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Assistere la persona anziana

Assistere l’anziano. Qualità della cura qualità della relazione è il titolo di un importante convegno tenutosi a Magenta il 15 e 16 dicembre.I relatori hanno evidenziato la necessità di un approccio globale alla persona anziana in condizione di fragilità, considerata in tutti i suoi aspetti (relazionali, affettivi, corporei..),ponendo al centro l”idea di lavorare per rendere possibile una vita buona e degna di essere vissuta. In particolare nelle Residenze per anziani è fondamentale l’integrazione tra diversi saperi e professioni (assistenziale,infermieristica,psicologica,medica,educativa,psichiatrica..) al fine di promuovere una cultura rispettosa delle esigenze e dei ritmi della persona anziana.

È stato sottolineata la centralità della supervisione, della formazione, degli spazi di riflessione affinché chi lavora in queste strutture possa riuscire ad esprimere contenere le proprie difficoltà emotive e quindi attraverso il confronto e la condivisione a superarle e ad evitare il rischio di cadere in burn-out. Attualmente ci troviamo di fronte ad un paradosso: la nostra società invecchia, ma c’è un’incapacità generale di rappresentare socialmente la vecchiaia; gli stessi anziani sembrano venire accettati solo se fanno finta di non esserlo, procrastinando la vecchiaia all’infinito (perlomeno nei suoi aspetti esteriori), fino al momento in cui vengono confinati in luoghi dove non li si può più vedere, lontano dagli sguardi.

Per questo motivo è necessario considerare la persona anziana fragile al di fuori di un’ottica patologica, di malattia dove l’individuo rischia di essere considerato un oggetto e quindi trattato come tale al pari duna cosa, di un numero, ma un soggetto con una sua storia personale, diversa da quella di tutti gli altri che attualmente si trova in una condizione di disagio e di dipendenza a causa del processo di invecchiamento.

Il recente film di animazione della Pixar”Up” è interessante a questo proposito perché mostra un anziano chiuso nel suo dolore e isolato dal mondo esterno che diventa capace di aprirsi agli altri e di trasmettere il suo sapere e la sua saggezza solo quando entra nella sua vita un bambino che lo porta a confrontarsi con le sue illusioni per venire finalmente a patti con essi e rinunciare per sempre ai sogni che aveva coltivato durante l’infanzia. Un libro molto ironico e divertente sull’accettazione della propria vecchiaia e la capacità di mantenere un contatto con la propria vitalità e con le generazioni dei nipoti o pronipoti è “Si può essere giovani almeno due volte” di Q.Blake edito dalla casa editrice Sonda.

Nella foto è ritratta Doris Lessing al momento in cui riceve la notizia di aver vinto il premio Nobel 2008 per la letteratura

Le sfide delle famiglie: il rapporto censis 2009

La famiglia come istituzione, passati i movimenti di contestazione degli anni settanta ha riguadagnato una sua centralità all’interno della società, che in realtà non aveva mai perso nonostante le modificazioni sociali spingano a pensare ad ogni ciclo storico che essa venga sempre minacciata, sminuita,calpestata generando reazioni difensive ed evocando angosce profonde .

Quello che risulta diverso è ciò che accade al suo interno : il crescente numero di separazioni, e divorzi hanno portato all emergere di nuove realtà come le famiglie ricostituite;le nuove tecniche di fecondazione e le rivendicazioni degli omosessuali hanno contribuito a stimolare numerose domande sulla generatività;i cambiamenti nel rapporto tra uomini e donne hanno determinato conflitti e sviluppato nuove dinamiche tra i genitori in rapporto all’educazione dei propri figli.

L’ultimo rapporto del Censis sulla situazione sociale Italiana contiene alcuni spunti di riflessione sulla condizione delle famiglie,si afferma che << Da un punto divista psicologico il 36% degli italiani ha subito in questi mesi maggiore stress (insonnia, litigiosità,etc.) per motivi legati alla crisi (difficoltà lavorative, di reddito,etc.) e il dato sale a quasi il 53% tra le persone di reddito più basso.(..)il conflitto sociale si è trasferito dalle piazze ai cortili. Le tensioni sociali non si incanalano i in forme organizzate ma prendono la via del conflitto privato nella dimensione domestica o condominiale. le violenze familiari sono aumentate : dai 97 omicidi in famiglia del 1992 ai 192 del 2006 ( Più 98%) >> .

Nel nostro lavoro con le famiglie abbiamo appreso che non esiste una sola forma di famiglia e che è fondamentale ascoltare la sofferenza di ognuno dei suoi membri affinchè riemergano le differenze e le esigenze e i bisogni di ogni individuo.

Per le persone che si occupano di psicoterapia i riferimenti necessari nell’intervenire con le famiglie rimangono gli sforzi nel << prospettare una cultura del legame>>( Dina Vallino ) o condurre i suoi membri << alla più articolata possibilità di scelte responsabili>>(Simona Argentieri) .

Di recente sono usciti alcuni film interessanti nel rappresentare il disordine che sta attraversando la famiglia contemporanea ela potenziale creatività insita in essa :il film di animazione “ERA GLACIALE 3”e “ RACHEL STA PER SPOSARSI” di J.Demme.

L’immagine raffigura i Moomin, una della famiglie più variegate e simpatiche possibili nata dalla fantasia della scrittrice finlandese Tave Jansson.

Incontri e scontri tra uomini e donne 2

Il video è stato proiettato durante i seminari sul maschile e il femminile organizzati dal punto Informativo dell’Ordine degli Psicologi di Novara.

Panico è la parola d’ordine quando si parla del mondo delle giovani adolescenti e dei condizionamenti a cui sono sottoposte, in particolare della fascia d’età più critica che è quella di passaggio tra la seconda infanzia e l’ingresso nella preadolescenza sempre più anticipata : 9-12 anni , per essa il mondo anglosassone ha coniato un termine “tweens”, da be-tween , essere tra due cose ,” nè carne né pesce”, non più bambina, ma non ancora teenager.

Età in cui il gruppo dei pari diventa punto di riferimento, si allenta l’influenza genitoriale, il corpo cambia: tutto sembra accelerare da un punto di vista fisico, mentre la mente fa fatica a stare al passo delle trasformazioni e spesso per difendersi da tale tensione i ragazzini imitano i comportamenti esteriori degli adulti senza maturare emotivamente oppure regrediscono nell’illusione di fermare la crescita.

Età che, la psicologa Carol Gilligan, vent’anni fa , in studi giustamente famosi, segnalava come cruciali per l’intelligenza delle bambine indotte a soffocare i propri sentimenti e pensieri, così come nel 1973 in Italia Elena Gianini Bellotti mostrava in maniera accurata nel libro “Dalla parte delle bambine” in che modo le bambine venivano spinte a conformarsi secondo un modello pseudo adulto che le voleva allora , ma forse meno di adesso,” piacevoli e accudenti”.

La questione delle influenze culturali riguarda tutti,non solo il genere femminile : il ritardo degli studi culturali sugli uomini rispetto a quello sulle donne è evidente, soprattutto ora in un periodo storico in cui si assiste ad uno scarto tra la realtà dove si afferma una crescente crisi nei rapporti tra i sessi e la rappresentazione di questi rapporti nella società e nel mondo della comunicazione. I condizionamenti, infatti, non vanno rintracciati solo nei media, ma anche nei simboli che circolano nella nostra vita quotidiana, simboli veicolati dal linguaggio, dagli oggetti di consumo, dalle pratiche,dalle immagini, dai libri e riviste, dai giochi.

Da un’analisi superficiale di questi simboli sembra che una delle preoccupazioni maggiori degli individui al giorno d’oggi riguardi la cura del proprio corpo(come dimostra il ricorso sempre maggiore alla chirurgia estetica) , per alcuni quasi un’ossessione: negli adolescenti questo fenomeno viene accentuato da una naturale fatica ad accettare il proprio corpo che viene a volte percepito in maniera alterata.

L’impresa dei ragazzi di oggi , che siano maschi o femmine, consiste nel riuscire a costruirsi una propria identità zigzagando tra modelli diversi, spesso calati dall’alto e consumistici , nella fatica di riconoscere, decifrare ed interpretare gli stereotipi di ruolo, nel provare a non adeguarcisi passivamente per mantenere una distanza critica da essi, nell’elaborare una maggiore consapevolezza delle influenze da cui si è investiti.

I laboratori sull’identità di genere, i corsi di educazione socio-affettiva o sessuale rivolti alle scuole possono costituire un aiuto per la riflessione comune e per le scelte individuali, ma forse la maggiore responsabilità risiede negli adulti.

Per concludere una notizia significativa:la settimana scorsa il World Economic Forum ha pubblicato il rapporto sulla disparità di genere e l’Italia è al 72esimo posto su 135 paesi del mondo valutando come parametri: livello di istruzione,influenza politica, parità economica-professionale, aspettativa di vita e di salute.

Incontri e scontri tra uomini e donne

Il punto informativo di Novara dell’Ordine degli psicologi del Piemonte ha organizzato una serie di incontri sul Maschile,il Femminile e l’identità di genere.

Uno di noi ha partecipato al secondo incontro e gli spunti nati dalle riflessioni ci sembra interessante condividerli:la dott.ssa Cambria, Filosofa,ha esposto l’idea secondo cui il corpo contemporaneo ha perso il suo valore di uso per diventare valore di scambio finalizzato a perpetuare il dominio del maschile sul femminile;.questo fenomeno risulta evidente nel mondo della pubblicità, della politica oppure nelle strumentalizzazioni e nella banalizzazione –operata in primo luogo dai partiti- di questioni delicate e importanti come la fecondazione assistita o la fine della vita.
In particolare si è evidenziato come nel campo della moda e dello spettacolo si esalta un corpo androgino, indifferenziato ed ambiguo, dove scompaiono le differenze sessuali, mentre, al tempo stesso la politica tende tanto più ad estendere il controllo sul corpo femminile a colpi di leggi e decreti quanto più il suo peso all’interno della società diminuisce.

La Dott.ssa Nicotera, mediatrice familiare, ha sottolineato la crisi e le tensioni sempre maggiori che attraversano le famiglie: nonostante le conquiste civili degli ultimi trent’anni e le trasformazioni nei rapporti tra i sessi, nella sfera pubblica e privata e nell’immaginario maschile e femminile che il pensiero femminista ha contribuito a determinare, attualmente gli uomini e le donne vengono spinti dalla pressione mediatica e sociale a ricollocarsi dentro ruoli prestabiliti, codificati e tradizionali; d’altra parte mancano sempre più spazi pubblici per confrontarsi ed esprimere i conflitti e questo porta le famiglie a diventare l’arena privata  dove si mettono in scena tali contrasti che sfociano spesso in separazioni e divorzi.

Al termine dell’incontro è emersa una preoccupazione generale riguardante l’aumento della violenza dei ragazzi maschi sulle loro coetanee, come se ormai, a tutti livelli, fosse passato alle giovani generazioni il messaggio che sul corpo delle donne sia permesso di tutto.

Questi video fanno parte del convegno “Ombelico generation?” del 23 Gennaio 2009 organizzato dal trimestrale “Liber” rivista di letteratura per l’infanzia.

Claudè Levi- Strauss, 1908-2009

Cosi titola ” Le Monde” oggi per  ricordare la scomparsa, a 100 anni, di una tra le più influenti figure intellettuali del secolo scorso: Claudè Levi-Strauss. La sua opera ha dato dignità e profondità alle “Scienze dell’uomo”, in cui rientrano fondamentalmente la Psicologia e la Psicoanalisi. Il suo pensiero ha sancito definitivamente la crisi della presunta superiorità della società e cultura occidentale sulle altre e rappresenta un antidoto contro ogni razzismo e pregiudizio.

Nei suoi libri e nelle sue parole emerge la tensione umana a dare ordine e significato al caos del mondo e al bisogno vitale di porsi domande e trovare risposte. 

Levi Strauss ha sempre messo in guardia la psicoanalisi dal rischio di essere una cura che mira all’adattamento e alla normalizzazione degli individui ala loro società e sottolineato i limiti di conoscenza delle scienze umane, debitrici per la complessità del loro oggetto di studio più dal discorso letterario, poetico e dal pensiero mitologico che dalle scienze esatte o “dure”.  Nondimeno ha costantemente mantenuto fede alla necessità di un pensiero libero e vigile che interrogasse e osservasse da vicino gli individui, anche quelli più remoti e lontani dalla propria cultura di appartenenza, e testimoniasse in maniera eguale le  differenze e il loro comune destino.

Nel paese delle emozioni selvagge

Nelle sale cinematografiche è uscito il film “Nel paese delle creature selvagge” tratto dal libro “Where the wild things are” di Maurice Sendak del 1963, pubblicato circa vent’anni dopo in Italia dalla Emme Edizioni di Rosellina Archinto con il titolo “Max e I Maximostri” con la traduzione del poeta Antonio Porta, e ormai introvabile, ristampato nel 1999 dalla Babalibri con il titolo”Nel paese dei mostri selvaggi”.

Si tratta di un libro piacevolissimo che esprime una densità di significati fuori dal comune: è la storia di un bambino birichino che ne combina “di tutti i colori” al punto di farsi gridare dalla madre <> e lui risponde <>, e viene mandato a letto senza cena. Nella sua stanza cresce una foresta e lui salpa con una barchetta per un viaggio nel quale approda su un’isola dove incontra dei mostri selvaggi .Max doma i mostri e ne diventa il re, li spinge a gettarsi in una “ridda selvaggia”.Dopo averli fermati e spediti a letto senza cena , Max sente nostalgia di casa e ritorna nella propria stanza dove troverà una cena “ancora calda” ad attenderlo.

Si tratta di un viaggio in profondità dentro le fantasie e la psiche infantile che in questa occasione cercheremo di riassumere.
Come hanno osservato in molti, testo e immagini si rinforzano a vicenda dando forma ad un’opera sconvolgente dove lo scontro tra il principio del piacere e quello della realtà sono espressi dall’equilibrio altalenante tra testo e immagini: infatti procedendo nella lettura, le parole lasciano gradualmente spazio alle figure fino al trionfo visivo e onirico delle tre pagine centrali dove si assiste al ballo sfrenato, dopo le quali la proporzione si ribalterà di nuovo a favore del testo man mano che Max rinuncerà all’ onnipotenza magica e accetterà il suo bisogno e la sua solitudine e quindi di poter tornare a casa.

I mostri rappresentano le emozioni più bestiali e selvagge che Max cerca di domare e controllare, ma sono anche la personificazione del conflitto con i suoi parenti, ognuno con le sue idiosincrasie e il proprio carattere: qua i sentimenti (l’aggressività orale) che Max non riconosce in sé stesso tornano indietro come un “boomerang” trasformandosi nell’amore soffocante e invadente dei familiari che “così tanto bene gli vogliono che se lo mangerebbero “.

Da questo secondo punto di vista , i mostri “stanno al gioco”, come si comprende dagli sguardi ammiccanti che si scambiano d’intesa, forse per sostenere l’illusione infantile di creare il mondo a “propria immagine e somiglianza”, forse lasciandosi sedurre dall’idea che Max come ogni bambino nuovo che arriva nel mondo possa realizzare le fantasie narcisistiche dei genitori e della rete famigliare, come un “messia” che possa mettere fine ai conflitti cacciando dalla terra “solitudine e tristezza”(come si nota bene dal film).

Max tenta di mettere argine all’esplosione incontenibile delle emozioni, al putiferio innescato dai suoi vissuti interiori attraverso la costruzione di case, tende, rifugi, fortini, isole nei quali si condensa la sua esuberanza e vitalità. Spazi che esprimono allo stesso tempo il suo bisogno di unione-fusione con il corpo materno e il suo desiderio di avventura e separatezza.

Ma ciò che dà inizio alla vicenda è anche quello che libera le tensioni e scioglie il dramma : un No, quello della madre che impone le regole e fornisce un limite (in assenza del padre), quello di Max che infine abbandona le sue fantasie personali per ritornare alla realtà e accettare i confini, la separazione.

Max oscilla tra slanci costruttivi e rabbia distruttiva: all’inizio Max viene travolto dalle sue emozioni perdendo così il cibo e con esso simbolicamente la madre e solamente quando si sentirà vulnerabile e solo accettando la sua impotenza potrà anche affermare se stesso e porre dei confini tra sé e lo spazio ludico generato dalle sue fantasie.

Non esiste vera separazione senza un minimo di spregiudicatezza: così come la madre è sopravissuta ai suoi attacchi, Max ha imparato che i suoi impulsi aggressivi e le sue fantasie distruttive non sono illimitate e non hanno né cancellato né ucciso realmente nessuno : si può continuare a crescere e diventare un giorno grandi ed adulti nonostante i drammi, le delusioni e le sconfitte. 

Avatars

Avatar indica, nella religione induista l’incarnazione fisica di una creatura divina o trascendente, ma nella realtà virtuale, come nei giochi di ruolo è un’immagine scelta per rappresentare se stessi, una specie di logo.

Avatar è il titolo dell’ultimo atteso film di Cameron (il regista di Titanic) dove un umano trasferito su un pianeta lontano supera la propria infermità grazie al collegamento neuronale con una creatura aliena,   ed è il tema cardine intorno a cui ruotano diversi articoli dell’ultimo numero della rivista “Adolescence”, la principale rivista psicoanalitica francese dedicata all’adolescenza:l’approccio della rivista non è né settario, né semplicistico e affronta i diversi temi sotto molteplici punti di vista (sociale, antropologico,etc..).

Il dizionario francese riporta per avatar i seguenti significati: disavventura, peripezia e in seconda istanza mutamento, trasformazione, tutti termini che rappresentano in maniera efficace gli sconvolgimenti interiori che caratterizzano la fase puberale.

Sulla rete esistono molti siti che aiutano a costruirsi un avatar personalizzato combinando parti del viso o del corpo dell’ eroe preferito con le proprie, il risultato è una specie di ibrido prodotto del desiderio.

Attualmente la diffusione del ricorso all’avatar segnala la possibilità che i giovani hanno di assumere molteplici identità, ma al tempo stesso mostra la difficoltà di assumerne una su misura della propria personalità  in una società dominata dall’incertezza.

Nei diversi contributi alla rivista si evidenzia come questa immagine sostitutiva né totalmente reale, né completamente immaginaria, è una specie di doppio di sé stesso, una “seconda pelle”  che può essere sia  fonte di consolazione, di conferma che di frustrazione e chiusura (come si può osservare da Second Life, Facebook e i videogiochi in generale).

L’esito è diverso in base all’uso che un individuo ne fa, c’è chi utilizza l’avatar per creare uno spazio potenziale di gioco e scambio con l’altro e chi lo adopera per nascondersi e occultare ancora più se stesso dietro maschere fittizie.

Nella terapia di adolescenti si nota  una maggiore insicurezza e confusione dei ragazzi di oggi, ma anche una sensibilità e determinazione più sincera ed intensa che testimonia, a dispetto di tutto ciò che il contesto offre come modello, una volontà di crescere e di sperare nel futuro.

Una realtà molto densa: il mondo visto dai bambini

Una mostra curiosa proposta dalla Biblioteca di Magenta sulle tavole e i libri dell’illustratrice Eva Montanari. A nostro avviso, certe storie disegnate possono spiegare i vissuti infantili quanto e forse più di alcuni tomi di psicologia e pedagogia. Sui pannelli scorrono figure di bambini o di cuccioli alle prese con i piccoli (per noi adulti) grandi, (per loro) drammi dell’infanzia:la rivalità tra fratelli, un trasloco, il primo giorno di scuola, l’essere esclusi dai compagni di gioco.

Ogni illustrazione coinvolge l’osservatore dentro una narrazione fresca e giocosa,  i personaggi sono trascinati da un vortice graffiante fino al termine della storia dove si assiste quasi sempre ad un ribaltamento di prospettiva o ad inaspettati colpi di scena: ad esempio, seguiamo i pensieri trepidanti e il percorso tortuoso di una bambina-coniglietto verso l’ingresso della classe nel suo primo giorno di scuola fino alla tavola finale, dove la maestra emergendo dal fondo della classe sopra una pila di libri si rivolge timidamente ai bambini dicendo che è il suo primo giorno di insegnamento.

Ci sembra che l’illustratrice mostrando grande cura nel costruire un’armonia ritmica tra testo e figure e una buona dose di umorismo, riesca  a cogliere la realtà vista con gli occhi dei bambini, per i quali il mondo non è mai esclusivamente un prodotto della realtà o frutto della fantasia, ma un’intricata e complessa elaborazione e mescolanza di entrambi.

Sull’oblio del fumetto tra i giovani ( e alcune proposte di lettura )

Il fumetto ha rappresentato per diverse generazioni, prima dell’avvento dei videogiochi, la prima forma di intrattenimento visiva con cui tanti bambini , senza il filtro di genitori, si avvicinavano e venivano educati all’immagine. Circa 40 anni fa il fumetto contemporaneo rompeva la tradizione sperimentando nuove forme e stili, affrontando argomenti tabù e temi “scabrosi” (la sessualità nel fumetto underground oppure il consumo di droga , per citare alcuni esempi famosi, nel genere supereroistico degli anni ’70, la saga di “Lanterna e Freccia Verde”, oppure in Italia la serie del Commissario Spada, una serie pubblicata sul “Giornalino” che si vendeva nelle parrocchie).

L’onda lunga di quella rivoluzione si mostra oggi nell’esplosione del cosidetto “graphic novel”, ovvero romanzo a fumetti, dove avviene un rimescolamento di tutti i generi narrativi a favore di un’autobiografismo radicale e della ricerca di un contatto ravvicinato con il lettore.

E’ curioso come oggi, in un’epoca dominata dalle immagini, sia poco diffusa la lettura dei fumetti, soprattutto nella fascia di bambini della scuola primaria: forse l’unico medium che sembra resistere all’influenza dei videogiochi nell’immaginario infantile sono le carte da gioco (fenomeno psicologico interessante su cui ritorneremo in seguito).

Forse a questa situazione si è arrivati a causa di pregiudizi difficili da estirpare ( famoso per l’effetto che produsse sulla censura fu il libro dello psichiatra americano Whertam “La seduzione degli innocenti”, di cui parleremo in un’altra occasione) secondo cui i fumetti “tout court” danneggiano la psiche dei bambini e ritardano la lettura dei libri “importanti” quelli senza le figure.

Secondo il nostro parere, la lettura dei fumetti da parte degli adulti può invece agevolare la comprensione delle dinamiche del mondo infantile e adolescenziale e del loro immaginario oltre che essere piacevole e arricchente. Se è vero che i primi disegni che vengono osservati e “inquadrati” dai bambini durante la loro infanzia rimangono scolpiti in maniera indelebile nella loro memoria, allora i fumetti costituiscono un’importante strumento di sostegno alla fantasia e alla creatività dell’immaginario infantile.

Vi forniamo alcuni suggerimenti di lettura per i grandi su alcuni temi “difficili” ( in futuro ci proponiamo di parlare dell’uso del fumetto in terapia e dei fumetti per bambini e ragazzi).

  • Maria ed Io” di Maria e Miguel Gallardo, Comma22 – sul rapporto tra padre e figlia affetta da sindrome autistica;
  • Fun Home”di Alison Bechdel, Rizzoli – sul rapporto padre-figlia e sulla scoperta della propria omosessualità;
  • Storia del topo cattivo” di Bryan Talbot, Phoenix o Comma22 – sull’abuso sessuale;
  • Rughe” di Paco Roca, Tunuè – sul rapporto con la “malattia” d’Alzheimer;
  • Perché ho ucciso Pierre” di Olivier Ka e Alfred, Tunuè – sulla pedofilia;
  • Mom’s Cancer” di Brian Fies, Bottero- sul rapporto con la malattia tumorale .
    (L’immagine per tutti i diritti riservati di copyright, Jiro Taniguchi, un poeta del fumetto)

L’autunno, il lutto e la bellezza

L’autunno arriva, foglie color nocciola vorticano tra le fronde degli alberi, le rondini rispondono all’appello riunendosi in stormi disordinati, le ombre si allungano prima che arrivi sera inghiottendo ogni cosa: la natura è sul punto di sfiorire, ma non ha ancora terminato il percorso, è al pieno della sua maturazione.L’autunno evoca emozioni tristi, nostalgiche, a volte di rimpianto e sconforto: i sentimenti depressivi emergono con maggiore frequenza in questo periodo dell’anno.

Tuttavia questa stagione ci lascia anche immaginare, come ad ogni fine che si presenta, la speranza di un futuro inizio, segnala la possibilità di un nuovo ciclo in cui sotto l’apparente declino già si prepara una rigenerazione, una rinascita.

Per questo motivo la depressione può diventare se se ne fa buon uso un momento fondamentale per la crescita personale  a patto di non negarla, di stare ad ascoltare ciò che la nostra psiche, il nostro corpo ci sta comunicando attraverso questo sintomo, messaggio che va decifrato per comprenderne il senso.

L’autunno condensa in sè come immagine e significato le numerose separazioni e perdite  che nella vita bisogna affrontare, della necessità di elaborarne il lutto e contiene in nuce la promessa che anche questo ciclo terminerà e si presenterà la possibilità di costruire nuovi rapporti, di innamorarsi ancora, di cominciare nuovi lavori..

L’autunno ci porta a riflettere su una fase fondamentale del ciclo della vita, la vecchiaia con tutto ciò che comporta a livello di emozioni e pensieri. In un’epoca in cui sembra complicato accettare la vecchiaia nel suo corso naturale a giudicare dal ricorso sempre più massiccio a creme, lifting, chirurgia estetica forse i sentimenti tristi, melanconici, depressivi sono sempre più difficili da accettare e vengono messi ulteriormente a distanza.

Uno degli scritti più belli di Freud si intitola “Caducità” (1915), in questo testo Freud si interroga, nel pieno delle violentissime battaglie della prima guerra mondiale , sulla disperazione di un giovane che lo accompagna durante una passeggiata tra prati fioriti, al culmine dell’estate, di fronte alla possibilità che tutta questa bellezza sia destinata a scomparire e quindi sia effimera. Freud esprime la necessità di affrontare la perdita e quindi il lutto per riuscire ad apprezzare e a fruire della bellezza, rivelando il legame sottostante tra la bellezza e l’esperienza della fragilità e della precarietà.

Colui, afferma Freud, che lotta e si ribella ostinatamente contro la tristezza perde la possibilità di godere della bellezza: ”Nel corso della nostra esistenza vediamo svanire per sempre la bellezza del corpo e del volto umano ma questa breve durata le aggiunge un nuovo incanto. Se un fiore fiorisce una sola notte, non perciò la sua fioritura ci appare meno splendida”