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Non e’ la fine di questo mondo : strategie per uscire dalla depressione e dal vuoto mentre si cresce

L’ansia e la depressione sono sempre più diffuse tra i giovani , come altre forme di disagio quali i disturbi alimentari e l’autolesionismo . Il suicidio giovanile rappresenta l’ultima richiesta di aiuto.

Ma e’ importante tenere in considerazione che non e’ solo questo :quello che si osserva nei pazienti con idee suicidarie e’ che presentano una eccessiva sensibilità ai segnali di insuccesso e fallimento , tendendo a sovrageneralizzarli fino al punto di farli diventare delle pietre miliari dei loro schemi di pensiero.

”Sentirsi in trappola “

E’ evidente che le manifestazioni di disagio rappresentano dei tentativi per riuscire a gestire il dolore, il conflitto interno o lo stress, e quando sembrano non esserci vie di uscita la fuga attraverso il suicidio appare come l’ unica via percorribile per non soffrire più e allontanare la disperazione.

Probabilmente viene  vissuta  ancora come una strada, una via, non la soluzione definitiva,  perché una parte di sé può sentire di avere un controllo sulla propria vita proprio  attraverso questa azione estrema e infatti,  ad un livello profondo,  il suo gesto esprime il desiderio di avere più vita.

Speranza che si infrange contro la probabilità che arrivati a  quel punto,  non solo si è mossi e governati dalla propria impulsività, ma che una parte della propria vita emotiva è stata tagliata fuori dal resto della coscienza.

Inoltre la propensione al rischio  tipica dei giovani e una relativa disattivazione di alcune aree del cervello  (dai 12 ai 24 anni ) che pianificano le azioni e ne valutano le conseguenze, aumenta la possibilità di una azione suicidaria .

Dopo essersi sentiti sopraffatti dalle proprie emozioni, nel periodo precedente all’ azione suicidaria,  si manifesta una freddezza senza affetti,  insolita, come se tutto all’improvviso fosse ritornato a posto, sistemato: si è completamente anestetizzati dalle sensazioni.

Sembra che non sia possibile più nessuno che possa venire  in soccorso, che possa liberare da questo sentimento di oppressione e disperazione.

“Sono un peso per gli altri”

Ma oltre all’ assenza di speranza e’ presente anche un ‘ incapacita a regolare le proprie emozioni . Per esempio notare come la perdita di sonno rende incapaci di stare calmi e di prendere decisioni puo’ già essere un  passo avanti .

Quali strategie possono essere di aiuto ?

• Sviluppare un certo grado di accettazione e di empatia per se stessi “ Ho molta paura di quello che sta accadendo .Faccio qualche respiro e posso calmarmi . Va bene provare questa sensazione “ senza giudicarsi .

• Prestare cura  alle piccole cose della vita quotidiana , concentrandosi su una cosa per volta , senza fretta : cosa mangio , quante ore di sonno dormo (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21300408),  mi prendo cura del mio corpo .

• Coltivare un senso di appartenenza  trovando      un luogo ( reale , immaginario ) in  cui mi sento al sicuro .

• Sostenere la riflessione sulla realtà focalizzando l’ attenzione sul qui e ora , evitando di scivolare nel pensiero astratto , generalizzante che tende al rimuginino e alla categorizzazione ( “ il mondo fa schifo , non c’ e’ nessuno che mi può aiutare “  e’ diverso dal dire “ MIO padre non mi capisce , QUELLA Specifica MIA amica mi fa stare male “ )

Oltre alle caratteristiche di personalità individuale ci sono aspetto relazionali, ambientali .  Si possono influire le condizioni emotiva di una  persona che vive una situazione di fragilità o di depressione ?

Un ambiente si definisce tossico da un punto di vista psicologico quando il clima emotivo di un contesto di vita  è trascurante, anaffettivo  oppure critico e ipergiudicante : le esperienze  emotive che si assorbono possono diventare tossiche come  si respirano delle sostanze velenose e il nostro corpo/mente  cercherà di rigettarle come può prima di farsi sopraffare.

Queste esperienze si cristallizzano dentro schemi  o modelli mentali che condizionano   le relazioni e la vita presente. (http://www.psicologimagenta.it/suicidio-giovanile-e-cyberbullismo/)

Ogni ambiente può diventare,  in alcune circostanze, tossico:

  • A scuola professori che tendono a minimizzare  comportamenti offensivi  o denigratori compiuti da ragazzi su altri loro compagni  banalizzandoli con frasi del tipo “ sono cose da ragazzi  “, “l’abbiamo fatto tutti alla loro età “.
  • L’adulto che fa finta di niente e si volta dall’altra di fronte a malversazioni  o  infierisce sul ragazzo vulnerabile attraverso commenti negativi , o prendendolo  in giro .
  • Genitori che tendono ad essere ipercritici, pronti ad indagare e a punire ma non ad ascoltare , oppure sono distratti dai loro problemi , occupati da altro .
  • In famiglia e negli altri contesti di vita del ragazzo vengono sollecitati comportamenti competitivi e  si da risalto a chi è migliore degli altri, operando spesso un confronto e  valorizzando implicitamente comportamenti spavaldi e aggressivi (rinforzandoli con attribuzioni positive :“ha carattere il ragazzo/a “ ).
  • Nel gruppo dei pari viene premiata l’apparenza e prevale un ‘atteggiamento da falso sé : si dà credito alle voci,  alle chiacchere che vengono usate per squalificare l’immagine di una persona e la sua reputazione.
  • Non si da peso ai traumi che i ragazzi possono aver vissuto ( abusi sessuali, maltrattamenti, aggressioni fisiche, incidenti, lutti,  malversazioni  o un’ostracismo costante e ripetuto nel tempo )

Come si può prevenire la tossicità di un ambiente relazionale ?

  • Fornire la possibilità di spazi di ascolto , non giudicanti , meglio ancora non interpretativi : a volte il silenzio  e l’accoglienza fanno molto di più delle  parole .
  • Favorire il contatto con il corpo attraverso  tutte le attività che coinvolgono il fisico, possibilmente  nella dimensione non agonistica( Danza, Pilates, Body –mind centering, Rolfing, Fieldenkrais ) per   non farsi trascinare da pensieri giudicanti , negativi, ossessivi.
  • Accedere a pratiche ( Mindfulness ,http://www.psicologimagenta.it/la-mindfulness-per-i-bambini-e-i-ragazzi-un-semeunisolauna-stella/, Yoga e altre pratiche di meditazione ) che aiutano a incrementare le capacità di stare nel presente, per evitare di vivere nel passato ( ripetendo vecchi schemi e modelli invalidanti )   e mantenersi aperti  alle novità delle esperienze.
  • Aiutare i ragazzi a prendersi cura nella loro vita quotidiana delle loro azioni riguardanti il sonno, l’alimentazione e di come passano il tempo libero.
  • Trasmettere che quello che veramente conta è il processo e non il risultato finale  può essere rilassante e favorire lo sviluppo di una consapevolezza  che apprezza  i fallimenti e gli insuccessi come momenti passeggeri e accetta  i propri  tempi e ritmi personali senza doversi adeguare a quelli degli altri : ” la vita non finisce con le scuole medie o le superiori “.

Tutto cio’ puo’ aiutare  i ragazzi a sentirsi accolti in un senso concreto, non astratto e favorire un senso di appartenenza che puo’ ridare spazio al futuro .(http://www.psicologimagenta.it/il-tempo-adolescente/).

Una visione integrata della psicoterapia che include gli ultimi studi nel campo delle Neuroscienze, della psicologia animale e delle ricerche sui traumi, e in particolare la psicoterapia senso motoria,  cerca di integrare creativamente  queste funzioni  ( con  particolare  attenzione ai traumi  e all’ attaccamento dell’eta’ evolutiva ) per sviluppare competenze che aiutino a diminuire le ansie, ad affrontare il vuoto della depressione e  superare la solitudine.

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Sicuro di essere nel panico ? Modi per gestire lo stress e i disagi psicosomatici

I

  1. Le persone soffrono spesso di ansia di natura psicosomatica che si radica di solito in esperienze traumatiche e stressanti legate alle relazioni passate. Di fronte ad un dolore percepito come intollerabile, ci si dimentica che il corpo possiede una intelligenza naturale specifica.
    Laura lavora in un officina e lamenta un forte mal di schiena e ha frequenti crisi d’ansia.
    Valeria è una professoressa insoddisfatta della relazione coniugale con un disturbo alimentare.
    Maura ( i tre nomi sono inventati ) è una mamma che allatta con frequenti emicranie che la costringono molte volte a letto.
    In tutte queste situazioni il corpo e la mente hanno smesso di dialogare tra loro e manifestano un disagio che sfocia in sintomi fisiologici (di natura psicosomatica ) che vanno ad incidere sulla sfera lavorativa, familiare, amicale o di coppia.
    Le persone si sentono esistenzialmente ferme e questo blocco interiore investe, sia la crescita affettiva e relazionale, sia la libera circolazione delle energie sensoriali e motorie.
    Generalmente, di fronte a questi disagi, si cerca una soluzione tendendo a rivolgere l’ attenzione esclusivamente alla mente o al corpo, mentre si sottovaluta spesso la possibilità di lavorare con entrambi , riorganizzando cosi,  sia il modo in cui comunicano tra loro, sia l’interazione tra le varie parti che li costituiscono , quelle fisiche, come la pelle, i fluidi, le viscere, le ossa,etc., quelle psicologiche, come la parte maschile e femminile , quella adulta e quella bambina…
    Quando si percepisce un malessere fisico siamo così abituati a cercare spiegazioni con le parole, formulando interpretazioni, che la mente comincia a lavorare , i pensieri proliferano saturandola  e ingolfandola : tutto ciò richiede una grande quantità di energia e ci sentiamo scarichi , svuotati.
    Il problema è che i modelli con i quali costruiamo interpretazioni derivano da schemi basati sulle esperienze passate.
    Se la nostra storia è costellata da ferite relazionali e affettive o episodi traumatici in cui ci siamo sentiti sopraffatti emotivamente , tendiamo a costruire delle anticipazioni negative di quello che sta accadendo.( Kurtz 1990, Sills 2008,  Ogden 2006, Van Der Kolk 2014)
    In questi casi è probabile che, quando stiamo percependo una tensione muscolare, uno spasmo o un fastidio elevato nel corpo , un meccanismo di allarme si attivi e una voce interiore ci metta in guardia preparandoci al collasso :“Ho un ‘attacco di cuore ! “, “ sto morendo !” , parole di solito associate ad immagini disturbanti che ci riportano indietro nel tempo ai momenti in cui i nostri bisogni sono stati negati o trascurati.
    Questa modalità di registrare ed elaborare l’esperienza di stress attuale ha un ’effetto immediato sullo stato emotivo generando paura e confusione che si riversa successivamente sul corpo sotto forma di palpitazioni, nausea, tremore, asciuttezza nella bocca e sensazioni di soffocamento.
    Il malessere fisico aumenta gettandoci nel panico.
    Trovare qualcosa che ci riporti in uno stato di calma e consenta di interrompere questa comunicazione negativa tra il corpo e la mente,piuttosto che cercare qualcosa da fare, permette di ristabilire un sentimento di fluidità e di benessere nel corpo .
    Possiamo riconciliare il corpo e la mente dandoci il permesso e il tempo necessario per osservare quello che accade e stare con le nostre sensazioni , dando a loro il permesso di muoversi, di respirare e di risuonare in qualsiasi modo vogliano.
    Ancorati al presente e osservando semplicemente le sensazioni , seguendole nel loro continuo mutare ci affidiamo alla intelligenza naturale del corpo e alla sua salute di base.
    Se ci esercitiamo al dialogo somatico facendo comunicare in maniera cooperativa e non conflittuale parti e aspetti del corpo e della mente possiamo scoprire e scegliere che : “ Sto fondamentalmente bene “, “ non c’è nulla che non vada in me ora “, “è tutto ok “, “ sono in salute adesso”. 

    Se noi stiamo sul presente e quello che semplicemente ci sta segnalando  il corpo nel qui e ora senza respingere né trattenere le sensazioni, possiamo darci la possibilità di osservare come si trasformano , cambiano forma e prendono direzioni diverse.

    Per questa via,  rivolgendo l’ attenzione verso alcuni aspetti dell’ esperienza di stress nel qui e ora possiamo interrompere i circuiti mentali abituali , gli schemi negativi che ci bloccano e ci condizionano a ripetere sempre in maniera automatica e inconsapevole la stessa risposta, lo stesso comportamento.
    E in un secondo momento possiamo scoprire gradualmente come gli schemi di esperienza che ci inibivano erano strettamente collegati a parti psicologiche radicate nella nostra storia passata.
    A volte sono sufficienti poche sedute, dove si suggeriscono abitudini di vita diverse            ( il tipo di alimentazione, le ore dedicate al sonno , etc.) , si individuano gli eventi di scatenanti , le cause e gli effetti dello stress, si ricostruiscono e si da senso agli episodi significativi ( sia piacevoli che dolorosi ) della propria storia e si impara qualche strategia di rilassamento per generare già qualche cambiamento interiore e nel comportamento .
    Altre volte sradicare le origini del malessere richiede più tempo e rende necessario la combinazione della pratica della Mindfulness , cioè il prestare attenzione in maniera intenzionale al qui e ora senza giudicare ciò che è giusto o sbagliato , con la Psicoterapia  Sensomotoria e il dialogo somatico,
    per superare gli stalli evolutivi o le crisi personali e sviluppare una maggiore consapevolezza del corpo e dei processi mentali sostenendo l’introspezione, la relazione e l’esperienza in modo non violento .

mindfulness sensoriale: esercizi facili

Il corpo e il cervello dialogano tra loro.  Imparare a comprendere come si rapportano a vicenda attraverso la mindfulness orientata all’ascolto corporeo ci può aiutare a vivere meglio.

La cultura in cui viviamo ci spinge a separare il corpo dalla mente . Noi tendiamo a pensare l’intelligenza come qualcosa che proviene dal cervello e crediamo che il cervello sia la sede che controlla il corpo. Sarebbe più esatto considerare  il cervello come il coordinatore dei segnali che arrivano dal corpo , il posto che li decodifica e regola gli stimoli e a sua volta viene organizzato dalle informazioni che provengono dai vari organi del corpo e dai vari sistemi del corpo attraverso i sensi, il sangue e i muscoli.

L’ evoluzione del nostro cervello ci ha fornito tanti guadagni intermini di sviluppo tecnologico, sociale ma ci ha allontananti dalla natura ( si veda l’inquinamento , l’alienazione tecnologica, l’iperconsumismo e  la distruzione crescente delle risorse naturali  ) e ci costa in termini biologici ( pensiamo  solo a quanto energia brucia la nostra materia grigia in confronto agli altri mammiferi e  in proporzione al nostro corpo !!!)

Per questo motivo è utile imparare a riconoscere come il nostro corpo influenza il cervello e quindi il nostro modo di vedere la realtà.

Spesso chi dedica maggiore attenzione al corpo tende ad usarlo come mezzo per ottenere una performance o per abbellirlo e migliorare la sua forma estetica.

Non facciamo  invece mai abbastanza attenzione al fatto che il corpo e la mente non esistono da soli e che  crescono insieme per tutta la durata della vita.

Questo lo potete valutare da voi dedicando qualche minuto di tempo a questo semplice  esercizio: provate a far assumere al vostro corpo una postura rigida e notate le emozioni che provate  e i pensieri che emergono , sotto forma di parole o immagini, successivamente assumete una postura morbida , più rilassata e osservate di nuovo cosa succede nella vostra esperienza interiore, a livello di cuore e mente.

Se siete ancora più curiosi potete provare questo esercizio procedendo al contrario, partendo dalle funzioni “superiori “, quelle del nostro cervello, quindi focalizzate la vostra attenzione su pensieri o convinzioni negative e provate a vedere come il vostro corpo reagisce a questo, infine, concentratevi su un  pensiero positivo e notate che  le vostre emozioni cambiano,  e  le risposte del corpo  , nella postura , nella qualità  del vostro respiro .

Probabilmente  se vi siete concessi il  tempo sufficiente per ascoltare le  risposte provenienti dal corpo e dalla mente  avrete cominciato a notare come le credenze influenzano il  modo di  stare con il corpo  e la modalità con cui ci rapportiamo ad esso  contribuisce a farci vedere le cose in maniera diversa e ci dispone a stare bene o male.

Riconoscere come questi  elementi organizzano profondamente  la nostra esperienza,  a tutti i livelli, rappresenta il primo passo verso una maggiore conoscenza di se stessi e una migliore gestione delle proprie parti interiori.

Quando è l’orecchio che legge i libri

La voce materna è una delle prime esperienze sensoriali che il nascituro vive . Il contenimento procurato dal suono della voce materna stabilisce un profondo legame di attaccamento .E stupefacente quindi che nella lettura dei testi la vista sia sempre stato l’organo più sopravvalutato , ma tutti gli amanti della lettura sanno quanto piacere fornisce la lettura se vengono coinvolti gli altri sensi ( provate a riprendere un vecchio libro o avvicinarlo al naso per sentirne l’odore o sfiorarne la consistenza con le mani e osservare quali immagini o ricordi d’infanzia vengono rievocati alla mente ).
Sappiamo inoltre che i bambini piccoli di fronte ad un nuovo oggetto come il libro imparano a conoscerlo partendo dalla bocca ed esplorandolo con i denti , la lingua , le labbra .
Il pregiudizio della vista come senso dominante per secoli ma di recente comincia a vacillare . In particolare , dei cinque sensi, l’udito  è stato rivalutato e valorizzato attraverso la diffusione delle esperienze di lettura ad alta voce e la crescente espansione degli audiolibri .La nostra sensibilità all’ascolto è comparsa nella storia dell’evoluzione umana molto prima della nascita della scrittura.
Quindi da un punto di vista evolutivo il suono stimola le risposte nelle aree del nostro cervello più antiche e primordiali .
L’ascolto è collegato a zone del  cervello deputate a controllare i movimenti e le risposte emotive . Per questo motivo la lettura di un audiolibro attiva più facilmente le nostre emozioni e le risposte più evocative e naturali. Può essere di aiuto in contesti dove viene richiesta una messa in scena ( come nella preparazione di una rappresentazione teatrale) o nei contesti di apprendimento (dove ad esempio viene diagnosticata una difficoltà di lettura e comprensione del testo )
Noi umani possediamo un orecchio interno, quello spazio recettivo che accoglie le emozioni e le sensazioni evocate dalle parole e un ‘orecchio esterno che riceve gli stimoli auditivi. La voce può avere un volume, un timbro, un tono diverso e tutte queste sfumature sono essenziali alla comprensione di ciò ch viene comunicato .
L’orecchio umano non è particolarmente competente rispetto ad altri animali ma ha una straordinaria sensibilità alle sottili sfumature del parlato quelle legate ai significati e alle astrazioni del linguaggio umano.
L’inflessione , il colore e il calore della voce , la cadenza, il ritmo , l’intonazione che facilitano la possibilità di vivere in maniera più corporea la lettura di un testo permettono di conservare nella memoria più facilmente le parole .
Vi invitiamo a questo punto a fare un‘esperimento : provate ad ascoltare un audiolibro senza interrompere le altre attività quotidiane facendovi accompagnare dalla voce lasciando che la mente e il corpo si immergano in una nuova dimensione temporale e spaziale , forse comincerete a notare , se seguite la storia o meglio l’immagine della storia che si va producendo nella testa, come gli altri sensi si attivano permettendovi di passare liberamente dalla storia a quello che state facendo come un’unica e fluida narrazione , la storia della vostra vita quotidiana.

Il corpo nella mente

Il corpo ha un suo linguaggio. Imparare a comprenderlo ci aiuta a vivere meglio.

La cultura in cui viviamo ci spinge a separare il corpo dalla mente . Noi tendiamo a pensare l’intelligenza come qualcosa che proviene dal cervello e crediamo che il cervello sia la sede che controlla il corpo. Sarebbe più esatto considerare il cervello come il coordinatore dei segnali che arrivano dal corpo , il posto che li decodifica e regola gli stimoli e a sua volta viene organizzato dalle informazioni che provengono dai vari organi del corpo e dai vari sistemi del corpo attraverso i sensi, il sangue e i muscoli.

L’ evoluzione del nostro cervello ci ha fornito tanti guadagni in termini di sviluppo tecnologico, sociale ma ci ha allontananti dalla natura ( si veda l’inquinamento , l’alienazione tecnologica, l’iperconsumismo e la distruzione crescente delle risorse naturali ) e ci costa in termini biologici ( Si pensi solo a quanto energia brucia la nostra materia grigia in confronto agli altri mammiferi e in proporzione al nostro corpo !!!)

Per questo motivo è utile imparare a riconoscere come il nostro corpo influenza il cervello e quindi il nostro modo di vedere la realtà.

Spesso chi dedica maggiore attenzione al corpo tende ad usarlo come mezzo per ottenere una performance o per abbellirlo e migliorare la sua forma estetica.
Non facciamo invece mai abbastanza attenzione al fatto che il corpo e la mente non esistono da soli e che crescono insieme per tutta la durata della vita.

E si influenzano reciprocamente mentre interagiscono tra loro secondo un ciclo continuo: dalla memoria e i significati verso ogni singolo tessuto e organo e viceversa.

Questo lo potete valutare da voi dedicando qualche minuto di tempo a questo semplice esercizio: provate a far assumere al vostro corpo una postura rigida e notate le emozioni che provate e i pensieri che emergono , sotto forma di parole o immagini, successivamente assumete una postura morbida , più rilassata e osservate di nuovo cosa succede nella vostra esperienza interiore, a livello del cuore e della mente .

Se siete ancora più curiosi potete provare questo esercizio procedendo al contrario, partendo dalle funzioni “superiori “, quindi focalizzare la vostra attenzione su pensieri o convinzioni negative e chiedervi ” come vivo nel corpo questo, proprio adesso, in questo preciso momento ‘” , infine, concentratevi su un pensiero positivo e notate come le vostre emozioni cambiano, e come il corpo reagisce a questo, nella postura , nella qualità del vostro respiro .

Probabilmente se vi siete concessi il tempo sufficiente per ascoltare le risposte provenienti dal corpo e dalla mente avrete cominciato a notare come le credenze influenzino il modo di stare con il nostro corpo e come la modalità con cui ci rapportiamo al corpo contribuisce a farci vedere le cose in maniera diversa e ci dispone a stare bene o male.

Riconoscere come questi elementi organizzano profondamente la nostra esperienza, a tutti i livelli, rappresenta il primo passo verso una maggiore conoscenza di se stessi e una migliore gestione delle proprie parti interiori.

Pensare con il corpo : la terapia sensomotoria

Non riuscite a sentire le vostre sensazioni oppure  non siete in grado di descriverle ?

Può accadere che in alcuni momenti più critici della vita  la mente prenda il sopravvento  negando  al corpo l’ascolto e sebbene non siano accaduti eventi traumatici, a causa dei quali  potreste essere spaventati  dai segnali fisici,  tendete a  rimuginare sul passato, desiderate avere il controllo su quello che vi capita e vi sta  intorno o più semplicemente preferite intellettualizzare e dare molta importanza alle parole e ai discorsi .

Tutto questo processo funziona perfettamente fin quando si tratta di programmare , progettare , eseguire dei compiti e delle richieste,  tuttavia può creare problemi  se  si usa  questa modalità  per stare con se stessi o entrare in relazione con gli altri.

L’inconveniente  nasce nel momento in cui entriamo nel campo delle relazioni e degli affetti perché gli schemi mentali che abbiamo appreso con il tempo vengono applicati in maniera seriale e ripetitiva ostacolando il benessere.

Questi schemi mentali comprendono delle credenze che ci dicono cosa è giusto o sbagliato , dei vissuti emotivi e sensazioni fisiche vincolanti .

Ad esempio se  ho   imparato a non fidarmi delle persone che al primo approccio mi sorridono , di fronte ad una persona che si presenta in questo modo, proverò sentimenti di rabbia e sensazioni di disgusto che mi spingeranno ad  evitare lo sguardo oppure a corrucciarmi  comunicando qualcosa come “ cosa vuoi tu da me ?”, di conseguenza  la  postura  di chiusura  e i gesti di rifiuto esprimeranno questo pensiero .

In questo caso il passato ritorna schiacciando il futuro e le sue possibilità .

Le reazioni difensive avvengono in maniera automatica,  al di là della consapevolezza, oppure vengono  riconosciute, ma lo schema mentale che viene attivato è una routine implicita cosi radicata nel corpo che resiste ad ogni  analisi o messa in discussione verbale .

Purtroppo questi  atteggiamenti  impediscono di essere presenti e vivi al momento presente.

I pensieri  trascinano l’esperienza  in un vortice di pregiudizi e aspettative creando un distacco da quello che il  corpo potrebbe vivere nel qui e ora.

Spesso  si tratta  di una strategia di sopravvivenza per non soccombere a sensazioni ed emozioni negative.

Se mi offrissi l’opportunità di esplorare i  pensieri potrei trovare delle credenze che mi spingono a non fidarmi delle persone  che sorridono  e probabilmente scoprirei che nel corso della mia vita ho  incrociato  una persona che mi ricorda quella attuale che si è rivelata sgradevole  o mi ha ferito profondamente .

Per risalire ai pensieri è essenziale rimettere in moto  le sensazioni con un ritmo lento , graduale , consapevole   recuperando la  capacità di sentire e di  ascoltare il corpo che  si è allontanato gradualmente  dalla nostra coscienza .

Nel corpo è infatti depositato ciò che ci  ha ferito o traumatizzato nel passato e quindi è li che si nasconde la chiave per guarire .

Per questo motivo quando siamo intrappolati in schemi o modelli mentali che ci impediscono  di stare bene con noi stessi o gli altri è necessario entrare in contatto con il  corpo grazie a delle attività che impieghino il movimento  del corpo ( senza dover competere o dover raggiungere delle prestazioni ) per viverlo meglio e    imparare a prendersi cura attraverso una  terapia che non si fermi solo alla storia, ai sogni e ai simboli ma che comprenda anche  l’osservazione dell’esperienza corporea e senso motoria .

Sintonizzarsi di nuovo con il corpo in maniera compassionevole e gentile per studiare com’è organizzata la nostra esperienza ci consente di sbloccare quello che ci impedisce di sentirci vivi.

Il cinismo e i suoi effetti sull’anima

Vivere in una comunità solidale orientata al bene comune costituisce il principale fattore ambientale nel determinare la salute mentale delle persone.

È curioso come, di solito,  ci scordiamo questo elementare assunto in una società dove predomina la  spinta all’individualismo .

Da Diogene in avanti il cinismo è stato un sentimento molto presente nella vita pubblica, ma, dall’ultimo scorcio del secolo scorso, ha cominciato a farsi strada  dovunque nella psicologia quotidiana.

Quante volte ci è capitato di sentire o di avere pensato “ Ma non c’è differenza , sono tutti uguali ! Tutti corrotti !” in queste parole risiede l’essenza dello spirito cinico : eliminare ogni  sfumatura,  appiattire tutte le distinzioni nel segno di una comune insensibilità e disprezzo per i valori, una istintiva pulsione alla sopravvivenza .

La diretta conseguenza di ciò è che “ se gli altri lo fanno, perché non dovrei farlo anch’io “, una constatazione fredda   che esprime una sfiducia nei confronti di coloro che ci circondano e che ci rende disponibili ad ogni comportamento .

Il sentimento cinico comporta  considerare  gli altri come ostacoli da rimuovere nella corsa  alla propria  realizzazione personale e, arrivati a  quel punto,  il passo dal trattare se stessi e gli altri come delle macchine con il pilota automatico  diventa breve.

Il cinismo può forse  favorire a raggiungere il potere e il successo personale,  ma non porta di certo a stare bene con se stessi e gli altri .

Il cinismo rafforza le difese, mette a distanza gli altri , crea barriere e separazioni e alimenta la paura e la disperazione. E spesso carica il corpo di tensioni eccessive pronte a scoppiare:  tensione fisica , rigidità muscolare , disturbi psicosomatici.

E’ un umorismo freddo quello che protegge lo spirito cinico dal contatto con gli altri  e propaganda la durezza della vita.

Il cinismo diventa una tossina che cresce e si alimenta di ogni esperienza traumatizzante, ogni offesa o frustrazione della vita e che si espande attraverso la paura, il dispiacere e la disperazione.

Sappiamo che credere nell’eliminazione della povertà e nella realizzazione di una società fondata sull’uguaglianza  dove le relazioni tra le persone saranno armoniose e funzioneranno rappresenta  un’illusione che determina ancora maggiore sofferenza.

Ma lavorare su sè  stessi per rendere più vivibile il presente , scegliere di dare più fiducia alla vita , imparare a rispettarla nelle sue diverse forme a partire da quelle meno visibili come  l’aria che circonda, il soffio  della natura, del nostro respiro o da quelle più fragili, i bambini, gli anziani, gli animali può essere un modo per instaurare  un rapporto più autentico con noi stessi,  uno sguardo  diverso sul presente e sul mondo che condividiamo.

Entrare in contatto con le parti più profonde di noi stessi per entrare in risonanza con gli altri : è questo il succo dell’empatia .

Significa sentire la sofferenza per accorciare  la separazione  tra noi e gli altri , perché mentre  i nostri cuori sono ben aperti davanti alla sofferenza, quella nostra e quella degli altri ,  anche altre emozioni, quali la gioia , la felicità si possono a quel punto dischiudere più facilmente .

Per essere empatici non è necessario ricorrere a principi o modelli ideali, è sufficiente farsi guidare dall’intelligenza emotiva degli animali : osservare meglio il loro comportamento, la loro capacità di fermarsi davanti al dolore e di prendersi cura dei loro simili in situazioni di difficoltà.

In questo modo potremmo notare che   l’egoismo e  l’indifferenza sono  pulsioni meno “animali” di quanto si creda, mentre l’impulso altruistico appartiene al nostro corredo genetico di base , quello condiviso con gli altri esseri viventi del pianeta, alla nostra essenza più intima ( a dispetto di quanto afferma  sia chi professa la morale,  sia chi pubblicizza il cinismo )….

La vergogna un sentimento che fa scomparire

Quanto nascondiamo di noi stessi agli altri ?

Quante volte ci impediamo di gioire e  soffrire pienamente?

La vergogna è un sentimento  che impedisce di  vedersi per come si è veramente e di conseguenza  di comportarsi  liberamente .

Questo sentimento nasce da un senso di inferiorità, una bassa autostima, una cattiva immagine di se stessi.

Spesso le persone che vivono questo sentimento  si sentono sbagliate o cattive e questa percezione di se stesse le spinge a controllare il proprio modo di essere e di come appaiono agli altri .

Ciò può creare difficoltà nelle relazioni  amicali, sentimentali e lavorative.

La paura di essere giudicati spesso genera una profonda diffidenza verso gli altri, comportamenti di chiusura ed isolamento  finalizzate ad evitare le relazioni , sperando in questo modo di sbarazzarsi dalla possibilità di soffrire ulteriormente.

Un trauma oppure una relazione di attaccamento insicura con le figure adulte vissuto durante l’infanzia ha l’effetto di creare una profonda ferita interiore che genera una difficoltà a viversi a proprio agio nel corpo oppure a giudicare ciò che si prova o si pensa come qualcosa di intollerabile rafforzando sempre di più l’idea di essere indegni e alimentando il desiderio  di scomparire .

La disperazione può toccare livelli intensi fino al desiderio  di farla finita, a questo punto il suicidio sembra essere l’unica soluzione rimasta per liberarsi di tutto questo dolore.

La vergogna si manifesta in comportamenti  fisici o somatici quali lo sguardo basso, le spalle incurvate, una postura più afflosciata, un’andatura sghemba, la voce flebile, il rossore sul volto, una sudorazione eccessiva….

Se si esplora a fondo dentro di sè si individueranno delle convinzioni profonde che possiedono la caratteristica dell’obbligo e del vincolo:“devi essere in questo modo  “, “non puoi essere o mostrarti in quest’altro modo“,”il mondo è fatto cosi”,” nella vita bisogna comportarsi in questa maniera”,“tu non sei adatto per questo ” e cosi via….

Per superare  la vergogna  è necessario riconoscerne l’origine , superare le barriere difensive che impediscono di guardare dentro,  sciogliendo le tensioni che prima di tutto si creano  nel corpo  e il individuare il loro legame con la mente .

Focalizzando l’attenzione sulle sensazioni, il movimento, la gestualità , il respiro e  la voce si può riprendere contatto con se stessi.

Sollevando i pesi che si portano dentro, riconoscendo l’infondatezza di certe convinzioni profonde che si ritengono vere e scontate, prendendo coraggio a vedere ciò che è pieno , non ciò che è vuoto,  e ciò che è piacevole, migliorando  l’accettazione di se stessi, sviluppando interiormente  uno sguardo compassionevole e a amorevole verso se stessi, il  corpo , le  emozioni , allora si potrà tornare  a  vivere,  finalmente liberi dalla paura del giudizio.

Io sono qui: una base sicura per affrontare il dolore, l’ansia e la depressione.

Non vi siete mai sentiti almeno una volta nella vita al sicuro, lontani da ogni pericolo e preoccupazione?

Sentire il vostro cuore espandersi , da qualche parte dentro di voi aprirsi un oasi di tranquillità e di calma, un sentimento di gioia pervadervi,  come se una specie di grazia leggera vi  toccasse  proprio in quell’attimo.

Se ci fate caso, non è una sensazione che se ne va via immediatamente , le si può prestare attenzione, lasciare che prenda spazio e forma, la si può cullare dolcemente e permetterle di svilupparsi, di allargarsi dentro.

In quel momento siete in uno spazio protetto,  dove niente e nessuno vi può disturbare e  potete essere voi stessi e i pericoli , le paure e le angosce si mantengono lontani.

Bene,  avete trovato il vostro  posto sicuro !

Che cos’è esattamente il posto sicuro ? E’un luogo dove vi sentite protetti, uno spazio tutto per voi stessi, simile alla stanza tutta per sé  di Virginia Woolf.

Se vi siete abbandonati a queste sensazioni, a questo punto coglierete l’arrivo di un’immagine mentale : una casa sull’albero, una radura in mezzo al bosco, un campo di girasoli, una spiaggia deserta, una stanza raccolta, una poltrona comoda, una panchina nascosta. Spesso a questi posti si associano suoni, profumi , sensazioni tattili , sapori….  Questi luoghi  appartengono a dei ricordi d’infanzia che vi  sono cari,  altre volte sono posti in cui siete stati che   hanno lasciato un segno indelebile nel vostro cuore, altri sono luoghi immaginari, della fantasia in cui trovate un ambiente che  trasmette serenità, calma , armonia.

Ognuno ha il suo  luogo sicuro differente da quello degli altri….può appartenere al passato , può essere piccolo, grande, ma tutti  hanno in comune di essere speciali e di essere circondati da un’aura di  stabilità in cui non si avverte pericolo , ansia o dolore.

Non è sempre facile trovarlo e forse può essere a volte faticoso rintracciarlo, se una persona  non si è mai sentita veramente  al sicuro nella sua vita  a causa di tante difficoltà e problemi oppure può accadere che sia andato perso e non si  riesca  più a trovarlo a causa di eventi  traumatici che hanno travolto l’equilibrio e la pace interiore. Spesso in questi casi una terapia può sbloccare questa situazione di sofferenza e di arresto.

Provate a prestare attenzione al vostro  corpo prendendo una pausa dalla frenesia delle attività quotidiane, rallentate la velocità e rivolgete attenzione al centro del vostro essere , del vostro petto, lo trovate , è lì in qualche parte del nostro corpo, c’è sempre stato,  un’ energia  che sgorga da dentro quando vi  sentite uniti, in armonia con voi stessi : un  rifugio dell’anima.

Il nucleo  pulsante , vibrante del posto sicuro è costituito dalle sensazioni che sono accompagnate dalla consapevolezza del respiro perché il respiro vi permette di ancorare le immagini al corpo e  non volare via con i pensieri.

Se il posto sicuro è autentico ed incarnato lo vivete adesso , nel momento presente .

Quando ci sono delle difficoltà si possono adottare le seguenti strategie : si può partire da un’immagine di bellezza e luminosità e si usa questa immagine per esplorare  nei ricordi oppure si prova a intercettare dentro di sé una sensazione di benessere, di piacere e a sintonizzarvi con essa; se neanche questo funziona, si può provare a partire da un aspetto di voi stessi che vi piace per cui vi sentite bravi, forti, in gamba e si comincia da quel punto a ri-costruire un ambiente sicuro.

Ognuno ha il potere e la libertà  di trovare il proprio rifugio interiore. 

Da donna a donna.La donna soggetto di letteratura

Dalla mia prefazione al libro della Prof.ssa Gian Piera Leone che raccoglie le testimonianze scritte ed interviste di donne che narrano la condizione femminile tra fine 800 ed inizio 900 come elaborato finale del corso di letteratura per l’Università della terza età di Trecate.

 Gli esseri umani sono intessuti di ricordi, essi sono la trama nella quale sono intrecciati i desideri, fantasmi, pensieri ed emozioni che si vivono ogni giorno.

La memoria è una facoltà fragile, sottoposta a continue revisioni e aggiustamenti, persino deformabile a seconda delle nostre esigenze, consapevoli o inconsapevoli.

Nonostante la materia vulnerabile di cui sono fatti i nostri ricordi, a loro costantemente ritorniamo per dare un senso alla nostra vita e provare ad  orientarci nel futuro.

L’impresa delle donne del Progetto del corso di letteratura  condotto da Gian Piera è preziosa in particolare per due motivi: prima di tutto restituisce a noi lettori il clima della condizione femminile tra ‘800 e ‘900 permettendoci di sentire attraverso le parole il valore di vite passate in un tempo diverso da quello attuale; inoltre ha consentito a tutte loro di lavorare per ricostruire la propria vita interiore.

La vita acquista un senso e una armonia diversa nel momento in si  fa ordine nel proprio mondo interiore recuperando i ricordi nella loro interezza evitando sia di  scartarli che di accatastarli.  

Infatti, la spinta ad integrare i ricordi delle proprie esperienze, piacevoli e spiacevoli,  in un insieme  coerente,  rappresenta un bisogno essenziale dell’animo umano. 

Nello scorrere queste storie si  avverte tra le righe lo sforzo delle  persone intervistate a  recuperare i propri ricordi , anche quelli dolorosi, per percepire l’originalità della propria storia e quindi della propria esistenza.

Storie di donne  che, nell’affrontare  e conciliare vita sentimentale,  cura dei bambini e  tempo di lavoro, elaborano piano piano la propria identità femminile con coraggio e dignità ammirevoli.   

L’esperienza della scrittura e dell’intervista fornisce l’occasione per  porsi domande sul proprio percorso esistenziale e sul ruolo di nipoti, figlie, madri , mogli e nonne immerse fin dalla nascita in una fitta trama di  relazioni: è interessante osservare come ogni scrittura  faccia riferimento fin dall’inizio alla propria posizione nella trama generazionale e  familiare .

In questo passaggio di eredità tra le diverse generazioni  si può cogliere il processo spesso doloroso e a volte incompiuto delle donne del secolo scorso nel liberarsi del peso del passato per diventare soggetti consapevoli della propria affettività e della propria autonomia.   

Buona lettura.