Mese: settembre 2014

Un percorso da coltivare

Se osserviamo in profondità alcune vie di vita  come il Buddhismo e il Taoismo, il Vedanta e lo Yoga, non vi troviamo né la filosofia nè la religione nel senso in cui esse sono intese in Occidente. Vi troviamo qualcosa che somiglia più da vicino alla psicoterapia” ( Alan Watts, 1961).

In questo senso il  viaggio che si intraprende con la  psicoterapia si può intendere più come  una pratica  ed un metodo da apprendere che una tecnica con mete ed obiettivi da raggiungere.

Un buon motivo per andare in terapia e altre storie

Spesso le persone  vengono in terapia per guarire da loro stessi,mentre  in realtà guariscono dalla loro immagine. Quell’immagine che rende  prigionieri  vincolandoli a non essere se stessi,l’ immagine che schiaccia appiattendoli su una sola dimensione.

Nel corso del viaggio terapeutico infatti si impara gradualmente attraverso negoziazioni creative e scambi emotivi  ad accettarsi  con le proprie debolezze, vulnerabilità e fragilità, a familiarizzare con se stessi  e a  volte anche a  far coesistere le parti considerate  “ brutte “ e “cattive “con quelle “buone “ e “belle” di sé.

Il dolore esige di essere sentito: COLPA DELLE STELLE

C’erano una volta dei generi trascurati nella letteratura rivolta ai giovani, poi uno per volta sono ritornati in primo piano, la fantascienza, il comico, il sesso e infine quello più ostico ( nonostante i classici  lo raccontassero ampiamente ): la morte e la malattia. Ma due anni fa un trentacinquenne dall’aria nerd pubblica il suo quinto libro e rompe definitivamente il tabù, portando in vetta alle classifiche dei libri più popolari THE FAULT IN OUR STARS tradotto in italiano da   Giorgia Grilli con il titolo  “Colpa delle stelle”. Ne ho sentito parlare per la prima volta da alcune ragazze in terapia, le sedute venivano riempite dalla loro voce che  raccontava per filo e per segno la trama del libro con coinvolgimento e partecipazione, alcune mi hanno descritto una notte insonne a leggerlo tutto di un fiato.

Il libro, che poi ho letto su loro sollecitazione, possiede la rara capacità di comunicare  un aspetto della realtà ( certo per via di una finzione romanzesca) spesso difficilmente tollerabile dai ragazzi, senza cadere in sentimentalismi o in evasioni fantastiche ( alla new-age) .

Il cancro  di cui soffrono i protagonisti non li rende diversi da altri loro coetanei  ( per la  loro abilità di ironizzare su tutto, per la loro insoddisfazione su come vanno le cose nel mondo..) ma allo stesso tempo li libera dalle  pressioni   materiali   di cui la maggior parte dei ragazzi di oggi subiscono il fascino  ( ideali del successo, del corpo senza difetti  , l’invadenza del digitale e del  virtuale ) e li spinge ad anelare ancora più realtà, ad esprimere ancora più intensamente il  bisogno di toccare, sentire , a reclamare un surplus , un più di vita ( a cui Hillman, 40 anni fa, paradossalmente attribuì la causa di tanti suicidi tra i giovani ).

Come Paul Goodman osservò acutamente nell’ultimo dopoguerra dello scorso secolo , all’alba delle trasformazioni sociali che portarono al declino dell’ ‘epoca industriale , nelle società consumiste i ragazzi aspirano a qualcosa in più e di diverso dalle cose che posseggono e di cui si riempiono o vengono riempiti, qualcosa che non ha a che fare con nessuna ideologia politica, nessuna  religione  e che riguarda la sfera dello spirito.

Forse ci si potrebbe domandare il motivo per cui un libro di questo genere, che parla cosi apertamente della morte, abbia riscosso ora tanto successo tra i giovani, chissà se sia un loro modo per reagire all’insensatezza  (o alla mancanza di prospettive) che provano nella loro vita quotidiana all’interno delle  società occidentali in cui vivono, dove il dilemma maggiore a volte può riguardare la scelta di quale nuovo telefono cellulare comprare ( la stessa spinta che porta i giovani a scelte radicali dal suicidio alla fuga o più semplicemente a prendersi una pausa  negli studi recandosi a fare volontariato o a lavorare come camerieri all’estero ) . John  Green ha scritto un libro onesto che parla, senza fare il verso al gergo giovanilistico, di quel grumo di sofferenza e speranza che tocca  il cuore dei ragazzi e muove le loro vite e che nelle nostre società contemporanee viene prevalentemente pervertito o annichilito : il desiderio.

QUALCHE SUGGERIMENTO …

 

Nutrire i sentimenti, nutrire l’anima, energia per la vita: Corso di Psicologia 2014/15

“Nutrire il  pianeta, energia per la vita “ è il tema dell’expo che si terrà a Milano nel 2014.

Nutrire e il  nutrimento saranno  le parole chiave del corso di psicologia di quest’anno.

Che cosa significa nutrire ? Come si nutre la mente e il mondo interiore ed esteriore ?

Qual è l’energia emotiva indispensabile per la vita interiore ? Cosa vuol dire sostenibilità da un punto di vista psichico e come si può coltivare la biodiversità mentale ed emotiva?

Ed infine quale origine hanno i disturbi dell’alimentazione ? Quali sono gli interventi più adeguati per affrontarli ? E cosa ci possono dire sulla struttura della nostra mente ?

La complessità di questo tema ci spingerà ad incrociare altri campi del sapere ( storia dell’arte, architettura, filosofia, sociologia, antropologia,  scienze dell’alimentazione ma anche  letteratura, cinema, fumetto, illustrazione  …) mettendo in circolo elementi provenienti dalla psicoanalisi con altre tradizioni culturali di pensiero,  per mettere a fuoco il nutrire  , anche in relazione , come  durante gli scorsi anni, con i vissuti e le storie di vita dei partecipanti .

Gli argomenti dei precedenti corsi  sono stati:“Le passioni nel ciclo di vita “, “ I linguaggi del sogno ”, “  La mente attraverso i generi “.