Mese: febbraio 2015

Le parole del disagio sociale 2: l’autolesionismo

Si levano voci di allarme nei confronti del mondo adolescenziale:aumentano  le condotte di autolesionismo ( consumo di alcool, tagli sulla pelle,etc.. ) tra i giovani e altri fenomeni ( come la chirurgia estetica,etc,) che segnalano  la presenza di  un’ansia diffusa nella società.

Questi comportamenti esprimono inquietudine ed insicurezza, ma anche il prevalere di una cultura centrata sul corpo nella sua concretezza, dove le parole vengono rimosse o marginalizzate, perdono peso e spazio e vengono soffocate nel fragore dei mass-media e dell’imperativo di piacere a tutti i costi, di divertirsi e di consumare compulsivamente.

Il criterio che permette ad un genitore di comprendere quanto questo sintomi  possano essere transitori o segnalare invece una maggiore instabilità interiore  è l’aspetto quantitativo ( la durata e la frequenza) e la privatezza ( se viene nascosto o esibito con orgoglio).

Infatti le marchiature ( piercing, tatuaggi..) sul proprio corpo esprimono  un modo per differenziarsi dai genitori,  dagli altri e per appartenere ad un gruppo.

Il fenomeno dei  tagliuzzamenti esprime però una dimensione diversa e molto più angosciante, soprattutto se rimane un rito privato e isolato dal contesto : mettere un segno sul proprio corpo  provoca un sollievo temporaneo, ma non libera affatto dalla sensazione di inutilità e di vuoto che si prova, è un modo per scaricare sull’attimo presente l’angoscia, che però ritorna in un momento successivo con maggiore intensità.

Una traccia dolorosa sul proprio corpo costituisce una modalità per cacciare via una tensione vissuta come insopportabile ed allontanare per qualche momento pensieri spiacevoli, emozioni che se non ricevono accoglienza  non vengono trasformate in qualcosa che può essere pensato .

Il taglio diventa così un modo per esprimere concretamente e rendere visibile una ferita interiore ma anche  un tentativo di tagliare il ”cordone ombelicale” con la propria famiglia di origine, quando in essa non viene riconosciuta in maniera adeguata la separatezza, un’estrema prova per sentire con il corpo ciò che non si riesce a provare dentro di sé ad un livello più profondo,emotivo.

Ma i tagliuzzamenti, le ferite inferte al corpo degli adolescenti hanno anche un significato sociale , rappresentano simbolicamente le ferite che il mondo esterno infligge ai ragazzi bloccandoli  in un presente  senza speranze, costringendoli a vivere uno scacco esistenziale e  l’impossibilità di leggere ciò che li circonda e li lacera internamente.

In questo senso, i genitori si trovano  a fronteggiare comportamenti apparentemente inspiegabili, che li pongono davanti ad un sentire comune con i loro figli, dove il  mondo viene percepito come ostile e minaccioso in una “guerra di tutti contro tutti” in cui viene selezionato chi è più brutale e competitivo, come evidenziano bene Benasayag e Schmit nel loro libro  “L’epoca delle passioni tristi”.

L’illustrazione è di Ludovic Debeurme, autore di “Lucille” , Coconino Press-Prossimamente parleremo più ampiamente di fumetti che affrontano il mondo dei ragazzi nella società contemporanea.

Come uscire dalla crisi di coppia

L’amore è una faccenda complicata. Stare in coppia , convivere insieme e mantenere stabilmente un’ unione nel tempo  può essere un impegno faticoso che richiede lavoro su stessi, disponibilità a confrontarsi e a rivedere i propri punti di vista, mettendosi nei panni dell’altro.

Un’unione che coinvolge due piani  profondamente intrecciati tra loro : la sessualità e l’affettività .

A volte compare una malattia, una difficoltà lavorativa , un cambiamento non desiderato, la scoperta di un tradimento, un problema sessuale.

Ciascun partner cerca nell’altro un’approvazione, una conferma, ma ora non ci si  sente capiti, ci si colpevolizza a vicenda e si perde la fiducia reciproca.

Il partner sembra diventare a questo punto  un peso , una zavorra, un ostacolo che impedisce di crescere.

La sensazione è che qualcosa si è rotto , dentro si vive  una lacerazione e fuori un conflitto che non si riesce a gestire.

Non si comprendono più le ragioni per cui si sta insieme , si perdono di vista gli obiettivi , ci si sorprende di  non riconoscere più l’altro  , il partner appare distante , lontano . In questi casi una terapia specifica sulla coppia rappresenta per molte relazioni l’ultima possibilità  oppure  un’ opportunità che ci si dà per cercare di recuperare qualcosa che si sente perduto .

In molte occasioni si tratta di riprendere in mano una situazione che sembra fuori controllo trovando un’ancora di salvataggio nella  condivisione anche quando il portare fuori nella coppia istanze spiacevoli o dolorose può far soffrire.

È importante in questo momento la presenza di un terzo ,il terapeuta, che svolge semplicemente la funzione del testimone consapevole , del mediatore coinvolto nelle dinamiche della coppia, ma allo stesso tempo presente e attento per garantire la tenuta e il contenimento delle emozioni che emergono.

Sottolineo spesso che la terapia di coppia non è un test che verifica il sentimento   che un partner prova per l’altro, ma un mezzo attraverso cui i partner cercano di cogliere il loro specifico modo di stare insieme all’altro  che è unico e diverso da quello di tutte le altre coppie. Lo scopo dell’aiuto è fare in modo che ognuno possa riconoscere  la propria parte nel generare quell’equilibrio disfunzionale in cui ogni partner è rimasto incastrato. Si cerca cosi di costruire un nuovo equilibrio che consenta ad entrambi i membri della coppia di poter evolvere e crescere  come persone .

Si sente che l’equilibrio di coppia che nel passato aveva retto sta vacillando e rischia di crollare ferendo “mortalmente” tutti.

Spesso questa considerazione viene formulata come una lamentela , un rimprovero nei confronti dell’altro che  si giudica “immaturo, infantile , egoistaoppure  non “ come  mi aspetto e  vorrei che sia”.

L’altro non capisce, non cambia: volano accuse reciproche , a volte saltano fuori rancori latenti, sentimenti repressi.

Nella maggior parte delle situazioni il cambiamento è desiderato , ma anche temuto dai partner, perchè  ciò significherebbe modificare abitudini apprese e mantenute nel tempo  e riconoscere “ciò che c’è di mio” in questa crisi , la propria parte nel determinare questa crisi e quindi mettersi in discussione per  vedere che in fondo il problema non è l’altro , ma  quello che si sta vivendo insieme.

 

Ciò che succederà non è dato a sapere all’inizio : alcune coppie scelgono di andare avanti  insieme, altre scelgono di separarsi, scelgono, per l’appunto, cioè sono consapevoli di quando sta accadendo e non  sentono più di subire una situazione dolorosa a cui non c’è rimedio e via di uscita , ma la soluzione appare possibile , condivisa , meno conflittuale, meno ingestibile di prima.