapporto per poterlo trasformare.

E’ evidente che il piano sociale , degli effetti sociali sui rapporti di coppia non esauriscono le chiavi di lettura , ma ci permettono di approfondire meglio ciò che succede: la maggiore fluidità dei rapporti amorosi , un diffuso sentimento di incertezza accompagnato dal’esperienza di vivere in mondi eterogenei.

Come le nuove tecnologie ( i social network, le chat, gli smartphone ,etc. ) impattano sui rapporti di coppia? E che effetti hanno le nuove forme di intrattenimento e di comunicazione di massa ( il successo dei manuali di auto –aiuto o di confessione autobiografica e la letteratura rosa –erotica, come la saga delle “sfumature”) sulle modalità in cui le persone riflettono sui proprie relazioni amorose ? L’immaginazione e la libertà individuali costituiscono delle dimensioni contrapposte rispetto allo spazio di coppia oppure sono risorse, nuove energie  per negoziare l’intimità e la sessualità all’interno di quelle relazioni ?

Il filo dell’8 marzo

Dopo la scuola restavo ore stesa sul pavimento,/col telefono posato tra la spalla e l’orecchio ,/un piatto di riso freddo alla mia sinistra,/i libri di scuola alla mia destra.

Attorcigliando il filo tra le dita/parlavo con le amiche che riconoscevano/la lingua del nostro reame. Gole e polmoni gonfi,/si tirava fino al cuore della notte a parlare,

a trastullarci con idee di capelli tinti e suicidi,/a parlare di ragazzi che non ci amavano,/ che noi amavamo troppo, delle pene della notte./Ogni frase un nuovo territorio,una porta

dove qualcuno a corsa si infilava,il vetro in frantumi,/nel delirio,in conoscenza,nella paura./Mia madre non si lamentava mai della bolletta del telefono,/di quanto costava la sparizione di sua figlia

dietro una porta-guardava il filo/stirarsi i muscoli e allontanarsi da lei,/Forse pensava che era il solo modo/di raggiungermi, mandandomi via

a parlare nell’oltretomba. Fintanto che parlavo,/poteva porre il mio orecchio/alla terra tenue,permettermi di ascoltare,/decifrare. Erano questi gli elementi

di mia madre-i fili interrati,/il cavo rovente- come se lei affluisse/nella stanza con me in qualche modo a dire:/resta dove posso raggiungerti,la stanza ombrosa/

la terra oscura. Parla,si,/e quando ti senti lontana/tiro io il filo e ti riporto/ a me.

“Il filo” di Leanne O’Sullivan  , poetessa irlandese (trad. di Alesssandro Gentili ) tutti i diritti riservati“Poesia” Novembre 2013, Crocetti editore

Ci sembrava una splendida  poesia adatta a celebrare con uno  stile colloquiale e discorsivo quel legame profondo, ma anche sottile e protettivo,  che si stabilisce tra madre e figlia .