Mese: novembre 2016

Il cinismo e i suoi effetti sull’anima

Vivere in una comunità solidale orientata al bene comune costituisce il principale fattore ambientale nel determinare la salute mentale delle persone.

È curioso come, di solito,  ci scordiamo questo elementare assunto in una società dove predomina la  spinta all’individualismo .

Da Diogene in avanti il cinismo è stato un sentimento molto presente nella vita pubblica, ma, dall’ultimo scorcio del secolo scorso, ha cominciato a farsi strada  dovunque nella psicologia quotidiana.

Quante volte ci è capitato di sentire o di avere pensato “ Ma non c’è differenza , sono tutti uguali ! Tutti corrotti !” in queste parole risiede l’essenza dello spirito cinico : eliminare ogni  sfumatura,  appiattire tutte le distinzioni nel segno di una comune insensibilità e disprezzo per i valori, una istintiva pulsione alla sopravvivenza .

La diretta conseguenza di ciò è che “ se gli altri lo fanno, perché non dovrei farlo anch’io “, una constatazione fredda   che esprime una sfiducia nei confronti di coloro che ci circondano e che ci rende disponibili ad ogni comportamento .

Il sentimento cinico comporta  considerare  gli altri come ostacoli da rimuovere nella corsa  alla propria  realizzazione personale e, arrivati a  quel punto,  il passo dal trattare se stessi e gli altri come delle macchine con il pilota automatico  diventa breve.

Il cinismo può forse  favorire a raggiungere il potere e il successo personale,  ma non porta di certo a stare bene con se stessi e gli altri .

Il cinismo rafforza le difese, mette a distanza gli altri , crea barriere e separazioni e alimenta la paura e la disperazione. E spesso carica il corpo di tensioni eccessive pronte a scoppiare:  tensione fisica , rigidità muscolare , disturbi psicosomatici.

E’ un umorismo freddo quello che protegge lo spirito cinico dal contatto con gli altri  e propaganda la durezza della vita.

Il cinismo diventa una tossina che cresce e si alimenta di ogni esperienza traumatizzante, ogni offesa o frustrazione della vita e che si espande attraverso la paura, il dispiacere e la disperazione.

Sappiamo che credere nell’eliminazione della povertà e nella realizzazione di una società fondata sull’uguaglianza  dove le relazioni tra le persone saranno armoniose e funzioneranno rappresenta  un’illusione che determina ancora maggiore sofferenza.

Ma lavorare su sè  stessi per rendere più vivibile il presente , scegliere di dare più fiducia alla vita , imparare a rispettarla nelle sue diverse forme a partire da quelle meno visibili come  l’aria che circonda, il soffio  della natura, del nostro respiro o da quelle più fragili, i bambini, gli anziani, gli animali può essere un modo per instaurare  un rapporto più autentico con noi stessi,  uno sguardo  diverso sul presente e sul mondo che condividiamo.

Entrare in contatto con le parti più profonde di noi stessi per entrare in risonanza con gli altri : è questo il succo dell’empatia .

Significa sentire la sofferenza per accorciare  la separazione  tra noi e gli altri , perché mentre  i nostri cuori sono ben aperti davanti alla sofferenza, quella nostra e quella degli altri ,  anche altre emozioni, quali la gioia , la felicità si possono a quel punto dischiudere più facilmente .

Per essere empatici non è necessario ricorrere a principi o modelli ideali, è sufficiente farsi guidare dall’intelligenza emotiva degli animali : osservare meglio il loro comportamento, la loro capacità di fermarsi davanti al dolore e di prendersi cura dei loro simili in situazioni di difficoltà.

In questo modo potremmo notare che   l’egoismo e  l’indifferenza sono  pulsioni meno “animali” di quanto si creda, mentre l’impulso altruistico appartiene al nostro corredo genetico di base , quello condiviso con gli altri esseri viventi del pianeta, alla nostra essenza più intima ( a dispetto di quanto afferma  sia chi professa la morale,  sia chi pubblicizza il cinismo )….