Mese: novembre 2014

Cinque convinzioni (errate) per evitare la terapia

1) La verità dell’esperienza può essere conosciuta solo da soli.

Fin dalla nostra nascita siamo costituiti dagli altri ( genitori, antenati,cultura…), in fondo noi siamo tutte le persone che abbiamo conosciuto ( e non solo ) e cosi solo  gli altri ,che possono essere  impersonati di volta in volta dal terapeuta in un contesto sicuro e protetto, ci possono mettere  a confronto con le diverse anime che ci attraversano e i diversi aspetti che compongono la nostra identità.

2) È meglio evitare i lati dolorosi,spiacevoli dell’esistenza .

I problemi non spariscono girandosi all’altra parte ( voltando le spalle) facendo finta di niente , anzi, di solito si ingrandiscono, cominciano ad agire silenziosamente e quando ricompaiano diventano più difficili da gestire

3) Basta avere un po’ di cura del mio corpo e i problemi di testa spariscono 

Noi siamo fatti di mente e di corpo e  solo la cura di entrambe queste dimensioni e la loro integrazione ci permette di uscire dalla ripetizione dei sintomi  psicosomatici e dal dolore mentale.

4) Le cose della mia vita non dipendono da me.

Spesso si tende a scaricare i problemi di cui soffriamo sugli altri , alimentando il disagio che viviamo perché l’ambiente e l’aria che respiriamo  diventa “tossica” e nel frattempo ci allontaniamo sempre di più da noi stessi distaccandoci dai nostri veri problemi .

5) Fermarsi a guardare dentro se stessi  è una perdita di tempo

Siamo davvero convinti che rallentare i nostri  ritmi  quotidiani, concentrarsi su se stessi  e mettere per una volta da parte gli impegni abituali sia uno spreco inutile  e non sia invece l’unico modo che abbiamo per   riprendere contatto con il nostro mondo interiore  e la  realtà  che viviamo ?

Cibo per l’anima, nutrimento per gli affetti

E’ iniziato il nuovo  Laboratorio di Psicologia all’Università del tempo libero e della terza età di Trecate . Quest’anno il tema che farà da filo conduttore sarà il nutrimento. Il nutrimento inteso in senso materiale, il cibo che ci permette di vivere, ma anche in senso affettivo, relazionale e spirituale (nutrire l’anima), cioè quello che ci permette di provare e coltivare dei sentimenti  (nutrire amore, odio, speranza, gratitudine,etc..) e quindi  di farci sentire vivi. E’ stato un piacere  rivedere dei volti conosciuti e una scoperta trovarne di nuovi.  Fin da subito interessanti  le riflessioni e i contributi di ognuno: il tema del nutrire rimanda ad uno spazio ( la cucina  ) ad un tempo ( la  preparazione della tavola, il momento della convivialità) alle differenze di genere ( maschile /femminile) al pieno e al vuoto, alle culture e geografie diverse e alle emozioni che il cibo suscita in noi ri-attivando ricordi familiari e sensazioni del passato mostrandoci come ciò di cui ci nutriamo e gli affetti siano legati tra loro.