Categoria: Articoli

Quando ci si fidanza

Quando si viene lasciati o si  interrompe una relazione sentimentale si ha  spesso  la sensazione di essere finiti in una palude senza uscita . Si viene attraversati da una successione  interminabile di emozioni, rabbia incontrollata, disperazione senza fondo, confusione mentale, stati d’animo  che descrivono il terremoto interiore che scuote le nostre certezze e illusioni. La separazione e la perdita della persona amata rappresenta un duro colpo alla propria stabilità narcisistica e di conseguenza all’inizio si  reagisce con la negazione di quanto è successo “ non è possibile ! “ o con la sensazione di fallimento “ me lo merito “ prima che una rabbia furibonda o uno sconforto infinito si impadronisca di noi. Il senso di identità è messo a dura prova: non si sa più chi si è , né dove ci si trovi .

Denny è stato lasciato improvvisamente e senza spiegazioni  con una telefonata dopo anni di fidanzamento, inizialmente è stordito e non capisce cosa stia succedendo. Sono necessari lunghi mesi di sedute per riuscire a ricucire la sua vita  che sembrava per lui non avere più nessun senso e provare lentamente a trovare una via di uscita ad un rimuginare continuo  sulle ragioni dell’abbandono che l’aveva paralizzato e reso incapace di investire i suoi sentimenti  su nuove relazioni .

Robert   viene lasciato con una comunicazione avvenuta per strada  dopo anni di  una relazione burrascosa con una ragazza molto più giovane di lui per cui si era separato dalla  moglie, vive i primi mesi in uno stato di perenne agitazione , tormentandosi con i dubbi su come reagire a questa situazione , se fare qualche azione eclatante per riconquistare l’amore perduto oppure lasciare perdere e sentirsi un fallito.

Claire  si lascia con il suo ragazzo dopo mesi di tira e molla e crisi e riappacificazioni momentanee, al momento della rottura cade in una profonda depressione che la porta ad isolarsi,chiudersi in casa , non rispondere più ai familiari  e a  perdere peso in maniera preoccupante,  quando gli amici decidono di spingerla a farsi aiutare  da un terapeuta:  passera ‘ i primi mesi ad idealizzare quel rapporto come l’unico in cui sarebbe stato possibile realizzarsi e vivere una relazione di coppia che aveva sempre sognato di avere.

Michael scopre il tradimento della convivente dopo anni di fidanzamento , poco prima del matrimonio, inizialmente è incredulo perché scopre di non avere mai conosciuto veramente la persona con cui aveva convissuto durante gli anni precedenti , e quando  decide di interrompere  la relazione  si  trascina  da una relazione ad un ‘altra   e da un divertimento ad un’altro  sperando di  ridurre o dimenticare  il dolore che prova.

Sono  storie  diverse che  hanno tutte un aspetto in comune  : il disorientamento che spinge a reagire impulsivamente senza riuscire a fermarsi e a riflettere e che corrisponde al girare come trottole  vorticosamente su se stessi, affogando sempre di più nel dolore.    Quando si finisce una storia si è tentati di buttarsi automaticamente in un’altra alla ricerca di un amore che ci possa far guarire la delusione precedente oppure si è spinti a far tacere il dolore cercando delle sensazioni forti che allontanino la sofferenza oppure ancora ci si blocca nel sentirsi   vittime e inadatti a vivere un  amore e ad essere felici…la difficoltà di vivere la fine di qualcosa e di accettare la perdita: senza questo lavoro su se stessi  il rischio è spesso di buttare via tutto della relazione precedente invece di distinguere , lasciando quello che è stato negativo e tenendo quello che di buono si è vissuto ( evitando con ciò di “buttare “, come si dice, “il bambino con l’acqua sporca “.

In una società che spinge verso l’accelerazione,la fretta e il  rimanere connessi costantemente agli altri, l’esperienza della solitudine e del fermarsi e stare in silenzio può  rappresentare una sfida veramente faticosa.

Ma la via  più impegnativa da percorrere è quella che potrebbe aiutarci di più : un momento di riflessione e di silenzio.  Per ritiro non si intende isolarsi, ma provare a vivere l’esperienza di stare da soli per guardarsi dentro ,osservarsi  da vicino con una certa tranquillità, per silenzio si intende quel momento di pausa e di concentrazione che ci permette di essere presenti a noi stessi e di  fare i conti    con i nostri fantasmi interiori provando  fino in fondo i sentimenti di essere abbandonati, soli , di essere stati traditi, forse  usati, per riconoscere i nostri lati di dipendenza , i nostri attaccamenti e vederli con maggiore lucidità  e chiarezza.

Questo viaggio, a volte doloroso, può però permettere di   riscoprire gradualmente  la  capacità di amare di nuovo.

Camus e l’esperienza terapeutica

Di Camus è difficile non parlarne, tra l’altro nel 2013 saranno passati cento anni dalla sua nascita,e poi  appartiene a quella schiera di  scrittori che si assorbono in adolescenza e rimangono  tutta la vita.

Nei suoi taccuini ad un certo punto scrive:

Cosa poter aggiungere? Ben poco, tranne che  l’attiva passività di cui parla Camus è una delle esperienze che si possono vivere in analisi e in terapia.   Le persone che vengono a chiedere aiuto per orientarsi, chiarire , mettere ordine nel loro mondo interiore posseggono una risorsa preziosa, stanno soffrendo, provano dolore per qualcosa che stanno vivendo senza capirne il significato.

Nel darsi del  tempo per fare esperienza di se stessi in relazione a qualcun altro a cui chiedono sostegno si pongono domande andando alla ricerca di una  verità emotiva personale.

Il terapeuta non ha il compito di fornire risposte preconfezionate, di dare consigli.  Durante una seduta una bambina, venuta da un paese lontano, mi disse che confidarsi ( quello che vedeva fare tra mamma e nonna e bisnonna) era come dividere qualcosa di prezioso ma troppo difficile da trasportare a pezzettini, sapendo che un giorno sarebbe ritornato indietro, ma intanto ci si poteva sentire più liberi e leggeri di muoversi.

Chissà se Camus intendeva questo: se al termine dell’esperienza diventiamo esperti in qualcosa è nella necessità  di accettare di non sapere, la relatività di ogni esperienza e il  continuo divenire del tempo.

La sofferenza dei migranti

“Ho troppi pensieri che girano nella testa e  non riesco più  a dormire “.  Questa era una delle frasi ricorrenti che ascoltavo da numerosi migranti ( del Mali e della Nigeria per la maggior parte ) al Centro di accoglienza per richiedenti asilo presente sul territorio di Magenta in cui ho lavorato per diversi mesi.

Le storie dei profughi sono storie straordinarie eppure cosi comuni , diverse nei particolari, ma uniche nella sostanza : “cerco lavoro e vorrei portare qui la mia famiglia, in Africa ci sono troppi problemi, ma in Italia la vita è difficile “.

Ho ascoltato storie di  guerra, di persecuzione, di tortura, ma anche di conflitti tribali e familiari , di viaggi in bilico tra la vita e la morte, di tragedie personali e sono stato testimone di un sentimento di insicurezza diffuso e generalizzato, situazioni sospese e precarie  che rischiavano di franare sotto la pressione di uno stress quotidiano.

La gestione del tempo sospeso che gira su se stesso e che non passa mai rappresenta una delle fonti di  maggiore stress per i migranti.

Questa gestione è resa ancora più problematica dal sistema legale messo in piedi per gestire la loro accoglienza. Si tratta di un insieme di procedure burocratiche basate su una logica emergenziale ed  espulsiva finalizzata al controllo delle frontiere e dei confini che esaurisce le risorse psicologiche degli immigrati. In particolare durante lo svolgimento delle commissioni viene richiesto agli stranieri di rendere conto della loro storia, ritenuta già in partenza non credibile, di giustificare la loro sofferenza.

Sofferenza che i migranti cercano di tenere costantemente sotto controllo per evitare di crollare psicologicamente e che spesso  si manifesta  nella  perdita della memoria e in episodi di ansia  catastrofica.

La richiesta di protezione internazionale viene spesso negata e in questo modo i migranti rivivono il trauma originario da cui hanno cercato  di allontanarsi. È frequente che in quel momento emergano in maniera più intensa angosce e paure e riaffiorino i ricordi dei traumi subiti. Il passato torna sia sotto forma di flashback improvvisi sia nel rimuginare continuo  della mente.

Quello che più colpisce è come la loro voce  venga messa in discussione. 

Di fronte al loro dolore  ho vissuto diversi momenti di dubbio, di inadeguatezza e di impotenza, spesso condivisi con operatori che lavorano in condizioni difficili a causa del carico emotivo da gestire.

Con i migranti non sono quindi sufficienti le parole, ma allo stesso tempo il silenzio è poco tollerato.

E’ riduttivo spiegare il loro disagio sia in termini culturali sia dentro le categorie occidentali di patologia e di salute. 

 Le differenti direzioni di sviluppo del progetto migratorio sembrano dipendere non solo dalla qualità dei traumi, ma anche dalle capacità individuali  di saper usare al meglio ciò che il presente offre in termini di possibilità di incontro e di apprendimento nella nuova cultura in cui si  trovano immersi .

Coltivare la curiosità e l’ascolto ed offrire una presenza che potesse mediare i conflitti e farli uscire da comportamenti di chiusura  sono le risposte che ho cercato di dare.

Un’altra possibilità di avvicinamento al loro mondo interiore e di trasformazione della sofferenza è costituita dalla libera espressione artistica attraverso i disegni,la pittura, ma anche il movimento (la danza ad esempio)  che permette di liberare il corpo attraverso la gestualità spontanea.

Un ulteriore  aiuto per i migranti finalizzato a recuperare dentro se stessi  sentimenti di sicurezza è stato quello  di rivolgere particolare attenzione alla dimensione spirituale  degli incontri, con ciò non intendo la religiosità, ma condividere l’interesse e la curiosità più aperta possibile  verso le credenze relative a ciò che non è visibile, quelle forze immateriali ed energetiche che agiscono  su di noi al di là della consapevolezza e che appartengono a tutte le culture.

Infine credo sia compito di ogni comunità creare  occasioni di scambio e di conoscenze tra i migranti e cittadini italiani per ridare speranza e fiducia nella possibilità di una convivialità reciproca .

Alberto De Giorgi

Foto: Marcia della pace Corbetta 1 Gennaio 2016

 Per riflettere:

www.bbc.com/news/world-africa-32392788

www.unhcr.org/pages/49e484f76.html

La fragilità dei legami d’amore.

Nella vita di una coppia si attraversano diversi momenti di crisi, per affrontarli e superarli e’ necessario sapersi mettere nei panni dell’ altro e riconoscere i propri bisogni affettivi.

Credo che una coppia non possa prescindere dal prestare attenzione alla comunicazione corporea, come i gesti, le posture , gli sguardi ,la vicinanza e la distanza , il contatto e gli elementi paraverbali quali il tono , il ritmo della voce  che segnalano movimenti più profondi legati alle esperienze interiori.

Per questo motivo la mindfulness, il disegno e altri strumenti pratici possono essere usati nella coppia  come veicoli di conoscenza e di elaborazione perché facilitano il riconoscimento dei pensieri , dei sentimenti e delle sensazioni ed attraverso questa via sostengono i partner nell’entrare in contatto più intimo con se stessi e in risonanza con l’altro.

Sperimentare la possibilità di usare uno spazio di condivisione in cui prendere consapevolezza delle dinamiche latenti ed irrisolte della relazione di coppia può essere utile ma non abbastanza. Per tale motivo è necessario impegnarsi a seguire alcuni consigli pratici:

Individuate ogni giorno uno spazio ( anche solo di venti- trenta minuti ) in cui parlare e confrontarsi .

Sforzatevi di assumere un atteggiamento aperto e tollerante verso l’altro, che significa : cercare di non accusarsi reciprocamente, ma porsi in un’ottica di ascolto e comprensione .

Evitate di fare recriminazioni e lamentele soprattutto quando sono riferite al passato (lasciare il passato nel passato ), concentratevi sul presente cercando di esprimere le vostre emozioni senza giudicare, manifestando quello che state provando . – Non prendete le reazioni dell’altro su un piano personale come questioni che vi riguardano in termini assoluti.

Non date per scontato quello che l’altro pensa , non aspettatevi di cambiare l’altro e non e non fate pressioni sull’altro perché cambi .Concentratevi sulle vostre possibilità di cambiamento e sui vostri problemi senza crearvi aspettative che siano negative o positive ed impegnatevi a fondo nel cercare di risolverli .

Trovate di volta in volta dei compromessi tra le vostre esigenze e quelle dell’altro o un punto di incontro tra posizioni diverse.

  • Guardatevi negli occhi mentre vi confrontate.
  • Ritagliatevi degli spazi per voi stessi in cui poter stare bene e condividere sentimenti di piacere e di serenità.
  • Accettate i propri limiti e quelli dell’altro.
  • Smettete di cercare di fare in modo che il partner vi ascolti , vi accetti e vi convalidi . Ascoltate voi stessi e guardatevi dentro.
  • Rimanete in silenzio riguardo i problemi del vostro partner e prestate attenzione a come dite le cose ( il tono emotivo ) piuttosto che al contenuto di quello che dite.
  • Provate di tanto in tanto a lasciar pensare e parlare la parte migliore di voi stessi , siate gentili con il vostro partner.
  • Se vi sentite agitati, calmatevi e rimandate il momento del confronto con il partner : non siate reattivi .
  • Tollerate e accettate che l’altro abbia opinioni , emozioni e sensazioni diverse dalle vostre .
  • Non aspettatevi che l’altro vi salvi o guarisca la vostra infelicità ma focalizzatevi sui vostri problemi per identificare i modi in cui voi stessi contribuite alla vostra infelicità.
  • Provate ad essere curiosi dell’altro ad osservare i suoi movimenti , trattatevi con gentilezza.

Infine , sappiate che potete farcela ,ci vuole coraggio e fiducia che si può’ rimanere in contatto con le emozioni difficili superando i momenti di  crisi o trovando un nuovo equilibrio.

Non  esiste la coppia ideale e perfetta , esistono tanti e differenti modi di vivere insieme e ognuno di noi possiede le risorse e le competenze innate per trovare la sua modalità.

Un libro di psicologia non ti è di alcuna utilità se sei in grado di capirlo!

(Piperita Patty 3 giugno 1972)

Chi non ha mai sognato di avere Snoopy come compagno di giochi  ? Il primo fumetto arrivato sulla luna ( il modulo lunare dell’apollo 10 ),  da cui  ha avuto origine l’evoluzione delle strisce come le conosciamo ora, che ha esplorato  più di tutti gli altri comics la dimensione spirituale  nascosta  dell’animo umano. Abbiamo un bambino con un complesso di inferiorità  , un personaggio semplice e un po’ innocente , forse all’inizio un po’ troppo  saggio, che  piano piano  con gli anni viene circondato da tanti altri personaggi ed è lui a tenere insieme tutto quanto , è lui il personaggio che  piace di più perché  tutti ci  ritrovano parti di se stessi  ed è da lui che prima o poi tornano  perché  lo hanno sempre nel cuore : Snoopy, Woodstock, Linus,Lucy, Schroder, Pig Pen, Patty, Violet e Sally…….

Charlie Monroe  Schulz detto Sparky, figlio di un barbiere emigrato dalla Germania, è stato il bambino che aveva passato la sua infanzia a giocare a baseball e a leggere Braccio di ferro, il ragazzo che si scontrò con il disinteresse o il disprezzo che all’epoca il disegnare fumetti suscitava ( soprattutto quelli rivolti ai bambini) e l’ uomo che perse la madre il giorno prima di partire per il fronte di guerra europeo. Tutta la sua esperienza è riversata in queste migliaia di striscie che per oltre quarant’anni raccontano per immagini la storia di un gruppo di bambini  alle prese con i grandi e piccoli dilemmi della vita mantenendo vivo  il sentimento di scoperta e sorpresa per il mondo in cui vivono e la forza delle parole ,e dei silenzi, sinceri.

Ora un film nelle sale cinematografiche omaggia le creature di questo splendido teatro animato.

Patrick Modiano: la scrittura come riparazione

Le présent du passé, c’est la mémoire; le présent du présent, c’est l’intuition directe ; le présent de l’avenir, c’est l’attente

I fantasmi infantili , i traumi del passato sono i fili conduttori delle trame dello scrittore Francese, vincitore del Premio Nobel per la letteratura 2014. La scrittura è un’azione  che opera sul passato per rievocarlo attraverso il ricordo e l’immaginazione, ma simultaneamente si offre al presente come tentativo di vincere l’oblio che il futuro riserva ad ogni attimo che viviamo . I personaggi  melanconici presenti nei romanzi di Modiano descrivono precisamente la  difficoltà di orientamento di cui soffrono gli individui  che fanno fatica a differenziare l’immaginario dal reale , soprattutto quando quest’ultimo si presenta in forma traumatica o incoerente .

Il suo stile lineare, semplice si è via via affermato come uno sguardo personale sul tempo che scorre  nel ricreare  l’atmosfera sospesa e vagamente inquietante  che ci immerge quando ci troviamo ad avere a che fare con la nebbia dei ricordi .

Per questo motivo la  lettura dei suoi libri può essere un utile strumento per riflettere sul modo in cui ricordiamo gli eventi del passato e su come la memoria sfochi o deformi il passato e mantenga vivo quello che il tempo ha cancellato perché in fondo siamo fatti , al nostro interno,  anche di  tutto quello che abbiamo perduto.

QUALCHE SUGGERIMENTO:

Davanti allo sguardo dei cani

Per diversi anni ho avuto la fortuna di condividere del tempo con una cagnetta di nome Bianca, un meticcio mischiato con un Maremmano. Una cagnetta dolce e  fedele.

Bianca sarebbe dovuta andare in un canile. La prima volta che la vidi camminava con il muso rivolto a terra e il colore del pelo tendeva al giallastro , quando alzò il muso mi apparvero due occhi tristi e sottili segnati da una linea scura discendente.

Quando dormiva aveva sempre gli occhi leggermente socchiusi, non si addormentava mai completamente, pronta a scattare in avanti con il muso e ad abbaiare se veniva per caso disturbata nel sonno. Spesso aveva degli incubi .

I cani toccano le  corde più profonde della nostra sensibilità,  mostrano una parte di noi stessi e ci interrogano sulla capacità o incapacità di convivere con la sostanza del nostro essere, il linguaggio universale delle emozioni e dei sentimenti che risuona in tutti i livelli del sitema vivente.

Hanno una percezione immediata delle cose , senza la mediazione della ragione o dell’intelletto, e reagiscono in  maniera istintiva . Questo aspetto comporta che il loro comportamento venga giudicato  di frequente avventato o sregolato.

Ma , come sappiamo , questa percezione istintiva delle cose permette  ai cani di avere una visione più  chiara e lucida della realtà perché sono in grado di  rimanere in contatto in maniera più diretta e piena con le sensazioni e con la natura.

Infatti di solito , la presunzione di superiorità degli esseri umani  risiede nel possesso della coscienza in quanto capacità di autoriflessione, di cui gli animali sarebbero privi.

Ma,  se osserviamo meglio,  questo pregiudizio si basa sull’idea errata che la conoscenza di  o su  ( sostenuta da tutto il nostro sapere :le  ideologie, cosmologie, teologie , etc,) sia superiore rispetto alla conoscenza con , una conoscenza immediata, istintiva ed emotiva,una conoscenza in cui non c’è distanza o differenza tra il soggetto e l’oggetto, perché tutti e due fanno parte della stessa realtà concreta, le cose  così come sono senza bisogno di  metafore  che le  rappresentino.

Tra tutti gli animali  i cani sono quelli più umanizzati e  il  loro posizionarsi  sulla soglia tra l’umano e l’animalità ci permette di imparare ciò che  sfugge ad uno sguardo superficiale perché troppo  veloce o troppo razionale .

Attraverso la sensibilità possiamo essere in grado di cogliere la grazia che ci circonda , la luminosità che appartiene al mondo indipendentemente dagli abbellimenti che ne facciamo attraverso le storie e le immagini di cui abbiamo bisogno di nutrirci  quotidianamente e la connessione che lega tutti gli esseri viventi. Avvicinarsi allo sguardo e al  sentire dei cani o degli altri animali significa perciò   togliere, e allo stesso tempo  aggiungere, qualcosa a come noi vediamo abitualmente la realtà. Togliere le sovrastrutture mentali e aggiungere qualcosa di corporeo, più semplice e meno mediato.

E’ interessante trovare quanti punti di contatto esistano tra il comportamento naturale dei cani e le qualità  evidenziate dalle religioni e dalle pratiche di consapevolezza.

Si obietta spesso che i cani, come gli altri mammiferi, non condividono con noi esseri umani, l’etica , l’estetica , la dimensione dell’esserci,  ma, nonostante questo, partecipano di quel sentimento del sacro che  trascende le precedenti dimensioni  e che  permette di entrare in sintonia con la profondità e lo spazio dell’ anima.  Di cani d’altra parte sono pieni i miti che la cultura ha inventato e  sogni che accompagnano le nostre notti.

Che cosa  Bianca mi ha permesso di rivedere con maggiore risalto senza verbalizzazioni e attribuzioni di senso :

– Quando si cambia improvvisamente e drasticamente  ambiente di vita, come nel caso delle adozioni, si manifestano diversi sintomi di malessere: incubi, tristezza e affaticamento, c’è bisogno di tempo per superare la sfiducia negli altri affrontando il terrore di essere di nuovo lasciati soli. E  l’aiuto  di  un ambiente accogliente che fa sentire di nuovo a casa , sicuri e protetti è fondamentale.

– Se vuoi alleviare la sofferenza di una persona non servono tante parole, si può semplicemente  stargli vicino, in silenzio.

– Quando  incontri una persona  felice può essere davvero piacevole  partecipare alla sua  gioia , lasciandosi trasportare dagli abbracci, dalle risa,  dalla danza cioè  “saltando e scodinzolando a 360 gradi “.

– C’è un momento, con  un amico  in crisi o una persona  in difficoltà, in cui è necessario  fare  branco ( non nel senso di indifferenziazione ) ululando come lupi, perché no, impegnandosi in una lotta comune contro la disgregazione e la disperazione, con coraggio e  a denti stretti, per andare avanti  uniti.

– Davanti ad un essere  ferito,  consolare,” leccare le ferite”, pulire la zona colpita, far sentire la  tua presenza , una presenza morbida e calda, viene prima di tante parole e azioni, poi il resto verrà naturalmente  di conseguenza.

È cosi che i cani e tante altre creature (gatti, pappagalli, corvi, cavalli, oche, maiali, tanto per fare qualche esempio), se ci concediamo la pazienza di osservarli con attenzione,  ci mostrano ogni giorno, insieme alla  fedeltà che donano e alla spontaneità dei loro movimenti,  in quale modo  si può  essere vulnerabili , affidarsi all’altro, esporre le fragilità senza la  paura del  giudizio e dell’ imprevedibilità della vita.

Grazie, Bianca.

Ri-conoscere le emozioni attraverso i cartoni animati

GIOIA , TRISTEZZA, DISGUSTO, RABBIA E PAURA  sono queste le emozioni protagoniste dell’ultimo film della Disney “INSIDE OUT”. Sceneggiato con l’aiuto di una squadra di psicologi e neuro scienziati INSIDE OUT  entra nei labirinti della mente narrando per immagini i conflitti tra le emozioni  e invitandoci ad esplorare i territori del nostro mondo interno: L’INCONSCIO, L’IMMAGINAZIONE, IL PENSIERO ASTRATTO , LA MEMORIA, LE ISOLE DELLA PERSONALITA’ E IL TRENO DEI PENSIERI.

Nel quartiere generale della mente , una sorta di centro della consapevolezza, è il luogo della regia di questo teatro dove le emozioni  manifestano la loro energia. Il film mostra come la nostra intelligenza risieda nelle emozioni e nel loro differente mescolarsi ed equilibrarsi   è ciò che ci rende veramente unici singolari . Tanto più se questo avviene nella mente ancora in divenire di un adolescente .

E voi con quale emozioni vi identificate di più ?

Addio Oliver Sacks !

Oliver Sacks , autore di numerosi libri a metà strada tra la scienza e la letteratura, libri spesso illuminanti e pieni di sorprese che ti restituiscono una visione solare e più conciliante della vita, è scomparso all’età di 82 anni .Nella sua ultima intervista sapendo ormai di avere ancora poco tempo da vivere dichiaro’ :

“I want and hope in the time that remains to deepen my friendships, to say farewell to those I love, to write more, to travel if I have the strength, to achieve new levels of understanding and insight.”

Nel suo ultimo tweet postò la ripresa di un concerto improvvisato dell’Inno alla gioia di Beethoven svoltosi in provincia di Barcellona.

5 modi per superare l’ansia da esami

Gli esami rappresentano una tappa di passaggio importante, un rito che genera forti emozioni e puo’ diventare una fonte d’ ansia.

I momenti di passaggio costituiscono delle prove attraversate le quali avviene una trasformazione.

All’ università si tratta di proseguire, andare avanti con una consapevolezza maggiore di chi si è e chi si sta diventando.

Alla maturità il ciclo della scuola dell’obbligo, del tempo “forzato” si conclude e ora  si va verso qualcosa di completamente nuovo.

Alle medie si vive un cambiamento di compagni, scuola,  a volte anche di paese e costituisce un test d’ingresso nella vita adolescenziale. Ogni cambiamento può  generare ansia e timori soprattutto quando i pensieri che circolano  nella testa esprimono sentimenti di inadeguatezza tipo  “ non ce la farò , non sono all’altezza ,“ o aspettative negative “ non mi andrà bene “.

E’ fondamentale, in questi casi, riconoscere la volubilità di questi pensieri , vedere come  non ci appartengono  e riuscire   a non identificarsi in essi. Un semplice esercizio “mindful  riportato qui di seguito  potrà essere utile:

 “Prova  a prenderti una pausa e mettiti in una posizione comoda , assicurati che i tuoi piedi siano ben piantati a terra , se vuoi puoi chiudere gli occhi, prova ora a rivolgere la tua attenzione al respiro , quando inspiri percepisci l’aria fresca che entra attraverso le narici ,segui l’aria che circola dentro e quando enspiri percepisci l’aria calda che esce. Segui il ritmo naturale del tuo respiro . Non cercare di controllare ne’ di far succedere di proposito niente, lascia semplicemente che il respiro fluisca liberamente. Bada a come ti senti ora,  in questo momento . Fai fluttuare la tua attenzione cogliendo quello che emerge: sensazioni, emozioni, pensieri. Se ti senti agitato prova ad ogni respiro a lasciare andare le tensioni come ti sollevassi di un peso. Se invece noti dei pensieri prova a focalizzarli , notando come man mano che li poni sotto esame questi pensieri sfumano ed evaporano via, perdono di consistenza lasciando  spazio ad altri pensieri o emozioni . Osserva allora come i pensieri sono passeggeri come le nuvole che appaiono nel cielo ,arrivano e poi se ne vanno . E riporta di nuovo  la tua attenzione al respiro. Prova a continuare cosi per circa 5 minuti. Quando ti senti pronto a riportare la tua attenzione al mondo esterno puoi fare 2-3 respiri profondi e riaprire gli occhi.”

Questo semplice esercizio vi permetterà di trovare la calma aiutandovi  a diventare consapevoli di come la mente tenda facilmente a distrarsi,  rinforzando al contempo la capacità di attenzione e concentrazione focalizzata al momento presente.

E’ fondamemtale nel praticare questo esercizio : trattarsi gentilmente ( niente movimenti bruschi e frettolosi ) , non giudicare  ( come il pensiero “ e’ una cosa stupida , una perdita di tempo” ) e osservare .

Un ‘altro effetto calmante nell’affrontare il rito collettivo degli esami di maturità possono essere  i  dispositivi simbolici che aiutano a creare uno stato di protezione interiore. Questi dispositivi servono per calmare, ridurre l’ansia , padroneggiare un’esperienza che ci crea difficoltà. Possono essere dei semplici oggetti “portafortuna “ che si collocano in quell’area “ transizionale” ( come li definì Winnicott ) oggetti al confine  tra  la dimensione immaginaria e quella  materiale, oggetti concreti che  svolgono un ruolo prezioso per l’individuo che li porta con sé perché “ nutrono “ o ci “connettono “ a qualcos’altro di solido e forte  : spesso si  collegano ad una persona o creatura  rilevante del passato o del presente, come ad esempio un braccialetto di un’amica, l’orologio del nonno, la foto  dell’  animale domestico a cui siamo affezionati  oppure  si  collegano ad un’esperienza piacevole,come ad esempio  quella maglietta o  quella scarpa che ci evocano benessere . Questi oggetti / amuleti  in base al significato personale che assumono per ognuno possono trasmettere sensazioni positive fornendo maggiore sicurezza e   forza interiore  .

Un portafortuna puo’essere anche un ‘ oggetto mentale, un rifugio sicuro,  cioè un ‘ immagine di un luogo tranquillo dove le cose vanno bene che ci fa sentire sicuri e protetti ( un luogo dove siamo stati o un posto dove desidereremmo andare ).

Prima dell’ esame rilassati , puoi sciogliere la tua muscolatura stiracchiandoti,  allungandoti oppure facendoti un massaggio sulle zone del corpo più tese ( quando si studia spesso si tratta degli occhi, dell’ arcata sopracigliare e della fronte ) oppure fai un bagno caldo o una doccia rinfrescante, ascolta della buona musica , quella che ti piace.

Puoi fare una pausa : bere un frullato rigenerante, passare del tempo con il tuo animale domestico e uscire con gli amici non e’ distrarsi ma recuperare energie positive !

E sopratutto riposa! Fai una bella dormita (prima degli esami e’ molto meglio che stare svegli di  notte per studiare ! ) e stacca la spina dai dispositivi elettronici ( social etc .) almeno per una mezza giornata .

E’ bene ricordarsi che, in ogni caso, una certa dose d’ ansia è accettabile, tollerabile  e assolutamente normale perché il corpo sta reagendo ad una situazione stressante .

Se ti senti troppo intorpidito oppure troppo agitato puoi calmarti rapidamente chiedendo di andare in bagno : una bella sciacquata di acqua fredda sul viso ti aiutera’ a recuperarel’ attenzione,  a riportarti al presente placando le emozioni forti !

Quindi se cominci a sentire il battito del cuore aumentare o un respiro un po’ affannato puoi indirizzare queste parole a te stesso:  ” va tutto bene , è normale che sia così , sono qui e il mio corpo è sveglio e attento, pronto ad affrontare questo momento”.

E soprattutto ricordati che ce la farai e supererai gli esami perché tutto passa e questa esperienza ti arricchera’ !