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Sicuro di essere nel panico ? Modi per gestire lo stress e i disagi psicosomatici

I

  1. Le persone soffrono spesso di ansia di natura psicosomatica che si radica di solito in esperienze traumatiche e stressanti legate alle relazioni passate. Di fronte ad un dolore percepito come intollerabile, ci si dimentica che il corpo possiede una intelligenza naturale specifica.
    Laura lavora in un officina e lamenta un forte mal di schiena e ha frequenti crisi d’ansia.
    Valeria è una professoressa insoddisfatta della relazione coniugale con un disturbo alimentare.
    Maura ( i tre nomi sono inventati ) è una mamma che allatta con frequenti emicranie che la costringono molte volte a letto.
    In tutte queste situazioni il corpo e la mente hanno smesso di dialogare tra loro e manifestano un disagio che sfocia in sintomi fisiologici (di natura psicosomatica ) che vanno ad incidere sulla sfera lavorativa, familiare, amicale o di coppia.
    Le persone si sentono esistenzialmente ferme e questo blocco interiore investe, sia la crescita affettiva e relazionale, sia la libera circolazione delle energie sensoriali e motorie.
    Generalmente, di fronte a questi disagi, si cerca una soluzione tendendo a rivolgere l’ attenzione esclusivamente alla mente o al corpo, mentre si sottovaluta spesso la possibilità di lavorare con entrambi , riorganizzando cosi,  sia il modo in cui comunicano tra loro, sia l’interazione tra le varie parti che li costituiscono , quelle fisiche, come la pelle, i fluidi, le viscere, le ossa,etc., quelle psicologiche, come la parte maschile e femminile , quella adulta e quella bambina…
    Quando si percepisce un malessere fisico siamo così abituati a cercare spiegazioni con le parole, formulando interpretazioni, che la mente comincia a lavorare , i pensieri proliferano saturandola  e ingolfandola : tutto ciò richiede una grande quantità di energia e ci sentiamo scarichi , svuotati.
    Il problema è che i modelli con i quali costruiamo interpretazioni derivano da schemi basati sulle esperienze passate.
    Se la nostra storia è costellata da ferite relazionali e affettive o episodi traumatici in cui ci siamo sentiti sopraffatti emotivamente , tendiamo a costruire delle anticipazioni negative di quello che sta accadendo.( Kurtz 1990, Sills 2008,  Ogden 2006, Van Der Kolk 2014)
    In questi casi è probabile che, quando stiamo percependo una tensione muscolare, uno spasmo o un fastidio elevato nel corpo , un meccanismo di allarme si attivi e una voce interiore ci metta in guardia preparandoci al collasso :“Ho un ‘attacco di cuore ! “, “ sto morendo !” , parole di solito associate ad immagini disturbanti che ci riportano indietro nel tempo ai momenti in cui i nostri bisogni sono stati negati o trascurati.
    Questa modalità di registrare ed elaborare l’esperienza di stress attuale ha un ’effetto immediato sullo stato emotivo generando paura e confusione che si riversa successivamente sul corpo sotto forma di palpitazioni, nausea, tremore, asciuttezza nella bocca e sensazioni di soffocamento.
    Il malessere fisico aumenta gettandoci nel panico.
    Trovare qualcosa che ci riporti in uno stato di calma e consenta di interrompere questa comunicazione negativa tra il corpo e la mente,piuttosto che cercare qualcosa da fare, permette di ristabilire un sentimento di fluidità e di benessere nel corpo .
    Possiamo riconciliare il corpo e la mente dandoci il permesso e il tempo necessario per osservare quello che accade e stare con le nostre sensazioni , dando a loro il permesso di muoversi, di respirare e di risuonare in qualsiasi modo vogliano.
    Ancorati al presente e osservando semplicemente le sensazioni , seguendole nel loro continuo mutare ci affidiamo alla intelligenza naturale del corpo e alla sua salute di base.
    Se ci esercitiamo al dialogo somatico facendo comunicare in maniera cooperativa e non conflittuale parti e aspetti del corpo e della mente possiamo scoprire e scegliere che : “ Sto fondamentalmente bene “, “ non c’è nulla che non vada in me ora “, “è tutto ok “, “ sono in salute adesso”. 

    Se noi stiamo sul presente e quello che semplicemente ci sta segnalando  il corpo nel qui e ora senza respingere né trattenere le sensazioni, possiamo darci la possibilità di osservare come si trasformano , cambiano forma e prendono direzioni diverse.

    Per questa via,  rivolgendo l’ attenzione verso alcuni aspetti dell’ esperienza di stress nel qui e ora possiamo interrompere i circuiti mentali abituali , gli schemi negativi che ci bloccano e ci condizionano a ripetere sempre in maniera automatica e inconsapevole la stessa risposta, lo stesso comportamento.
    E in un secondo momento possiamo scoprire gradualmente come gli schemi di esperienza che ci inibivano erano strettamente collegati a parti psicologiche radicate nella nostra storia passata.
    A volte sono sufficienti poche sedute, dove si suggeriscono abitudini di vita diverse            ( il tipo di alimentazione, le ore dedicate al sonno , etc.) , si individuano gli eventi di scatenanti , le cause e gli effetti dello stress, si ricostruiscono e si da senso agli episodi significativi ( sia piacevoli che dolorosi ) della propria storia e si impara qualche strategia di rilassamento per generare già qualche cambiamento interiore e nel comportamento .
    Altre volte sradicare le origini del malessere richiede più tempo e rende necessario la combinazione della pratica della Mindfulness , cioè il prestare attenzione in maniera intenzionale al qui e ora senza giudicare ciò che è giusto o sbagliato , con la Psicoterapia  Sensomotoria e il dialogo somatico,
    per superare gli stalli evolutivi o le crisi personali e sviluppare una maggiore consapevolezza del corpo e dei processi mentali sostenendo l’introspezione, la relazione e l’esperienza in modo non violento .

mindfulness sensoriale: esercizi facili

Il corpo e il cervello dialogano tra loro.  Imparare a comprendere come si rapportano a vicenda attraverso la mindfulness orientata all’ascolto corporeo ci può aiutare a vivere meglio.

La cultura in cui viviamo ci spinge a separare il corpo dalla mente . Noi tendiamo a pensare l’intelligenza come qualcosa che proviene dal cervello e crediamo che il cervello sia la sede che controlla il corpo. Sarebbe più esatto considerare  il cervello come il coordinatore dei segnali che arrivano dal corpo , il posto che li decodifica e regola gli stimoli e a sua volta viene organizzato dalle informazioni che provengono dai vari organi del corpo e dai vari sistemi del corpo attraverso i sensi, il sangue e i muscoli.

L’ evoluzione del nostro cervello ci ha fornito tanti guadagni intermini di sviluppo tecnologico, sociale ma ci ha allontananti dalla natura ( si veda l’inquinamento , l’alienazione tecnologica, l’iperconsumismo e  la distruzione crescente delle risorse naturali  ) e ci costa in termini biologici ( pensiamo  solo a quanto energia brucia la nostra materia grigia in confronto agli altri mammiferi e  in proporzione al nostro corpo !!!)

Per questo motivo è utile imparare a riconoscere come il nostro corpo influenza il cervello e quindi il nostro modo di vedere la realtà.

Spesso chi dedica maggiore attenzione al corpo tende ad usarlo come mezzo per ottenere una performance o per abbellirlo e migliorare la sua forma estetica.

Non facciamo  invece mai abbastanza attenzione al fatto che il corpo e la mente non esistono da soli e che  crescono insieme per tutta la durata della vita.

Questo lo potete valutare da voi dedicando qualche minuto di tempo a questo semplice  esercizio: provate a far assumere al vostro corpo una postura rigida e notate le emozioni che provate  e i pensieri che emergono , sotto forma di parole o immagini, successivamente assumete una postura morbida , più rilassata e osservate di nuovo cosa succede nella vostra esperienza interiore, a livello di cuore e mente.

Se siete ancora più curiosi potete provare questo esercizio procedendo al contrario, partendo dalle funzioni “superiori “, quelle del nostro cervello, quindi focalizzate la vostra attenzione su pensieri o convinzioni negative e provate a vedere come il vostro corpo reagisce a questo, infine, concentratevi su un  pensiero positivo e notate che  le vostre emozioni cambiano,  e  le risposte del corpo  , nella postura , nella qualità  del vostro respiro .

Probabilmente  se vi siete concessi il  tempo sufficiente per ascoltare le  risposte provenienti dal corpo e dalla mente  avrete cominciato a notare come le credenze influenzano il  modo di  stare con il corpo  e la modalità con cui ci rapportiamo ad esso  contribuisce a farci vedere le cose in maniera diversa e ci dispone a stare bene o male.

Riconoscere come questi  elementi organizzano profondamente  la nostra esperienza,  a tutti i livelli, rappresenta il primo passo verso una maggiore conoscenza di se stessi e una migliore gestione delle proprie parti interiori.

Pensare con il corpo : la terapia sensomotoria

Non riuscite a sentire le vostre sensazioni oppure  non siete in grado di descriverle ?

Può accadere che in alcuni momenti più critici della vita  la mente prenda il sopravvento  negando  al corpo l’ascolto e sebbene non siano accaduti eventi traumatici, a causa dei quali  potreste essere spaventati  dai segnali fisici,  tendete a  rimuginare sul passato, desiderate avere il controllo su quello che vi capita e vi sta  intorno o più semplicemente preferite intellettualizzare e dare molta importanza alle parole e ai discorsi .

Tutto questo processo funziona perfettamente fin quando si tratta di programmare , progettare , eseguire dei compiti e delle richieste,  tuttavia può creare problemi  se  si usa  questa modalità  per stare con se stessi o entrare in relazione con gli altri.

L’inconveniente  nasce nel momento in cui entriamo nel campo delle relazioni e degli affetti perché gli schemi mentali che abbiamo appreso con il tempo vengono applicati in maniera seriale e ripetitiva ostacolando il benessere.

Questi schemi mentali comprendono delle credenze che ci dicono cosa è giusto o sbagliato , dei vissuti emotivi e sensazioni fisiche vincolanti .

Ad esempio se  ho   imparato a non fidarmi delle persone che al primo approccio mi sorridono , di fronte ad una persona che si presenta in questo modo, proverò sentimenti di rabbia e sensazioni di disgusto che mi spingeranno ad  evitare lo sguardo oppure a corrucciarmi  comunicando qualcosa come “ cosa vuoi tu da me ?”, di conseguenza  la  postura  di chiusura  e i gesti di rifiuto esprimeranno questo pensiero .

In questo caso il passato ritorna schiacciando il futuro e le sue possibilità .

Le reazioni difensive avvengono in maniera automatica,  al di là della consapevolezza, oppure vengono  riconosciute, ma lo schema mentale che viene attivato è una routine implicita cosi radicata nel corpo che resiste ad ogni  analisi o messa in discussione verbale .

Purtroppo questi  atteggiamenti  impediscono di essere presenti e vivi al momento presente.

I pensieri  trascinano l’esperienza  in un vortice di pregiudizi e aspettative creando un distacco da quello che il  corpo potrebbe vivere nel qui e ora.

Spesso  si tratta  di una strategia di sopravvivenza per non soccombere a sensazioni ed emozioni negative.

Se mi offrissi l’opportunità di esplorare i  pensieri potrei trovare delle credenze che mi spingono a non fidarmi delle persone  che sorridono  e probabilmente scoprirei che nel corso della mia vita ho  incrociato  una persona che mi ricorda quella attuale che si è rivelata sgradevole  o mi ha ferito profondamente .

Per risalire ai pensieri è essenziale rimettere in moto  le sensazioni con un ritmo lento , graduale , consapevole   recuperando la  capacità di sentire e di  ascoltare il corpo che  si è allontanato gradualmente  dalla nostra coscienza .

Nel corpo è infatti depositato ciò che ci  ha ferito o traumatizzato nel passato e quindi è li che si nasconde la chiave per guarire .

Per questo motivo quando siamo intrappolati in schemi o modelli mentali che ci impediscono  di stare bene con noi stessi o gli altri è necessario entrare in contatto con il  corpo grazie a delle attività che impieghino il movimento  del corpo ( senza dover competere o dover raggiungere delle prestazioni ) per viverlo meglio e    imparare a prendersi cura attraverso una  terapia che non si fermi solo alla storia, ai sogni e ai simboli ma che comprenda anche  l’osservazione dell’esperienza corporea e senso motoria .

Sintonizzarsi di nuovo con il corpo in maniera compassionevole e gentile per studiare com’è organizzata la nostra esperienza ci consente di sbloccare quello che ci impedisce di sentirci vivi.

Uno spazio calmo e colmo di luce : un posto per chi cerca aiuto

Quando ci si sente persi e che la vita è uno schifo o una fogna.

Quando ci  si sente insignificanti, impotenti e di non valere nulla.

Quando  si è spaventati  e la solitudine e la colpa sembrano sovrastarci.

Quando  ci si sente  abbandonati e traditi.

Quando si ha la tentazione di mollare tutto e che ogni sforzo è vano.

Ogni volta non siamo  soli.

Persino nella tempesta  della disperazione  possiamo ritrovare in fondo a noi stessi  un posto piccolo , luminoso e tranquillo , dove ci si può sentire a casa e venire  accolti e compresi.

La mindfulness per i bambini e i ragazzi: un seme,un’isola,una stella….

La Mindfulness è una forma di  meditazione basata su una integrazione tra le scienze psicologiche e la tradizione spirituale Orientale. Mindfulness significa consapevolezza piena , attenzione focalizzata al momento presente e presenza non giudicante che si sviluppa su diversi livelli : sensazioni, emozioni e pensieri.

Un allenamento psicologico e spirituale per imparare ad osservarsi  in maniera diversa ,gentile e compassionevole  ( senza dover ottenere una prestazione, sforzarsi di raggiungere la meta o  dimostrare di essere i più bravi ) e per saper apprezzare il proprio vissuto personale ,  rinforzando e valorizzando la capacità di vivere i sensi, di gestire le  emozioni e di usare la mente fuori dagli schemi abituali e convenzionali di pensiero ( le gabbie  le prigioni della mente).

Recenti ricerche condotte nel campo della medicina e delle neuroscienze  dimostrano che le manifestazioni di ansia , di iperattività e di depressione  sono causate da  un meccanismo interno che  ostacola il dialogo tra la mente e il corpo: la mindfulness permette il recupero della capacità di  entrare in  contatto con se stessi  integrando  i  pensieri, emozioni , percezioni e sensazioni.

Il percorso permette di costruire gradualmente  uno spazio interiore sicuro e stabile , costituito da un ‘ atteggiamento  di consapevolezza rilassata rivolta ad osservare  l’esperienza cosi com’è  senza reagire automaticamente alle situazioni che generano stress e sofferenza ( liberandosi , come spesso si dice del pilota automatico ).

Riconosco le mie emozioni, mi osservo e comprendo che c’è un legame che mi unisce agli altri e coltivare questa consapevolezza è un piccolo passo per sntire di essere reali , essere presenti in questo mondo e  liberarsi dalle gabbie mentali che ci imprigionano e dai pregiudizi che ci condizionano .

In particolare una pratica costante  della mindfulness aiuta i bambini e gli adolescenti a riconoscere  i pensieri e le emozioni  distruttive favorendo   una risposta più adattativa allo stress, migliora le capacità di  attenzione , concentrazione ,di regolazione emotiva,  i livelli di autostima e di autoconsapevolezza.

Fermarsi a prendere una pausa dal  turbinio degli impegni, dei  tempi da rispettare , del dovere fare per sostenere la sintonizzazione con se stessi aiuta a migliorare le capacità di concentrazione e attenzione e   sviluppa la capacità di sentirsi connessi interiormente agli altri.

Spesso i bambini quando prestano attenzione al respiro che scorre dentro di loro esprimono ciò che sentono attraverso delle immagini significative: un’isola in mezzo al mare , una stella nel cielo , un animale domestico ( di frequente un  cane o un gatto che osserva…)

Quindi in un contesto scolastico   gli esercizi di mindfulness sono particolarmente indicati per i bambini con diagnosi di  ADHD , con disturbi legati all’ansia, disturbi depressivi e  per i gruppi classe di difficile gestione (fonte:K.D.Rempel, Mindfulness for childhood and youth, Journal of counselling and psychotherapy , v.46, n.2, 2012 ; C.A.Burke , Mindfulness-based approaches with child and adolescents,  Journal Child and Family studies, 2009  ).

In una società sempre più automatizzata e accelerata  in cui  bambini e i ragazzi vengono spinti a crescere in fretta e a ritmi sempre più competitivi la pratica della mindfulness rappresenta una prevenzione e una cura per la sofferenza e il disagio sia fisico che psichico.

Come uscire dalla crisi di coppia

L’amore è una faccenda complicata. Stare in coppia , convivere insieme e mantenere stabilmente un’ unione nel tempo  può essere un impegno faticoso che richiede lavoro su stessi, disponibilità a confrontarsi e a rivedere i propri punti di vista, mettendosi nei panni dell’altro.

Un’unione che coinvolge due piani  profondamente intrecciati tra loro : la sessualità e l’affettività .

A volte compare una malattia, una difficoltà lavorativa , un cambiamento non desiderato, la scoperta di un tradimento, un problema sessuale.

Ciascun partner cerca nell’altro un’approvazione, una conferma, ma ora non ci si  sente capiti, ci si colpevolizza a vicenda e si perde la fiducia reciproca.

Il partner sembra diventare a questo punto  un peso , una zavorra, un ostacolo che impedisce di crescere.

La sensazione è che qualcosa si è rotto , dentro si vive  una lacerazione e fuori un conflitto che non si riesce a gestire.

Non si comprendono più le ragioni per cui si sta insieme , si perdono di vista gli obiettivi , ci si sorprende di  non riconoscere più l’altro  , il partner appare distante , lontano . In questi casi una terapia specifica sulla coppia rappresenta per molte relazioni l’ultima possibilità  oppure  un’ opportunità che ci si dà per cercare di recuperare qualcosa che si sente perduto .

In molte occasioni si tratta di riprendere in mano una situazione che sembra fuori controllo trovando un’ancora di salvataggio nella  condivisione anche quando il portare fuori nella coppia istanze spiacevoli o dolorose può far soffrire.

È importante in questo momento la presenza di un terzo ,il terapeuta, che svolge semplicemente la funzione del testimone consapevole , del mediatore coinvolto nelle dinamiche della coppia, ma allo stesso tempo presente e attento per garantire la tenuta e il contenimento delle emozioni che emergono.

Sottolineo spesso che la terapia di coppia non è un test che verifica il sentimento   che un partner prova per l’altro, ma un mezzo attraverso cui i partner cercano di cogliere il loro specifico modo di stare insieme all’altro  che è unico e diverso da quello di tutte le altre coppie. Lo scopo dell’aiuto è fare in modo che ognuno possa riconoscere  la propria parte nel generare quell’equilibrio disfunzionale in cui ogni partner è rimasto incastrato. Si cerca cosi di costruire un nuovo equilibrio che consenta ad entrambi i membri della coppia di poter evolvere e crescere  come persone .

Si sente che l’equilibrio di coppia che nel passato aveva retto sta vacillando e rischia di crollare ferendo “mortalmente” tutti.

Spesso questa considerazione viene formulata come una lamentela , un rimprovero nei confronti dell’altro che  si giudica “immaturo, infantile , egoistaoppure  non “ come  mi aspetto e  vorrei che sia”.

L’altro non capisce, non cambia: volano accuse reciproche , a volte saltano fuori rancori latenti, sentimenti repressi.

Nella maggior parte delle situazioni il cambiamento è desiderato , ma anche temuto dai partner, perchè  ciò significherebbe modificare abitudini apprese e mantenute nel tempo  e riconoscere “ciò che c’è di mio” in questa crisi , la propria parte nel determinare questa crisi e quindi mettersi in discussione per  vedere che in fondo il problema non è l’altro , ma  quello che si sta vivendo insieme.

 

Ciò che succederà non è dato a sapere all’inizio : alcune coppie scelgono di andare avanti  insieme, altre scelgono di separarsi, scelgono, per l’appunto, cioè sono consapevoli di quando sta accadendo e non  sentono più di subire una situazione dolorosa a cui non c’è rimedio e via di uscita , ma la soluzione appare possibile , condivisa , meno conflittuale, meno ingestibile di prima.

Come superare gli shock emotivi: davanti al trauma

Davanti ad un lutto oppure quando si è vittime di un‘incidente, di una violenza, di un’aggressione oppure di un’esperienza di forte angoscia e particolarmente stressante come un licenziamento, un’ospedalizzazione, un trasloco o una separazione se l’evento supera  le  normali capacità di difesa naturali , queste situazioni segnano in modo traumatico: si prova un’angoscia catastrofica, la sensazione di “ andare in pezzi “, impotenti di fronte ad un vissuto imprevisto e improvviso . Sono circostanze che  sconvolgono e  spingono a voltare pagina anche se sul momento non si registra a livello consapevole il cambiamento avvenuto dentro. Il problema sono i ricordi delle esperienze traumatiche immagazzinati nel cervello che rimangono isolati dal resto della coscienza e da altri aspetti più adattivi della personalità. Questi ricordi vincolano a comportamenti che bloccano la crescita : in questi casi si dice che si soffre di un disturbo post-traumatico da stress.

Le tracce che l’evento lascia interiormente e le reazioni che  ne seguono formano un’ organizzazione mentale oppressiva e, a volte, distruttiva. Così di fronte ad ogni esperienza che rievoca il trauma precedente si genera la ripetizione di un vissuto angosciante ed   oppressivo . I sintomi che si osservano frequentemente  sono: congelamento emotivo , iperattivazione , condotte di evitamento e di fuga, senso di irrealtà  e di disintegrazione, flashback.

Ma esiste anche un altro tipo di trauma  (negli anni ’70 uno  psicoanalista irregolare e fuori dagli schemi, Masud Khan,allievo di Winnicott coniò la definizione di  trauma cumulativo) ,  risultato  della somma di una  serie di traumi che ripetuti fin dall’infanzia  o durante l’adolescenza  e accumulati uno sull’altro , finiscono per cronicizzare una difficoltà . Ora questo trauma viene chiamato anche trauma complesso.

In questo caso lo stato di insicurezza interiore non è direttamente collegabile ad un trauma specifico, ma appare più pervasivo e diffuso, ostacolando la vita sociale e relazionale.

Le persone vittime di traumi ripetuti si trovano costretti a tagliare dalla propria coscienza sensazioni, emozioni e pensieri per poter sopravvivere ad un angoscia e ad un dolore insopportabili prodotti da  ambienti e relazionali patologici o poco funzionali allo sviluppo delle potenzialità naturali dell’essere umano: << mi sono imposta da allora di non sentire e di non provare più niente …..in quel periodo ho cominciato a soffrire di forti mal di testa e fare fatica a scuola>>.  La dissociazione, è una   risposta difensiva di natura adattiva,  ma comporta un prezzo molto salato da pagare : un blocco nell’area relazionale e cognitiva e disturbi psicosomatici alla cui base ci sta una separazione confusa e non armonica tra parti ed aspetti di se stessi.

Quando la separazione di parti del sé è meno confusa e rigida la dissociazione si manifesta nella forma dei vissuti di  deja vu o nei momenti tra il sonno e la veglia quando la demarcazione tra la realtà e la fantasia non è cosi definita.

In sintesi, il significato del trauma arriva a comprendere una serie disturbi che vanno da quelli più diffusi di ansia e panico o quelli relativi alla sessualità e ad attaccamenti insicuri e disorganizzati, fino a toccare quelli più strutturali dove è il sentimento stesso di possedere un’identità ad essere compromesso ( << non mi riconosco più , non mi sento me stesso >>).

Noi lavoriamo secondo un ‘approccio integrato che prevede la costruzione di uno spazio sicuro e protetto ( attraverso la mindfulness )dove potersi affidare per sviluppare un sentimento di fiducia e speranza nel futuro e incrementare le competenze sociali e migliorare  la capacità di regolare le emozioni.  Non solo è importante rivivere il trauma durante la terapia attraverso modalità inconsce che si esprimono nella relazione, nelle emozioni, nei sogni , nel linguaggio , nelle immagini e fantasie ma anche nelle sensazioni somatiche , nei movimenti e nelle posture  ( attraverso l’EMDR e il focusing ). Il dialogo tra  le diverse parti che  compongono il sé, su un piano che integra il corpo e la mente, permette di recuperare oppure ri-costruire un  sentimento di unità che  esiste al centro di ogni essere umano.

In alcune situazioni , fortunatamente, la vita riserva la possibilità di buoni incontri ,anche al di fuori di un contesto terapeutico, che permettono di trasformare gli scenari interiori modificandoli positivamente : in questi casi la terapia serve per rinforzare e rinsaldare la capacità di resilienza .

Quando è l’orecchio che legge i libri

La voce materna è una delle prime esperienze sensoriali che il nascituro vive . Il contenimento procurato dal suono della voce materna stabilisce un profondo legame di attaccamento .E stupefacente quindi che nella lettura dei testi la vista sia sempre stato l’organo più sopravvalutato , ma tutti gli amanti della lettura sanno quanto piacere fornisce la lettura se vengono coinvolti gli altri sensi ( provate a riprendere un vecchio libro o avvicinarlo al naso per sentirne l’odore o sfiorarne la consistenza con le mani e osservare quali immagini o ricordi d’infanzia vengono rievocati alla mente ).
Sappiamo inoltre che i bambini piccoli di fronte ad un nuovo oggetto come il libro imparano a conoscerlo partendo dalla bocca ed esplorandolo con i denti , la lingua , le labbra .
Il pregiudizio della vista come senso dominante per secoli ma di recente comincia a vacillare . In particolare , dei cinque sensi, l’udito  è stato rivalutato e valorizzato attraverso la diffusione delle esperienze di lettura ad alta voce e la crescente espansione degli audiolibri .La nostra sensibilità all’ascolto è comparsa nella storia dell’evoluzione umana molto prima della nascita della scrittura.
Quindi da un punto di vista evolutivo il suono stimola le risposte nelle aree del nostro cervello più antiche e primordiali .
L’ascolto è collegato a zone del  cervello deputate a controllare i movimenti e le risposte emotive . Per questo motivo la lettura di un audiolibro attiva più facilmente le nostre emozioni e le risposte più evocative e naturali. Può essere di aiuto in contesti dove viene richiesta una messa in scena ( come nella preparazione di una rappresentazione teatrale) o nei contesti di apprendimento (dove ad esempio viene diagnosticata una difficoltà di lettura e comprensione del testo )
Noi umani possediamo un orecchio interno, quello spazio recettivo che accoglie le emozioni e le sensazioni evocate dalle parole e un ‘orecchio esterno che riceve gli stimoli auditivi. La voce può avere un volume, un timbro, un tono diverso e tutte queste sfumature sono essenziali alla comprensione di ciò ch viene comunicato .
L’orecchio umano non è particolarmente competente rispetto ad altri animali ma ha una straordinaria sensibilità alle sottili sfumature del parlato quelle legate ai significati e alle astrazioni del linguaggio umano.
L’inflessione , il colore e il calore della voce , la cadenza, il ritmo , l’intonazione che facilitano la possibilità di vivere in maniera più corporea la lettura di un testo permettono di conservare nella memoria più facilmente le parole .
Vi invitiamo a questo punto a fare un‘esperimento : provate ad ascoltare un audiolibro senza interrompere le altre attività quotidiane facendovi accompagnare dalla voce lasciando che la mente e il corpo si immergano in una nuova dimensione temporale e spaziale , forse comincerete a notare , se seguite la storia o meglio l’immagine della storia che si va producendo nella testa, come gli altri sensi si attivano permettendovi di passare liberamente dalla storia a quello che state facendo come un’unica e fluida narrazione , la storia della vostra vita quotidiana.

La fede e la speranza in ogni nuovo inizio

Il miracolo che salva il mondo , il dominio delle faccende umane, dalla sua normale, “naturale “rovina è in definitiva il fatto della natalità, in cui è ontologicamente radicata la facoltà dell’azione . E’, in altre parole ,  la nascita di nuovi uomini e il nuovo inizio , l’azione di cui essi sono capaci in virtù dell’esser nati. Solo la piena  esperienza di questa facoltà può conferire alle cose umane fede e speranza, le due essenziali caratteristiche  dell’esperienza umana  (…) Fede e speranza nel mondo …

Da qualche parte nelle pagine di “ Vita activa “(Bompiani) Hannah Arendt, “The human condition “, 1958.

Il corpo nella mente

Il corpo ha un suo linguaggio. Imparare a comprenderlo ci aiuta a vivere meglio.

La cultura in cui viviamo ci spinge a separare il corpo dalla mente . Noi tendiamo a pensare l’intelligenza come qualcosa che proviene dal cervello e crediamo che il cervello sia la sede che controlla il corpo. Sarebbe più esatto considerare il cervello come il coordinatore dei segnali che arrivano dal corpo , il posto che li decodifica e regola gli stimoli e a sua volta viene organizzato dalle informazioni che provengono dai vari organi del corpo e dai vari sistemi del corpo attraverso i sensi, il sangue e i muscoli.

L’ evoluzione del nostro cervello ci ha fornito tanti guadagni in termini di sviluppo tecnologico, sociale ma ci ha allontananti dalla natura ( si veda l’inquinamento , l’alienazione tecnologica, l’iperconsumismo e la distruzione crescente delle risorse naturali ) e ci costa in termini biologici ( Si pensi solo a quanto energia brucia la nostra materia grigia in confronto agli altri mammiferi e in proporzione al nostro corpo !!!)

Per questo motivo è utile imparare a riconoscere come il nostro corpo influenza il cervello e quindi il nostro modo di vedere la realtà.

Spesso chi dedica maggiore attenzione al corpo tende ad usarlo come mezzo per ottenere una performance o per abbellirlo e migliorare la sua forma estetica.
Non facciamo invece mai abbastanza attenzione al fatto che il corpo e la mente non esistono da soli e che crescono insieme per tutta la durata della vita.

E si influenzano reciprocamente mentre interagiscono tra loro secondo un ciclo continuo: dalla memoria e i significati verso ogni singolo tessuto e organo e viceversa.

Questo lo potete valutare da voi dedicando qualche minuto di tempo a questo semplice esercizio: provate a far assumere al vostro corpo una postura rigida e notate le emozioni che provate e i pensieri che emergono , sotto forma di parole o immagini, successivamente assumete una postura morbida , più rilassata e osservate di nuovo cosa succede nella vostra esperienza interiore, a livello del cuore e della mente .

Se siete ancora più curiosi potete provare questo esercizio procedendo al contrario, partendo dalle funzioni “superiori “, quindi focalizzare la vostra attenzione su pensieri o convinzioni negative e chiedervi ” come vivo nel corpo questo, proprio adesso, in questo preciso momento ‘” , infine, concentratevi su un pensiero positivo e notate come le vostre emozioni cambiano, e come il corpo reagisce a questo, nella postura , nella qualità del vostro respiro .

Probabilmente se vi siete concessi il tempo sufficiente per ascoltare le risposte provenienti dal corpo e dalla mente avrete cominciato a notare come le credenze influenzino il modo di stare con il nostro corpo e come la modalità con cui ci rapportiamo al corpo contribuisce a farci vedere le cose in maniera diversa e ci dispone a stare bene o male.

Riconoscere come questi elementi organizzano profondamente la nostra esperienza, a tutti i livelli, rappresenta il primo passo verso una maggiore conoscenza di se stessi e una migliore gestione delle proprie parti interiori.