Mese: maggio 2015

La fede e la speranza in ogni nuovo inizio

Il miracolo che salva il mondo , il dominio delle faccende umane, dalla sua normale, “naturale “rovina è in definitiva il fatto della natalità, in cui è ontologicamente radicata la facoltà dell’azione . E’, in altre parole ,  la nascita di nuovi uomini e il nuovo inizio , l’azione di cui essi sono capaci in virtù dell’esser nati. Solo la piena  esperienza di questa facoltà può conferire alle cose umane fede e speranza, le due essenziali caratteristiche  dell’esperienza umana  (…) Fede e speranza nel mondo …

Da qualche parte nelle pagine di “ Vita activa “(Bompiani) Hannah Arendt, “The human condition “, 1958.

Come superare gli shock emotivi: davanti al trauma

Di fronte ad un lutto, quando si è vittime di un incidente, di una violenza, di un’aggressione oppure di un’esperienza stressante come un licenziamento, un’ospedalizzazione, un trasloco o una separazione, se l’evento supera  le capacità naturali di difesa, queste situazioni possono segnarci interiormente in modo traumatico: si prova un’angoscia catastrofica, la sensazione di “ andare in pezzi “, impotenti nel gestire un vissuto imprevisto e improvviso . Sono circostanze che  sconvolgono e  spingono a voltare pagina, anche quando sul momento non si registra a livello consapevole un cambiamento.

Mentre una parte della nostra personalita’ va avanti, altre parti possono rimanere congelate in quell’ esperienza: avviene una dissociazione interiore.

I ricordi delle esperienze traumatiche vengono immagazzinati nel cervello e rimangono isolati dal resto della coscienza e da altri aspetti più adattivi della personalità. Questi ricordi ci forzano ad agire in maniera automatica : in questi casi si dice che si soffre di un disturbo post-traumatico da stress.

Le tracce che l’evento lascia interiormente e le reazioni che  ne seguono formano un’ organizzazione mentale oppressiva e, a volte, distruttiva. Così di fronte ad ogni esperienza che rievoca il trauma precedente si genera la ripetizione di un vissuto angosciante ed   oppressivo . I sintomi che si osservano frequentemente  sono: congelamento emotivo, iperattivazione, condotte di evitamento e di fuga, senso di irrealtà  o di disintegrazione, flashback.

Ma esiste anche un altro tipo di trauma  (negli anni ’70 uno  psicoanalista irregolare e fuori dagli schemi, Masud Khan,allievo di Winnicott coniò la definizione di  trauma cumulativo) ,  risultato  della somma di una  serie di traumi che ripetuti fin dall’infanzia  o durante l’adolescenza  e accumulati uno sull’altro, si sedimentano e finiscono per cronicizzare una difficoltà . Ora questo trauma viene chiamato anche trauma complesso.

In questo caso lo stato di insicurezza interiore non è direttamente collegabile ad un trauma specifico, ma appare più pervasivo e diffuso, ostacolando la vita sociale e relazionale.

Le persone vittime di traumi ripetuti si trovano costretti a tagliare dalla propria coscienza sensazioni, emozioni e pensieri per poter sopravvivere ad un angoscia e ad un dolore insopportabili spesso prodotti da  ambienti relazionali che non favoriscono lo sviluppo delle potenzialità naturali dell’essere umano: << mi sono imposta da allora di non sentire e di non provare più niente …..in quel periodo ho cominciato a soffrire di forti mal di testa e fare fatica a scuola>>.  La dissociazione, è una   risposta difensiva di natura adattiva,  ma comporta un prezzo molto salato da pagare : un blocco nell’area relazionale e cognitiva e disturbi psicosomatici alla cui base ci sta una separazione confusa e non armonica tra parti ed aspetti di se stessi.

Quando la separazione di parti del sé è meno confusa e rigida la dissociazione si manifesta nella forma dei vissuti di  deja vu oppure nei momenti tra il sonno e la veglia,  quando la demarcazione tra la realtà e la fantasia non è cosi definita.

In sintesi, il trauma comprende una serie disturbi che vanno da quelli più diffusi,  di ansia, panico e relativi alla sessualità e ad attaccamenti insicuri e disorganizzati, fino a quelli più strutturali dove è il sentimento stesso di possedere un’identità ad essere compromesso ( << non mi riconosco più , non mi sento me stesso >>).

Noi lavoriamo secondo un ‘approccio integrato che prevede la costruzione di uno spazio sicuro e protetto ( attraverso la mindfulness, il gioco , la relazione ) dove potersi affidare per sviluppare un sentimento di fiducia e speranza nel futuro e incrementare le competenze sociali e migliorare  la capacità di regolare le emozioni.  Non solo è importante ricordare il trauma durante la terapia attraverso modalità inconsce che si esprimono nella relazione, nelle emozioni, nei sogni , nel linguaggio , nelle immagini e fantasie, ma anche poterlo esprimere nelle sensazioni somatiche , nei movimenti e nelle posture  ( attraverso l’EMDR, il focusing, interventi esperienziali e l’ approccio sensomotorio ) .

Il dialogo tra  le diverse parti che  compongono il sé, su un piano che integra il corpo e la mente, permette di recuperare oppure ri-costruire un  sentimento di unità che  esiste al centro di ogni essere umano.

In alcune situazioni , fortunatamente, la vita riserva la possibilità di buoni incontri ,anche al di fuori di un contesto terapeutico, che permettono di trasformare gli scenari interiori modificandoli positivamente : in questi casi la terapia serve per rinforzare e rinsaldare la capacità di resilienza .