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Io e Anna

La gente ricca non ti poteva soffrire . E tuo padre,  che era ricchissimo, non ti poteva soffrire nemmeno lui. E tu non volevi bene a nessuno e nessuno veniva da te alle sedute. E anche i miei genitori odiavano me, e cosi pure facevano H. , W. e A. Tutti ci odiavano al mondo , anche la gente che non ci conosceva, anche i morti. Così tu volevi bene solo a me e io solo a te e noi stavamo sempre insieme. Tutti gli altri erano molto ricchi , ma noi eravamo poverissime. Non avevamo niente , nemmeno i vestiti , perché ce li avevano portati via . Nella stanza era rimasto solo il divano , sul quale noi dormivamo insieme

La fantasticheria di una bambina ad Anna Freud durante una seduta di gioco.

( ai primi di Giugno del 1938, in una  Londra non ancora devastata dai bombardamenti, arriva Freud, anziano e  malato, accompagnato dalla figlia fuggendo da Vienna già occupata dai nazisti; Ora al 21 di Maresfield Gardens  di Londra dove Anna Freud vedeva i bambini nella stanza da gioco si trova l’Anna Freud Centre ).

 

RECENTI PUBBLICAZIONI IN ITALIANO  PER SAPERNE DI PIU‘:

Legami e libertà, lettere di lou Andreas -Salomè e Anna Freud, traduzione di Laura Bocci,La tartaruga , 2012

Gemma Trapanese, Anna: <<figlia d’oro>>, in P.Cupelloni ( a cura di ), Psicoanaliste, franco Angeli, 2012 pp.82-102

A ciascuno la sua terapia: psicoterapia integrata e neuroscienze

Eric Kandel autore di molti libri affascinanti sul rapporto tra neuroscienza , arte e psicoterapia durante un’interessante intervista sottolinea la necessità di un rapporto sempre più fertile  tra psicoanalisi, psicoterapia  e neuroscienze.

Ed evidenzia come le psicoterapie, se opportunamente modulate su quel paziente specifico che esprime  la sofferenza secondo quella modalità tutta sua, possono generare modificazioni che riguardano le  connessioni sinaptiche e quindi la  struttura del cervello.

Il  rispetto della persona  che chiede aiuto, della sua sofferenza e del suo sintomo  rappresenta il primo passo per evitare di fornire risposte preconfezionate. Ascoltare , dare supporto e sicurezza sono le vie per poter accedere alle emozioni e  costruire uno  spazio di contenimento dentro il quale elaborare e sciogliere i blocchi relazionali o interni.

La mindfulness, l’EMDR, la psicodinamica, la mediazione, le tecniche corporee ed esperienziali cosi come quelle cognitive ed emotive  sono gli  strumenti che abbiamo nel nostro zaino…ma i tempi e i modi per applicarli sono flessibili e diversi per ognuno.

Un passo alla volta ( procendendo a tratti  lentamente ed in altri  più velocemente ) il percorso si  definisce e ogni persona  trova   la sua strada  per conoscere e curare l’ anima.

Un’augurio : che ognuno possa trovare la sua via !

Vie di uscita dallo stress e dall’infelicità

Perché non sono  felice ? Questa domanda rivela la facilità con cui mille distrazioni oscurano la consapevolezza interiore  e allontanano  dal contatto profondo con se stessi.

Proviamo intanto a chiederci ” Che cosa ostacola la mia felicità ?…..”

Forse siamo insoddisfatti della vita che conduciamo perché ci ostiniamo a perseguire   obiettivi irraggiungibili ( una casa o un auto più grande, diventare visibili e famosi..etc) ?  Attaccandoci a delle illusioni ( il successo personale ,la società perfetta,  la pace in tutto il mondo… )  o  desiderando fatti  che non si realizzano ( “mi aspettavo che quella persona si comportasse in maniera diversa con me..”.) ? Oppure perché rifiutiamo ciò  che stiamo vivendo ( dolore, frustrazione, impotenza, tristezza… )  in nome di qualcos’altro che non è presente  in quel momento nella nostra vita ? Spesso  dimentichiamo  di soffermarci sulle  piccole cose che fanno parte della quotidianità, che spesso diamo per scontate ( un paesaggio,una pianta,  un animale , una persona ) e  di coltivare una maggiore presenza nei  confronti di  noi stessi….

Simon Weil, da qualche parte nei suoi scritti, affermava che ogni volta che dedichiamo attenzione a qualcosa di specifico distruggiamo una parte di male in noi stessi e nel mondo che ci circonda.

Ognuno di noi sa istintivamente , se si guarda dentro con calma e sincerità , qual’ è la direzione giusta da prendere , poi si tratta di impegnarsi in quella direzione, anche con piccoli passi e  un po’ per volta, senza giudicarsi per quello che non si è riusciti  a fare .

In questo senso la mindfulness può essere un buon strumento di esplorazione e un efficace allenamento per nutrire lo spirito ed equilibrare il corpo e la mente.

La mindfulness può essere un valido aiuto perchè rinforza l’attenzione e  permette di ancorarci al presente radicandoci meglio nel corpo evitando in questo modo di perderci nei pensieri, preoccupazioni e rimuginii.

A volte  semplicemente  l’intenzione di comprendere come siamo fatti dentro e di poter stare meglio può esercitare un cambiamento, perché questo proposito ci spinge sia  a dedicare tempo ed energia verso lo spazio interiore, sia a riporre maggiore fiducia nelle nostre capacità interiori.

Prendersi cura di se stessi  significa diventare più consapevoli degli schemi che  condizionano la mente e il corpo  e di poterli finalmente  abbandonare per lasciare il  posto a nuove esperienze , nuovi modi di essere.

E quindi a tutti : auguri di  Buon viaggio dentro se stessi !

Come supero l’impatto emotivo dei traumi?

Le ferite interiori continuano a sanguinare quando un trauma (o un evento critico, un clima relazionale  respirato fin da bambini ) che abbiamo vissuto nel passato non si è risolto. L’effetto più potente dei traumi è  il corpo  che si muove  separato dalla mente  . Per questo motivo se un evento ha rotto gli equilibri della vita darsi la possibilità  di essere aiutati  ad ascoltare le sensazioni che provengono dal corpo è indispensabile, così come  rinforzare e sviluppare  un’attenzione crescente verso i fenomeni interni può consentire la guarigione da un blocco psicologico profondo e la ripresa della crescita emotiva.

Una delle principali conseguenze del trauma è infatti non sentirsi  a proprio agio nel corpo, mentre la mente viaggia chiudendosi in mondi distaccati dalla realtà ,mondi paralleli che sebbene all’inizio assomiglino a dei nidi confortevoli  diventano man mano dei gusci sempre più soffocanti ed angoscianti tagliandoci fuori da esperienze della vita che possono essere piacevoli e gratificanti.

Sia la mindfulness che la psicoterapia contemplativa ripongono  la fiducia sul processo di salute intrinseca presente in ogni individuo, fiducia che  permette alle persone di controllare meglio le loro reazioni corporee e le risposte di difesa .

Il principio fondamentale  che sta alla base di questi due approcci  è NON INTERVENIRE E NON GIUDICARE , LASCIARE che le sensazioni emergano senza forzature,bensi  consentendole di crescere all’interno di uno spazio sicuro e protetto dove si può’ stare con i propri pensieri, emozioni e sensazioni senza sentirsi obbligati a tradurre tutto  in parole.

Riprendere contatto con il proprio spazio interiore significa soprattutto  fare esperienza del proprio corpo , dei movimenti, gesti e  posture ( cosi come ad esempio dal tono della voce e da tutti gli elementi  non verbali o paraverbali ) per scoprire come essi guidano i pensieri e sono a loro volta influenzati dagli schemi che ci siamo costruiti  nella testa .

Infatti solo accogliendo i segnali provenienti dalla mente, dal cuore e dal corpo  e permettendo ad essi di dialogare insieme possiamo imparare a padroneggiare il passato, gestire meglio il presente e orientarci con maggiore sicurezza nel futuro.

Il tempo adolescente

Gli adolescenti hanno bisogno di amare e di essere amati , di essere accettati per quelli che sono e considerati per quello che potrebbero diventare , di fare quello che vogliono e di avere dei limiti, di essere capiti, raggiunti e di non compresi, trovati ( questi bisogni complementari e opposti  Winnicott li sottolineava molto bene).

La difficoltà dei genitori incontra quella dei figli proprio in quella sottile linea di congiunzione che esprime i conflitti  tra desideri e bisogni differenti e simultaneamente  opposti .

I genitori si trovano impegnati nel lavoro difficile di liberarsi  dai preconcetti (legati alla loro adolescenza o al dirsi “i tempi sono cambiati”), ad aspettative e ideali che spesso si sovrappongono alla realtà ostacolando la relazione che stabiliscono con i figli.

Gli adolescenti, dal canto loro si trovano occupati nel fare i conti  con   l’ingenuità e l’onnipotenza infantile  che vengono rimaneggiati e sostanzialmente smantellati sotto i colpi della realtà e del mondo che  mette a  dura prova tutte le  identificazioni e le sicurezze precedenti.

Nell’attraversare il  tempo della pubertà  la mente di un adolescente  spesso non riesce a stare al passo delle trasformazioni corporee, anche per questo motivo  i ragazzi si trovano di fronte alla tentazione di bloccarsi o regredire coltivando l’illusione di riuscire in questo modo a  fermare il tempo  ed evitare le delusioni e le frustrazioni inevitabili della crescita.

I  media inoltre esercitano una pressione molto forte proponendo modelli a cui conformarsi , ideali di bellezza e di comportamento a individui  che,  mentre perdono i loro punti di riferimento principali, sono affamati  di  identità potenziali  e sono tesi  alla ricerca di un esempio da seguire. .

In questa situazione diventa fondamentale il contesto di vita del ragazzo , la qualità delle sue relazioni dentro e fuori dalla famiglia e il confronto con le soluzioni che di volta in volta il ragazzo trova per rispondere ed adattarsi alle sollecitazioni provenienti dal mondo esterno.

Le immagini di cui è popolata la nostra mente costituiscono il cibo per pensare le emozioni ,  e così gli adolescenti, in un momento in cui è così faticoso pensare si rivolgono meno alle parole, di più  alle immagini e ai suoni per dare forma ai propri vissuti, se non tentano di espellerli attraverso gli agiti e i fatti compiuti .

Per tale ragione potrebbe essere utile esplorare alcuni fumetti o musiche ( su cui ci soffermeremo nei prossimi articoli) che negli ultimi venti anni  hanno raccontato il tempo dell’adolescenza cogliendone i drammi, le chiusure , le aspirazioni  e i gesti spontanei.      Il video è uno straordinario cortometraggio tratto da un libro illustrato  di Mara Cerri e Magda Guidi ,Via Curiel 8 che descrive l’esperienza di due soitudini che hanno in comune qualcosa tra loro  e che comunicano attraverso gli spazi del ricordo e della fantasia  percorrendo varie  età della loro crescita.

8 marzo: il recupero della geneaologia femminile

NESSUNA POESIA TI SERVIRA’

Saw you walking barefoot

talking a long look 

at the new moon ‘ s eyelid 

Later spread 

sleep fallen, naked in your dark –hair 

asleep but not oblivious 

of the unslept unsleeping 

elsewhere

Tonight I think 

no poetry 

will serve .

«Per vivere una vita pienamente umana dobbiamo «avere non solo il controllo del nostro corpo  ma dobbiamo toccare l’unità e la risonanza del nostro fisico, il nostro legame con l’ordine naturale, il territorio corporeo della nostra Intelligenza>> cosi si esprimeva Adrianne  Rich poetessa americana nel suo testo fondamentale “ Nato di Donna “ del 1976 che portava come sottotitolo “maternità come esperienza ed istituzione” Quel territorio è il mondo degli affetti e delle sensazioni che , espresso attraverso il corpo, incarna il verso poetico e trova spazio all’interno della cornice terapeutica. . Durante quegli anni comparivano numerosi interventi di donne che sottolineavano il danno che l’oblio della genealogia  femminile recava non solo a tutto il genere, ma anche a tutta l’umanità smaniosa di rincorrere guerre , progresso materiale e sovrabbondanza di beni da consumare.

Nel  video il servizio dedicato a lei qualche giorno dopo la sua scomparsa dalla rete ” Democracy now ” in cui partecipò anche Alice Walker.

Quando ci si fidanza

Quando si viene lasciati o si  interrompe una relazione sentimentale si ha  spesso  la sensazione di essere finiti in una palude senza uscita . Si viene attraversati da una successione  interminabile di emozioni, rabbia incontrollata, disperazione senza fondo, confusione mentale, stati d’animo  che descrivono il terremoto interiore che scuote le nostre certezze e illusioni. La separazione e la perdita della persona amata rappresenta un duro colpo alla propria stabilità narcisistica e di conseguenza all’inizio si  reagisce con la negazione di quanto è successo “ non è possibile ! “ o con la sensazione di fallimento “ me lo merito “ prima che una rabbia furibonda o uno sconforto infinito si impadronisca di noi. Il senso di identità è messo a dura prova: non si sa più chi si è , né dove ci si trovi .

Denny è stato lasciato improvvisamente e senza spiegazioni  con una telefonata dopo anni di fidanzamento, inizialmente è stordito e non capisce cosa stia succedendo. Sono necessari lunghi mesi di sedute per riuscire a ricucire la sua vita  che sembrava per lui non avere più nessun senso e provare lentamente a trovare una via di uscita ad un rimuginare continuo  sulle ragioni dell’abbandono che l’aveva paralizzato e reso incapace di investire i suoi sentimenti  su nuove relazioni .

Robert   viene lasciato con una comunicazione avvenuta per strada  dopo anni di  una relazione burrascosa con una ragazza molto più giovane di lui per cui si era separato dalla  moglie, vive i primi mesi in uno stato di perenne agitazione , tormentandosi con i dubbi su come reagire a questa situazione , se fare qualche azione eclatante per riconquistare l’amore perduto oppure lasciare perdere e sentirsi un fallito.

Claire  si lascia con il suo ragazzo dopo mesi di tira e molla e crisi e riappacificazioni momentanee, al momento della rottura cade in una profonda depressione che la porta ad isolarsi,chiudersi in casa , non rispondere più ai familiari  e a  perdere peso in maniera preoccupante,  quando gli amici decidono di spingerla a farsi aiutare  da un terapeuta:  passera ‘ i primi mesi ad idealizzare quel rapporto come l’unico in cui sarebbe stato possibile realizzarsi e vivere una relazione di coppia che aveva sempre sognato di avere.

Michael scopre il tradimento della convivente dopo anni di fidanzamento , poco prima del matrimonio, inizialmente è incredulo perché scopre di non avere mai conosciuto veramente la persona con cui aveva convissuto durante gli anni precedenti , e quando  decide di interrompere  la relazione  si  trascina  da una relazione ad un ‘altra   e da un divertimento ad un’altro  sperando di  ridurre o dimenticare  il dolore che prova.

Sono  storie  diverse che  hanno tutte un aspetto in comune  : il disorientamento che spinge a reagire impulsivamente senza riuscire a fermarsi e a riflettere e che corrisponde al girare come trottole  vorticosamente su se stessi, affogando sempre di più nel dolore.    Quando si finisce una storia si è tentati di buttarsi automaticamente in un’altra alla ricerca di un amore che ci possa far guarire la delusione precedente oppure si è spinti a far tacere il dolore cercando delle sensazioni forti che allontanino la sofferenza oppure ancora ci si blocca nel sentirsi   vittime e inadatti a vivere un  amore e ad essere felici…la difficoltà di vivere la fine di qualcosa e di accettare la perdita: senza questo lavoro su se stessi  il rischio è spesso di buttare via tutto della relazione precedente invece di distinguere , lasciando quello che è stato negativo e tenendo quello che di buono si è vissuto ( evitando con ciò di “buttare “, come si dice, “il bambino con l’acqua sporca “.

In una società che spinge verso l’accelerazione,la fretta e il  rimanere connessi costantemente agli altri, l’esperienza della solitudine e del fermarsi e stare in silenzio può  rappresentare una sfida veramente faticosa.

Ma la via  più impegnativa da percorrere è quella che potrebbe aiutarci di più : un momento di riflessione e di silenzio.  Per ritiro non si intende isolarsi, ma provare a vivere l’esperienza di stare da soli per guardarsi dentro ,osservarsi  da vicino con una certa tranquillità, per silenzio si intende quel momento di pausa e di concentrazione che ci permette di essere presenti a noi stessi e di  fare i conti    con i nostri fantasmi interiori provando  fino in fondo i sentimenti di essere abbandonati, soli , di essere stati traditi, forse  usati, per riconoscere i nostri lati di dipendenza , i nostri attaccamenti e vederli con maggiore lucidità  e chiarezza.

Questo viaggio, a volte doloroso, può però permettere di   riscoprire gradualmente  la  capacità di amare di nuovo.

Camus e l’esperienza terapeutica

Di Camus è difficile non parlarne, tra l’altro nel 2013 saranno passati cento anni dalla sua nascita,e poi  appartiene a quella schiera di  scrittori che si assorbono in adolescenza e rimangono  tutta la vita.

Nei suoi taccuini ad un certo punto scrive:

Cosa poter aggiungere? Ben poco, tranne che  l’attiva passività di cui parla Camus è una delle esperienze che si possono vivere in analisi e in terapia.   Le persone che vengono a chiedere aiuto per orientarsi, chiarire , mettere ordine nel loro mondo interiore posseggono una risorsa preziosa, stanno soffrendo, provano dolore per qualcosa che stanno vivendo senza capirne il significato.

Nel darsi del  tempo per fare esperienza di se stessi in relazione a qualcun altro a cui chiedono sostegno si pongono domande andando alla ricerca di una  verità emotiva personale.

Il terapeuta non ha il compito di fornire risposte preconfezionate, di dare consigli.  Durante una seduta una bambina, venuta da un paese lontano, mi disse che confidarsi ( quello che vedeva fare tra mamma e nonna e bisnonna) era come dividere qualcosa di prezioso ma troppo difficile da trasportare a pezzettini, sapendo che un giorno sarebbe ritornato indietro, ma intanto ci si poteva sentire più liberi e leggeri di muoversi.

Chissà se Camus intendeva questo: se al termine dell’esperienza diventiamo esperti in qualcosa è nella necessità  di accettare di non sapere, la relatività di ogni esperienza e il  continuo divenire del tempo.

La sofferenza dei migranti

“Ho troppi pensieri che girano nella testa e  non riesco più  a dormire “.  Questa era una delle frasi ricorrenti che ascoltavo da numerosi migranti ( del Mali e della Nigeria per la maggior parte ) al Centro di accoglienza per richiedenti asilo presente sul territorio di Magenta in cui ho lavorato per diversi mesi.

Le storie dei profughi sono storie straordinarie eppure cosi comuni , diverse nei particolari, ma uniche nella sostanza : “cerco lavoro e vorrei portare qui la mia famiglia, in Africa ci sono troppi problemi, ma in Italia la vita è difficile “.

Ho ascoltato storie di  guerra, di persecuzione, di tortura, ma anche di conflitti tribali e familiari , di viaggi in bilico tra la vita e la morte, di tragedie personali e sono stato testimone di un sentimento di insicurezza diffuso e generalizzato, situazioni sospese e precarie  che rischiavano di franare sotto la pressione di uno stress quotidiano.

La gestione del tempo sospeso che gira su se stesso e che non passa mai rappresenta una delle fonti di  maggiore stress per i migranti.

Questa gestione è resa ancora più problematica dal sistema legale messo in piedi per gestire la loro accoglienza. Si tratta di un insieme di procedure burocratiche basate su una logica emergenziale ed  espulsiva finalizzata al controllo delle frontiere e dei confini che esaurisce le risorse psicologiche degli immigrati. In particolare durante lo svolgimento delle commissioni viene richiesto agli stranieri di rendere conto della loro storia, ritenuta già in partenza non credibile, di giustificare la loro sofferenza.

Sofferenza che i migranti cercano di tenere costantemente sotto controllo per evitare di crollare psicologicamente e che spesso  si manifesta  nella  perdita della memoria e in episodi di ansia  catastrofica.

La richiesta di protezione internazionale viene spesso negata e in questo modo i migranti rivivono il trauma originario da cui hanno cercato  di allontanarsi. È frequente che in quel momento emergano in maniera più intensa angosce e paure e riaffiorino i ricordi dei traumi subiti. Il passato torna sia sotto forma di flashback improvvisi sia nel rimuginare continuo  della mente.

Quello che più colpisce è come la loro voce  venga messa in discussione. 

Di fronte al loro dolore  ho vissuto diversi momenti di dubbio, di inadeguatezza e di impotenza, spesso condivisi con operatori che lavorano in condizioni difficili a causa del carico emotivo da gestire.

Con i migranti non sono quindi sufficienti le parole, ma allo stesso tempo il silenzio è poco tollerato.

E’ riduttivo spiegare il loro disagio sia in termini culturali sia dentro le categorie occidentali di patologia e di salute. 

 Le differenti direzioni di sviluppo del progetto migratorio sembrano dipendere non solo dalla qualità dei traumi, ma anche dalle capacità individuali  di saper usare al meglio ciò che il presente offre in termini di possibilità di incontro e di apprendimento nella nuova cultura in cui si  trovano immersi .

Coltivare la curiosità e l’ascolto ed offrire una presenza che potesse mediare i conflitti e farli uscire da comportamenti di chiusura  sono le risposte che ho cercato di dare.

Un’altra possibilità di avvicinamento al loro mondo interiore e di trasformazione della sofferenza è costituita dalla libera espressione artistica attraverso i disegni,la pittura, ma anche il movimento (la danza ad esempio)  che permette di liberare il corpo attraverso la gestualità spontanea.

Un ulteriore  aiuto per i migranti finalizzato a recuperare dentro se stessi  sentimenti di sicurezza è stato quello  di rivolgere particolare attenzione alla dimensione spirituale  degli incontri, con ciò non intendo la religiosità, ma condividere l’interesse e la curiosità più aperta possibile  verso le credenze relative a ciò che non è visibile, quelle forze immateriali ed energetiche che agiscono  su di noi al di là della consapevolezza e che appartengono a tutte le culture.

Infine credo sia compito di ogni comunità creare  occasioni di scambio e di conoscenze tra i migranti e cittadini italiani per ridare speranza e fiducia nella possibilità di una convivialità reciproca .

Alberto De Giorgi

Foto: Marcia della pace Corbetta 1 Gennaio 2016

 Per riflettere:

www.bbc.com/news/world-africa-32392788

www.unhcr.org/pages/49e484f76.html

La fragilità dei legami d’amore.

Nella vita di una coppia si attraversano diversi momenti di crisi, per affrontarli e superarli e’ necessario sapersi mettere nei panni dell’ altro e riconoscere i propri bisogni affettivi.

Credo che una coppia non possa prescindere dal prestare attenzione alla comunicazione corporea, come i gesti, le posture , gli sguardi ,la vicinanza e la distanza , il contatto e gli elementi paraverbali quali il tono , il ritmo della voce  che segnalano movimenti più profondi legati alle esperienze interiori.

Per questo motivo la mindfulness, il disegno e altri strumenti pratici possono essere usati nella coppia  come veicoli di conoscenza e di elaborazione perché facilitano il riconoscimento dei pensieri , dei sentimenti e delle sensazioni ed attraverso questa via sostengono i partner nell’entrare in contatto più intimo con se stessi e in risonanza con l’altro.

Sperimentare la possibilità di usare uno spazio di condivisione in cui prendere consapevolezza delle dinamiche latenti ed irrisolte della relazione di coppia può essere utile ma non abbastanza. Per tale motivo è necessario impegnarsi a seguire alcuni consigli pratici:

Individuate ogni giorno uno spazio ( anche solo di venti- trenta minuti ) in cui parlare e confrontarsi .

Sforzatevi di assumere un atteggiamento aperto e tollerante verso l’altro, che significa : cercare di non accusarsi reciprocamente, ma porsi in un’ottica di ascolto e comprensione .

Evitate di fare recriminazioni e lamentele soprattutto quando sono riferite al passato (lasciare il passato nel passato ), concentratevi sul presente cercando di esprimere le vostre emozioni senza giudicare, manifestando quello che state provando . – Non prendete le reazioni dell’altro su un piano personale come questioni che vi riguardano in termini assoluti.

Non date per scontato quello che l’altro pensa , non aspettatevi di cambiare l’altro e non e non fate pressioni sull’altro perché cambi .Concentratevi sulle vostre possibilità di cambiamento e sui vostri problemi senza crearvi aspettative che siano negative o positive ed impegnatevi a fondo nel cercare di risolverli .

Trovate di volta in volta dei compromessi tra le vostre esigenze e quelle dell’altro o un punto di incontro tra posizioni diverse.

  • Guardatevi negli occhi mentre vi confrontate.
  • Ritagliatevi degli spazi per voi stessi in cui poter stare bene e condividere sentimenti di piacere e di serenità.
  • Accettate i propri limiti e quelli dell’altro.
  • Smettete di cercare di fare in modo che il partner vi ascolti , vi accetti e vi convalidi . Ascoltate voi stessi e guardatevi dentro.
  • Rimanete in silenzio riguardo i problemi del vostro partner e prestate attenzione a come dite le cose ( il tono emotivo ) piuttosto che al contenuto di quello che dite.
  • Provate di tanto in tanto a lasciar pensare e parlare la parte migliore di voi stessi , siate gentili con il vostro partner.
  • Se vi sentite agitati, calmatevi e rimandate il momento del confronto con il partner : non siate reattivi .
  • Tollerate e accettate che l’altro abbia opinioni , emozioni e sensazioni diverse dalle vostre .
  • Non aspettatevi che l’altro vi salvi o guarisca la vostra infelicità ma focalizzatevi sui vostri problemi per identificare i modi in cui voi stessi contribuite alla vostra infelicità.
  • Provate ad essere curiosi dell’altro ad osservare i suoi movimenti , trattatevi con gentilezza.

Infine , sappiate che potete farcela ,ci vuole coraggio e fiducia che si può’ rimanere in contatto con le emozioni difficili superando i momenti di  crisi o trovando un nuovo equilibrio.

Non  esiste la coppia ideale e perfetta , esistono tanti e differenti modi di vivere insieme e ognuno di noi possiede le risorse e le competenze innate per trovare la sua modalità.