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Sicuro di essere nel panico ? Modi per gestire lo stress e i disagi psicosomatici

I

  1. Le persone soffrono spesso di ansia di natura psicosomatica che si radica di solito in esperienze traumatiche e stressanti legate alle relazioni passate. Di fronte ad un dolore percepito come intollerabile, ci si dimentica che il corpo possiede una intelligenza naturale specifica.
    Laura lavora in un officina e lamenta un forte mal di schiena e ha frequenti crisi d’ansia.
    Valeria è una professoressa insoddisfatta della relazione coniugale con un disturbo alimentare.
    Maura ( i tre nomi sono inventati ) è una mamma che allatta con frequenti emicranie che la costringono molte volte a letto.
    In tutte queste situazioni il corpo e la mente hanno smesso di dialogare tra loro e manifestano un disagio che sfocia in sintomi fisiologici (di natura psicosomatica ) che vanno ad incidere sulla sfera lavorativa, familiare, amicale o di coppia.
    Le persone si sentono esistenzialmente ferme e questo blocco interiore investe, sia la crescita affettiva e relazionale, sia la libera circolazione delle energie sensoriali e motorie.
    Generalmente, di fronte a questi disagi, si cerca una soluzione tendendo a rivolgere l’ attenzione esclusivamente alla mente o al corpo, mentre si sottovaluta spesso la possibilità di lavorare con entrambi , riorganizzando cosi,  sia il modo in cui comunicano tra loro, sia l’interazione tra le varie parti che li costituiscono , quelle fisiche, come la pelle, i fluidi, le viscere, le ossa,etc., quelle psicologiche, come la parte maschile e femminile , quella adulta e quella bambina…
    Quando si percepisce un malessere fisico siamo così abituati a cercare spiegazioni con le parole, formulando interpretazioni, che la mente comincia a lavorare , i pensieri proliferano saturandola  e ingolfandola : tutto ciò richiede una grande quantità di energia e ci sentiamo scarichi , svuotati.
    Il problema è che i modelli con i quali costruiamo interpretazioni derivano da schemi basati sulle esperienze passate.
    Se la nostra storia è costellata da ferite relazionali e affettive o episodi traumatici in cui ci siamo sentiti sopraffatti emotivamente , tendiamo a costruire delle anticipazioni negative di quello che sta accadendo.( Kurtz 1990, Sills 2008,  Ogden 2006, Van Der Kolk 2014)
    In questi casi è probabile che, quando stiamo percependo una tensione muscolare, uno spasmo o un fastidio elevato nel corpo , un meccanismo di allarme si attivi e una voce interiore ci metta in guardia preparandoci al collasso :“Ho un ‘attacco di cuore ! “, “ sto morendo !” , parole di solito associate ad immagini disturbanti che ci riportano indietro nel tempo ai momenti in cui i nostri bisogni sono stati negati o trascurati.
    Questa modalità di registrare ed elaborare l’esperienza di stress attuale ha un ’effetto immediato sullo stato emotivo generando paura e confusione che si riversa successivamente sul corpo sotto forma di palpitazioni, nausea, tremore, asciuttezza nella bocca e sensazioni di soffocamento.
    Il malessere fisico aumenta gettandoci nel panico.
    Trovare qualcosa che ci riporti in uno stato di calma e consenta di interrompere questa comunicazione negativa tra il corpo e la mente,piuttosto che cercare qualcosa da fare, permette di ristabilire un sentimento di fluidità e di benessere nel corpo .
    Possiamo riconciliare il corpo e la mente dandoci il permesso e il tempo necessario per osservare quello che accade e stare con le nostre sensazioni , dando a loro il permesso di muoversi, di respirare e di risuonare in qualsiasi modo vogliano.
    Ancorati al presente e osservando semplicemente le sensazioni , seguendole nel loro continuo mutare ci affidiamo alla intelligenza naturale del corpo e alla sua salute di base.
    Se ci esercitiamo al dialogo somatico facendo comunicare in maniera cooperativa e non conflittuale parti e aspetti del corpo e della mente possiamo scoprire e scegliere che : “ Sto fondamentalmente bene “, “ non c’è nulla che non vada in me ora “, “è tutto ok “, “ sono in salute adesso”. 

    Se noi stiamo sul presente e quello che semplicemente ci sta segnalando  il corpo nel qui e ora senza respingere né trattenere le sensazioni, possiamo darci la possibilità di osservare come si trasformano , cambiano forma e prendono direzioni diverse.

    Per questa via,  rivolgendo l’ attenzione verso alcuni aspetti dell’ esperienza di stress nel qui e ora possiamo interrompere i circuiti mentali abituali , gli schemi negativi che ci bloccano e ci condizionano a ripetere sempre in maniera automatica e inconsapevole la stessa risposta, lo stesso comportamento.
    E in un secondo momento possiamo scoprire gradualmente come gli schemi di esperienza che ci inibivano erano strettamente collegati a parti psicologiche radicate nella nostra storia passata.
    A volte sono sufficienti poche sedute, dove si suggeriscono abitudini di vita diverse            ( il tipo di alimentazione, le ore dedicate al sonno , etc.) , si individuano gli eventi di scatenanti , le cause e gli effetti dello stress, si ricostruiscono e si da senso agli episodi significativi ( sia piacevoli che dolorosi ) della propria storia e si impara qualche strategia di rilassamento per generare già qualche cambiamento interiore e nel comportamento .
    Altre volte sradicare le origini del malessere richiede più tempo e rende necessario la combinazione della pratica della Mindfulness , cioè il prestare attenzione in maniera intenzionale al qui e ora senza giudicare ciò che è giusto o sbagliato , con la Psicoterapia  Sensomotoria e il dialogo somatico,
    per superare gli stalli evolutivi o le crisi personali e sviluppare una maggiore consapevolezza del corpo e dei processi mentali sostenendo l’introspezione, la relazione e l’esperienza in modo non violento .

Perche’ l’ambiente emotivo influisce sull’ansia e la depressione giovanile

L’ansia e la depressione sono sempre più diffuse tra i giovani , come altre forme di disagio quali i disturbi alimentari e l’autolesionismo . Il suicidio giovanile rappresenta l’ultima richiesta di aiuto.

Mentre le manifestazioni di disagio rappresentano dei tentativi per riuscire a gestire il dolore, il conflitto interno o lo stress, il suicidio è l’ultima via di uscita quando le altre sono state esplorate senza risultato. Sembra essere l ‘unica via  percorribile per non soffrire più e allontanare la disperazione .

Viene vissuta  ancora come una strada, una via, non la soluzione definitiva,  perché una parte di sé può sentire di avere un controllo sulla propria vita proprio  attraverso questa azione estrema e infatti,  ad un livello profondo,  il suo gesto esprime il desiderio di avere più vita.

Speranza che si infrange contro la probabilità che arrivati a  quel punto,  non solo si è mossi e governati dalla propria impulsività, ma che una parte della propria vita emotiva è stata tagliata fuori dal resto della coscienza.

Inoltre la propensione al rischio  tipica dei giovani e una relativa disattivazione di alcune aree del cervello  (dai 12 ai 24 anni ) che pianificano le azioni e ne valutano le conseguenze, aumenta la possibilità di una azione suicidaria .

Dopo essersi sentiti sopraffatti dalle proprie emozioni , nelle ore precedenti al suicidio, si manifesta una freddezza senza affetti,  insolita, come se tutto all’improvviso fosse ritornato a posto, sistemato: si è completamente anestetizzati dalle sensazioni .

Sembra che non sia possibile più nessuno che può venirle in soccorso, che può liberarla da questo sentimento di oppressione e disperazione.

La persona che tenta il suicidio o si procura delle lesioni  non e’ solo depressa, ma spesso vive in un ambiente relazionale, non necessariamente  familiare, tossico.  Ma qual è  la responsabilità dell’ambiente in cui vive nel sostenere o peggiorare le condizioni emotiva di una  persona che vive una situazione di fragilità ?

Un ambiente si definisce tossico da un punto di vista psicologico quando il clima emotivo di un contesto di vita  è trascurante, anaffettivo  oppure critico e ipergiudicante : le esperienze  emotive che si assorbono possono diventare tossiche come  si respirano delle sostanze velenose e il nostro corpo/mente  cercherà di rigettarle come può prima di farsi sopraffare.

Queste esperienze si cristallizzano dentro schemi  o modelli mentali che condizionano   le relazioni e la vita presente .

Ogni ambiente può diventare,  in alcune circostanze, tossico:

  • A scuola professori che tendono a minimizzare  comportamenti offensivi  o denigratori compiuti da ragazzi su altri loro compagni  banalizzandoli con frasi del tipo “ sono cose da ragazzi  “, “l’abbiamo fatto tutti alla loro età “.
  • L’adulto che fa finta di niente e si volta dall’altra di fronte a malversazioni  o  infierisce sul ragazzo vulnerabile attraverso commenti negativi , o prendendolo  in giro .
  • Genitori che tendono ad essere ipercritici, pronti ad indagare e a punire ma non ad ascoltare , oppure sono distratti dai loro problemi , occupati da altro .
  • Quando in famiglia e negli altri contesti di vita del ragazzo vengono sollecitati comportamenti competitivi e  si da risalto a chi è migliore degli altri, operando spesso un confronto e  valorizzando implicitamente comportamenti spavaldi e aggressivi  (“ha carattere il ragazzo/a “ ).
  • Quando nel gruppo dei pari viene premiata l’apparenza e prevale un ‘atteggiamento da falso sé : si dà credito alle voci , alle chiacchere che vengono usate per squalificare l’immagine di una persona e la sua reputazione.

Come si può prevenire la tossicità di un ambiente relazionale ?

  • Fornire la possibilità di spazi di ascolto , non giudicanti , meglio non interpretativi : a volte il silenzio e l’accoglienza fanno molto di più delle  parole .
  • Favorire il contatto con il corpo attraverso tutte le attività che coinvolgono il fisico, possibilmente  nella dimensione non agonistica( Danza, Pilates, Body –mind centering, Rolfing, Fieldenkrais ) per   non farsi trascinare da pensieri giudicanti , negativi, ossessivi.
  • Accedere a pratiche ( Mindfulness, Yoga e altre pratiche di meditazione ) che aiutano a incrementare le capacità di stare nel presente, per evitare di vivere nel passato ( ripetendo vecchi schemi e modelli invalidanti )   e mantenersi aperti  alle novità delle esperienze.
  • Aiutare i ragazzi a prendersi cura nella loro vita quotidiana delle loro azioni riguardanti il sonno, l’alimentazione e di come passano il tempo libero.
  • Trasmettere che quello che conta è il processo e non il risultato finale  può essere rilassante e favorire lo sviluppo di una consapevolezza  che apprezza  i fallimenti e gli insuccessi come momenti passeggeri e accetta  i propri  tempi e ritmi personali senza doversi adeguare a quelli degli altri.

Una visione integrata della psicoterapia che include gli ultimi studi nel campo delle Neuroscienze, della psicologia animale e delle ricerche sui traumi, e in particolare la psicoterapia senso motoria,  cerca di integrare creativamente  queste funzioni  ( con  particolare  attenzione ai traumi  e all’età evolutiva ) per sviluppare competenze che aiutino a diminuire le ansie, ad affrontare il vuoto e  a superare la solitudine..

 

mindfulness sensoriale: esercizi facili

Il corpo e il cervello dialogano tra loro.  Imparare a comprendere come si rapportano a vicenda attraverso la mindfulness orientata all’ascolto corporeo ci può aiutare a vivere meglio.

La cultura in cui viviamo ci spinge a separare il corpo dalla mente . Noi tendiamo a pensare l’intelligenza come qualcosa che proviene dal cervello e crediamo che il cervello sia la sede che controlla il corpo. Sarebbe più esatto considerare  il cervello come il coordinatore dei segnali che arrivano dal corpo , il posto che li decodifica e regola gli stimoli e a sua volta viene organizzato dalle informazioni che provengono dai vari organi del corpo e dai vari sistemi del corpo attraverso i sensi, il sangue e i muscoli.

L’ evoluzione del nostro cervello ci ha fornito tanti guadagni intermini di sviluppo tecnologico, sociale ma ci ha allontananti dalla natura ( si veda l’inquinamento , l’alienazione tecnologica, l’iperconsumismo e  la distruzione crescente delle risorse naturali  ) e ci costa in termini biologici ( pensiamo  solo a quanto energia brucia la nostra materia grigia in confronto agli altri mammiferi e  in proporzione al nostro corpo !!!)

Per questo motivo è utile imparare a riconoscere come il nostro corpo influenza il cervello e quindi il nostro modo di vedere la realtà.

Spesso chi dedica maggiore attenzione al corpo tende ad usarlo come mezzo per ottenere una performance o per abbellirlo e migliorare la sua forma estetica.

Non facciamo  invece mai abbastanza attenzione al fatto che il corpo e la mente non esistono da soli e che  crescono insieme per tutta la durata della vita.

Questo lo potete valutare da voi dedicando qualche minuto di tempo a questo semplice  esercizio: provate a far assumere al vostro corpo una postura rigida e notate le emozioni che provate  e i pensieri che emergono , sotto forma di parole o immagini, successivamente assumete una postura morbida , più rilassata e osservate di nuovo cosa succede nella vostra esperienza interiore, a livello di cuore e mente.

Se siete ancora più curiosi potete provare questo esercizio procedendo al contrario, partendo dalle funzioni “superiori “, quelle del nostro cervello, quindi focalizzate la vostra attenzione su pensieri o convinzioni negative e provate a vedere come il vostro corpo reagisce a questo, infine, concentratevi su un  pensiero positivo e notate che  le vostre emozioni cambiano,  e  le risposte del corpo  , nella postura , nella qualità  del vostro respiro .

Probabilmente  se vi siete concessi il  tempo sufficiente per ascoltare le  risposte provenienti dal corpo e dalla mente  avrete cominciato a notare come le credenze influenzano il  modo di  stare con il corpo  e la modalità con cui ci rapportiamo ad esso  contribuisce a farci vedere le cose in maniera diversa e ci dispone a stare bene o male.

Riconoscere come questi  elementi organizzano profondamente  la nostra esperienza,  a tutti i livelli, rappresenta il primo passo verso una maggiore conoscenza di se stessi e una migliore gestione delle proprie parti interiori.

Pensare con il corpo : la terapia sensomotoria

Non riuscite a sentire le vostre sensazioni oppure  non siete in grado di descriverle ?

Può accadere che in alcuni momenti più critici della vita  la mente prenda il sopravvento  negando  al corpo l’ascolto e sebbene non siano accaduti eventi traumatici, a causa dei quali  potreste essere spaventati  dai segnali fisici,  tendete a  rimuginare sul passato, desiderate avere il controllo su quello che vi capita e vi sta  intorno o più semplicemente preferite intellettualizzare e dare molta importanza alle parole e ai discorsi .

Tutto questo processo funziona perfettamente fin quando si tratta di programmare , progettare , eseguire dei compiti e delle richieste,  tuttavia può creare problemi  se  si usa  questa modalità  per stare con se stessi o entrare in relazione con gli altri.

L’inconveniente  nasce nel momento in cui entriamo nel campo delle relazioni e degli affetti perché gli schemi mentali che abbiamo appreso con il tempo vengono applicati in maniera seriale e ripetitiva ostacolando il benessere.

Questi schemi mentali comprendono delle credenze che ci dicono cosa è giusto o sbagliato , dei vissuti emotivi e sensazioni fisiche vincolanti .

Ad esempio se  ho   imparato a non fidarmi delle persone che al primo approccio mi sorridono , di fronte ad una persona che si presenta in questo modo, proverò sentimenti di rabbia e sensazioni di disgusto che mi spingeranno ad  evitare lo sguardo oppure a corrucciarmi  comunicando qualcosa come “ cosa vuoi tu da me ?”, di conseguenza  la  postura  di chiusura  e i gesti di rifiuto esprimeranno questo pensiero .

In questo caso il passato ritorna schiacciando il futuro e le sue possibilità .

Le reazioni difensive avvengono in maniera automatica,  al di là della consapevolezza, oppure vengono  riconosciute, ma lo schema mentale che viene attivato è una routine implicita cosi radicata nel corpo che resiste ad ogni  analisi o messa in discussione verbale .

Purtroppo questi  atteggiamenti  impediscono di essere presenti e vivi al momento presente.

I pensieri  trascinano l’esperienza  in un vortice di pregiudizi e aspettative creando un distacco da quello che il  corpo potrebbe vivere nel qui e ora.

Spesso  si tratta  di una strategia di sopravvivenza per non soccombere a sensazioni ed emozioni negative.

Se mi offrissi l’opportunità di esplorare i  pensieri potrei trovare delle credenze che mi spingono a non fidarmi delle persone  che sorridono  e probabilmente scoprirei che nel corso della mia vita ho  incrociato  una persona che mi ricorda quella attuale che si è rivelata sgradevole  o mi ha ferito profondamente .

Per risalire ai pensieri è essenziale rimettere in moto  le sensazioni con un ritmo lento , graduale , consapevole   recuperando la  capacità di sentire e di  ascoltare il corpo che  si è allontanato gradualmente  dalla nostra coscienza .

Nel corpo è infatti depositato ciò che ci  ha ferito o traumatizzato nel passato e quindi è li che si nasconde la chiave per guarire .

Per questo motivo quando siamo intrappolati in schemi o modelli mentali che ci impediscono  di stare bene con noi stessi o gli altri è necessario entrare in contatto con il  corpo grazie a delle attività che impieghino il movimento  del corpo ( senza dover competere o dover raggiungere delle prestazioni ) per viverlo meglio e    imparare a prendersi cura attraverso una  terapia che non si fermi solo alla storia, ai sogni e ai simboli ma che comprenda anche  l’osservazione dell’esperienza corporea e senso motoria .

Sintonizzarsi di nuovo con il corpo in maniera compassionevole e gentile per studiare com’è organizzata la nostra esperienza ci consente di sbloccare quello che ci impedisce di sentirci vivi.

Come uscire dalla crisi di coppia

L’amore è una faccenda complicata. Stare in coppia , convivere insieme e mantenere stabilmente un’ unione nel tempo  può essere un impegno faticoso che richiede lavoro su stessi, disponibilità a confrontarsi e a rivedere i propri punti di vista, mettendosi nei panni dell’altro.

Un’unione che coinvolge due piani  profondamente intrecciati tra loro : la sessualità e l’affettività .

A volte compare una malattia, una difficoltà lavorativa , un cambiamento non desiderato, la scoperta di un tradimento, un problema sessuale.

Ciascun partner cerca nell’altro un’approvazione, una conferma, ma ora non ci si  sente capiti, ci si colpevolizza a vicenda e si perde la fiducia reciproca.

Il partner sembra diventare a questo punto  un peso , una zavorra, un ostacolo che impedisce di crescere.

La sensazione è che qualcosa si è rotto , dentro si vive  una lacerazione e fuori un conflitto che non si riesce a gestire.

Non si comprendono più le ragioni per cui si sta insieme , si perdono di vista gli obiettivi , ci si sorprende di  non riconoscere più l’altro  , il partner appare distante , lontano . In questi casi una terapia specifica sulla coppia rappresenta per molte relazioni l’ultima possibilità  oppure  un’ opportunità che ci si dà per cercare di recuperare qualcosa che si sente perduto .

In molte occasioni si tratta di riprendere in mano una situazione che sembra fuori controllo trovando un’ancora di salvataggio nella  condivisione anche quando il portare fuori nella coppia istanze spiacevoli o dolorose può far soffrire.

È importante in questo momento la presenza di un terzo ,il terapeuta, che svolge semplicemente la funzione del testimone consapevole , del mediatore coinvolto nelle dinamiche della coppia, ma allo stesso tempo presente e attento per garantire la tenuta e il contenimento delle emozioni che emergono.

Sottolineo spesso che la terapia di coppia non è un test che verifica il sentimento   che un partner prova per l’altro, ma un mezzo attraverso cui i partner cercano di cogliere il loro specifico modo di stare insieme all’altro  che è unico e diverso da quello di tutte le altre coppie. Lo scopo dell’aiuto è fare in modo che ognuno possa riconoscere  la propria parte nel generare quell’equilibrio disfunzionale in cui ogni partner è rimasto incastrato. Si cerca cosi di costruire un nuovo equilibrio che consenta ad entrambi i membri della coppia di poter evolvere e crescere  come persone .

Si sente che l’equilibrio di coppia che nel passato aveva retto sta vacillando e rischia di crollare ferendo “mortalmente” tutti.

Spesso questa considerazione viene formulata come una lamentela , un rimprovero nei confronti dell’altro che  si giudica “immaturo, infantile , egoistaoppure  non “ come  mi aspetto e  vorrei che sia”.

L’altro non capisce, non cambia: volano accuse reciproche , a volte saltano fuori rancori latenti, sentimenti repressi.

Nella maggior parte delle situazioni il cambiamento è desiderato , ma anche temuto dai partner, perchè  ciò significherebbe modificare abitudini apprese e mantenute nel tempo  e riconoscere “ciò che c’è di mio” in questa crisi , la propria parte nel determinare questa crisi e quindi mettersi in discussione per  vedere che in fondo il problema non è l’altro , ma  quello che si sta vivendo insieme.

 

Ciò che succederà non è dato a sapere all’inizio : alcune coppie scelgono di andare avanti  insieme, altre scelgono di separarsi, scelgono, per l’appunto, cioè sono consapevoli di quando sta accadendo e non  sentono più di subire una situazione dolorosa a cui non c’è rimedio e via di uscita , ma la soluzione appare possibile , condivisa , meno conflittuale, meno ingestibile di prima.

Uno spazio calmo e colmo di luce : un posto per chi cerca aiuto

Quando ci si sente persi e che la vita è uno schifo o una fogna.

Quando ci  si sente insignificanti, impotenti e di non valere nulla.

Quando  si è spaventati  e la solitudine e la colpa sembrano sovrastarci.

Quando  ci si sente  abbandonati e traditi.

Quando si ha la tentazione di mollare tutto e che ogni sforzo è vano.

Ogni volta non siamo  soli.

Persino nella tempesta  della disperazione  possiamo ritrovare in fondo a noi stessi  un posto piccolo , luminoso e tranquillo , dove ci si può sentire a casa e venire  accolti e compresi.

La mindfulness per i bambini e i ragazzi: un seme,un’isola,una stella….

La Mindfulness è una forma di  meditazione basata su una integrazione tra le scienze psicologiche e la tradizione spirituale Orientale. Mindfulness significa consapevolezza piena , attenzione focalizzata al momento presente e presenza non giudicante che si sviluppa su diversi livelli : sensazioni, emozioni e pensieri.

Un allenamento psicologico e spirituale per imparare ad osservarsi  in maniera diversa ,gentile e compassionevole  ( senza dover ottenere una prestazione, sforzarsi di raggiungere la meta o  dimostrare di essere i più bravi ) e per saper apprezzare il proprio vissuto personale ,  rinforzando e valorizzando la capacità di vivere i sensi, di gestire le  emozioni e di usare la mente fuori dagli schemi abituali e convenzionali di pensiero ( le gabbie  le prigioni della mente).

Recenti ricerche condotte nel campo della medicina e delle neuroscienze  dimostrano che le manifestazioni di ansia , di iperattività e di depressione  sono causate da  un meccanismo interno che  ostacola il dialogo tra la mente e il corpo: la mindfulness permette il recupero della capacità di  entrare in  contatto con se stessi  integrando  i  pensieri, emozioni , percezioni e sensazioni.

Il percorso permette di costruire gradualmente  uno spazio interiore sicuro e stabile , costituito da un ‘ atteggiamento  di consapevolezza rilassata rivolta ad osservare  l’esperienza cosi com’è  senza reagire automaticamente alle situazioni che generano stress e sofferenza ( liberandosi , come spesso si dice del pilota automatico ).

Riconosco le mie emozioni, mi osservo e comprendo che c’è un legame che mi unisce agli altri e coltivare questa consapevolezza è un piccolo passo per sntire di essere reali , essere presenti in questo mondo e  liberarsi dalle gabbie mentali che ci imprigionano e dai pregiudizi che ci condizionano .

In particolare una pratica costante  della mindfulness aiuta i bambini e gli adolescenti a riconoscere  i pensieri e le emozioni  distruttive favorendo   una risposta più adattativa allo stress, migliora le capacità di  attenzione , concentrazione ,di regolazione emotiva,  i livelli di autostima e di autoconsapevolezza.

Fermarsi a prendere una pausa dal  turbinio degli impegni, dei  tempi da rispettare , del dovere fare per sostenere la sintonizzazione con se stessi aiuta a migliorare le capacità di concentrazione e attenzione e   sviluppa la capacità di sentirsi connessi interiormente agli altri.

Spesso i bambini quando prestano attenzione al respiro che scorre dentro di loro esprimono ciò che sentono attraverso delle immagini significative: un’isola in mezzo al mare , una stella nel cielo , un animale domestico ( di frequente un  cane o un gatto che osserva…)

Quindi in un contesto scolastico   gli esercizi di mindfulness sono particolarmente indicati per i bambini con diagnosi di  ADHD , con disturbi legati all’ansia, disturbi depressivi e  per i gruppi classe di difficile gestione (fonte:K.D.Rempel, Mindfulness for childhood and youth, Journal of counselling and psychotherapy , v.46, n.2, 2012 ; C.A.Burke , Mindfulness-based approaches with child and adolescents,  Journal Child and Family studies, 2009  ).

In una società sempre più automatizzata e accelerata  in cui  bambini e i ragazzi vengono spinti a crescere in fretta e a ritmi sempre più competitivi la pratica della mindfulness rappresenta una prevenzione e una cura per la sofferenza e il disagio sia fisico che psichico.

Quando è l’orecchio che legge i libri

La voce materna è una delle prime esperienze sensoriali che il nascituro vive . Il contenimento procurato dal suono della voce materna stabilisce un profondo legame di attaccamento .E stupefacente quindi che nella lettura dei testi la vista sia sempre stato l’organo più sopravvalutato , ma tutti gli amanti della lettura sanno quanto piacere fornisce la lettura se vengono coinvolti gli altri sensi ( provate a riprendere un vecchio libro o avvicinarlo al naso per sentirne l’odore o sfiorarne la consistenza con le mani e osservare quali immagini o ricordi d’infanzia vengono rievocati alla mente ).
Sappiamo inoltre che i bambini piccoli di fronte ad un nuovo oggetto come il libro imparano a conoscerlo partendo dalla bocca ed esplorandolo con i denti , la lingua , le labbra .
Il pregiudizio della vista come senso dominante per secoli ma di recente comincia a vacillare . In particolare , dei cinque sensi, l’udito  è stato rivalutato e valorizzato attraverso la diffusione delle esperienze di lettura ad alta voce e la crescente espansione degli audiolibri .La nostra sensibilità all’ascolto è comparsa nella storia dell’evoluzione umana molto prima della nascita della scrittura.
Quindi da un punto di vista evolutivo il suono stimola le risposte nelle aree del nostro cervello più antiche e primordiali .
L’ascolto è collegato a zone del  cervello deputate a controllare i movimenti e le risposte emotive . Per questo motivo la lettura di un audiolibro attiva più facilmente le nostre emozioni e le risposte più evocative e naturali. Può essere di aiuto in contesti dove viene richiesta una messa in scena ( come nella preparazione di una rappresentazione teatrale) o nei contesti di apprendimento (dove ad esempio viene diagnosticata una difficoltà di lettura e comprensione del testo )
Noi umani possediamo un orecchio interno, quello spazio recettivo che accoglie le emozioni e le sensazioni evocate dalle parole e un ‘orecchio esterno che riceve gli stimoli auditivi. La voce può avere un volume, un timbro, un tono diverso e tutte queste sfumature sono essenziali alla comprensione di ciò ch viene comunicato .
L’orecchio umano non è particolarmente competente rispetto ad altri animali ma ha una straordinaria sensibilità alle sottili sfumature del parlato quelle legate ai significati e alle astrazioni del linguaggio umano.
L’inflessione , il colore e il calore della voce , la cadenza, il ritmo , l’intonazione che facilitano la possibilità di vivere in maniera più corporea la lettura di un testo permettono di conservare nella memoria più facilmente le parole .
Vi invitiamo a questo punto a fare un‘esperimento : provate ad ascoltare un audiolibro senza interrompere le altre attività quotidiane facendovi accompagnare dalla voce lasciando che la mente e il corpo si immergano in una nuova dimensione temporale e spaziale , forse comincerete a notare , se seguite la storia o meglio l’immagine della storia che si va producendo nella testa, come gli altri sensi si attivano permettendovi di passare liberamente dalla storia a quello che state facendo come un’unica e fluida narrazione , la storia della vostra vita quotidiana.

Come superare gli shock emotivi: davanti al trauma

Di fronte ad un lutto, quando si è vittime di un incidente, di una violenza, di un’aggressione oppure di un’esperienza stressante come un licenziamento, un’ospedalizzazione, un trasloco o una separazione, se l’evento supera  le capacità naturali di difesa, queste situazioni possono segnarci interiormente in modo traumatico: si prova un’angoscia catastrofica, la sensazione di “ andare in pezzi “, impotenti nel gestire un vissuto imprevisto e improvviso . Sono circostanze che  sconvolgono e  spingono a voltare pagina, anche quando sul momento non si registra a livello consapevole un cambiamento.

Mentre una parte della nostra personalita’ va avanti, altre parti possono rimanere congelate in quell’ esperienza: avviene una dissociazione interiore.

I ricordi delle esperienze traumatiche vengono immagazzinati nel cervello e rimangono isolati dal resto della coscienza e da altri aspetti più adattivi della personalità. Questi ricordi ci forzano ad agire in maniera automatica : in questi casi si dice che si soffre di un disturbo post-traumatico da stress.

Le tracce che l’evento lascia interiormente e le reazioni che  ne seguono formano un’ organizzazione mentale oppressiva e, a volte, distruttiva. Così di fronte ad ogni esperienza che rievoca il trauma precedente si genera la ripetizione di un vissuto angosciante ed   oppressivo . I sintomi che si osservano frequentemente  sono: congelamento emotivo, iperattivazione, condotte di evitamento e di fuga, senso di irrealtà  o di disintegrazione, flashback.

Ma esiste anche un altro tipo di trauma  (negli anni ’70 uno  psicoanalista irregolare e fuori dagli schemi, Masud Khan,allievo di Winnicott coniò la definizione di  trauma cumulativo) ,  risultato  della somma di una  serie di traumi che ripetuti fin dall’infanzia  o durante l’adolescenza  e accumulati uno sull’altro, si sedimentano e finiscono per cronicizzare una difficoltà . Ora questo trauma viene chiamato anche trauma complesso.

In questo caso lo stato di insicurezza interiore non è direttamente collegabile ad un trauma specifico, ma appare più pervasivo e diffuso, ostacolando la vita sociale e relazionale.

Le persone vittime di traumi ripetuti si trovano costretti a tagliare dalla propria coscienza sensazioni, emozioni e pensieri per poter sopravvivere ad un angoscia e ad un dolore insopportabili spesso prodotti da  ambienti relazionali che non favoriscono lo sviluppo delle potenzialità naturali dell’essere umano: << mi sono imposta da allora di non sentire e di non provare più niente …..in quel periodo ho cominciato a soffrire di forti mal di testa e fare fatica a scuola>>.  La dissociazione, è una   risposta difensiva di natura adattiva,  ma comporta un prezzo molto salato da pagare : un blocco nell’area relazionale e cognitiva e disturbi psicosomatici alla cui base ci sta una separazione confusa e non armonica tra parti ed aspetti di se stessi.

Quando la separazione di parti del sé è meno confusa e rigida la dissociazione si manifesta nella forma dei vissuti di  deja vu oppure nei momenti tra il sonno e la veglia,  quando la demarcazione tra la realtà e la fantasia non è cosi definita.

In sintesi, il trauma comprende una serie disturbi che vanno da quelli più diffusi,  di ansia, panico e relativi alla sessualità e ad attaccamenti insicuri e disorganizzati, fino a quelli più strutturali dove è il sentimento stesso di possedere un’identità ad essere compromesso ( << non mi riconosco più , non mi sento me stesso >>).

Noi lavoriamo secondo un ‘approccio integrato che prevede la costruzione di uno spazio sicuro e protetto ( attraverso la mindfulness, il gioco , la relazione ) dove potersi affidare per sviluppare un sentimento di fiducia e speranza nel futuro e incrementare le competenze sociali e migliorare  la capacità di regolare le emozioni.  Non solo è importante ricordare il trauma durante la terapia attraverso modalità inconsce che si esprimono nella relazione, nelle emozioni, nei sogni , nel linguaggio , nelle immagini e fantasie, ma anche poterlo esprimere nelle sensazioni somatiche , nei movimenti e nelle posture  ( attraverso l’EMDR, il focusing, interventi esperienziali e l’ approccio sensomotorio ) .

Il dialogo tra  le diverse parti che  compongono il sé, su un piano che integra il corpo e la mente, permette di recuperare oppure ri-costruire un  sentimento di unità che  esiste al centro di ogni essere umano.

In alcune situazioni , fortunatamente, la vita riserva la possibilità di buoni incontri ,anche al di fuori di un contesto terapeutico, che permettono di trasformare gli scenari interiori modificandoli positivamente : in questi casi la terapia serve per rinforzare e rinsaldare la capacità di resilienza .

Ri-conoscere le emozioni attraverso i cartoni animati

GIOIA , TRISTEZZA, DISGUSTO, RABBIA E PAURA  sono queste le emozioni protagoniste dell’ultimo film della Disney “INSIDE OUT”. Sceneggiato con l’aiuto di una squadra di psicologi e neuro scienziati INSIDE OUT  entra nei labirinti della mente narrando per immagini i conflitti tra le emozioni  e invitandoci ad esplorare i territori del nostro mondo interno: L’INCONSCIO, L’IMMAGINAZIONE, IL PENSIERO ASTRATTO , LA MEMORIA, LE ISOLE DELLA PERSONALITA’ E IL TRENO DEI PENSIERI.

Nel quartiere generale della mente , una sorta di centro della consapevolezza, è il luogo della regia di questo teatro dove le emozioni  manifestano la loro energia. Il film mostra come la nostra intelligenza risieda nelle emozioni e nel loro differente mescolarsi ed equilibrarsi   è ciò che ci rende veramente unici singolari . Tanto più se questo avviene nella mente ancora in divenire di un adolescente .

E voi con quale emozioni vi identificate di più ?