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TEMPO DI VACANZE ! Tempo di letture !!

Tempo di rilassarsi e godersi oziosamente dei romanzi !! . Alcuni consigli di lettura per l’estate, l’unico criterio che abbiamo seguito è quello di segnalare pubblicazioni recenti , il resto sono scelte seguendo l’istinto e una onnivora libertà!

PER GLI APPASSIONATI ( E GLI SCETTICI )  DELLE  NEUROSCIENZE:  Doctorow, “La coscienza di ANDREW” ,Mondadori

( L’ultima fatica di Doctorow racconta il labirintico vagare dentro i frammenti della psiche individuale collettiva di un neurobiologo.)

PER CHI VEDE NELLA FRAGILITA’ LA BELLEZZA  DELL’ANIMO UMANO : Anne Ernaux, “Gli anni”,L’orma

PER CHI VUOLE MANTENERE LA CAPACITA’ DI RIDERE DI SE STESSO ANCHE DI FRONTE A CONTESTI DIFFICILI E A DISASTRI FAMILIARI: Etgar Keret,”Sette anni di felicità”, Feltrinelli

–          PER CHI CREDE CHE IL DISORDINE SI  IMPARI  A GESTIRE SOLO COMINCIANDO A CONVOCAREGLI ANTENATI: Stefansson,”I pesci non hanno gambe”, Iperborea

–          PER CHI PENSA CHE SI POSSA  VEDERE  IL PROPRIO MONDO CON LO SGUARDO DEGLI ALTRI : Teju Cole “Ogni giorno è per il ladro”, Einaudi; Bulawayo.” C’è bisogno di nuovi nomi”,Bompiani

PER CHI VUOLE COLTIVARE LA SPERANZA NONOSTANTE  LA CRISI DEI SENTIMENTI , DELLE IDEE , DELLE RELAZIONI:. Ben Lerner “Nel mondo a venire”, sellerio

PER CHI PREFERISCE  FARSI DELLE DOMANDE PIUTTOSTO CHE TROVARE SUBITO DELLE RISPOSTE : Uwe Timm “La volatilità dell’amore “, mondadori

E INFINE …PER CHI E’ CURIOSO DI ESPLORARE IL PRESENTE E PENSA CHE “ ESSERE SE STESSO” NON SIA LA SOLUZIONE  MA UN  ENIGMA DA ATTRAVERSARE : Sheila Heti “La persona ideale, come dovrebbe essere? “,sellerio

E per contraddirci  ( è un romanzo del 2014 !) e uscire dalla lista solo autori stranieri: PER CHI AMA L’AVVENTURA E VIAGGIARE SENZA PER FORZA GIRARE IL MONDO :Cristiano Cavina ,  “ La pizza per autodidatti “ , MARCO Y MARCOS

Qui di seguito le copertine .. non è un invito a comprare da amazon, andate nelle piccole librerie, dove volete…purchè leggiate !!

Buone vacanze !!!

La fede e la speranza in ogni nuovo inizio

Il miracolo che salva il mondo , il dominio delle faccende umane, dalla sua normale, “naturale “rovina è in definitiva il fatto della natalità, in cui è ontologicamente radicata la facoltà dell’azione . E’, in altre parole ,  la nascita di nuovi uomini e il nuovo inizio , l’azione di cui essi sono capaci in virtù dell’esser nati. Solo la piena  esperienza di questa facoltà può conferire alle cose umane fede e speranza, le due essenziali caratteristiche  dell’esperienza umana  (…) Fede e speranza nel mondo …

Da qualche parte nelle pagine di “ Vita activa “(Bompiani) Hannah Arendt, “The human condition “, 1958.

Come superare gli shock emotivi: davanti al trauma

Di fronte ad un lutto, quando si è vittime di un incidente, di una violenza, di un’aggressione oppure di un’esperienza stressante come un licenziamento, un’ospedalizzazione, un trasloco o una separazione, se l’evento supera  le capacità naturali di difesa, queste situazioni possono segnarci interiormente in modo traumatico: si prova un’angoscia catastrofica, la sensazione di “ andare in pezzi “, impotenti nel gestire un vissuto imprevisto e improvviso . Sono circostanze che  sconvolgono e  spingono a voltare pagina, anche quando sul momento non si registra a livello consapevole un cambiamento.

Mentre una parte della nostra personalita’ va avanti, altre parti possono rimanere congelate in quell’ esperienza: avviene una dissociazione interiore.

I ricordi delle esperienze traumatiche vengono immagazzinati nel cervello e rimangono isolati dal resto della coscienza e da altri aspetti più adattivi della personalità. Questi ricordi ci forzano ad agire in maniera automatica : in questi casi si dice che si soffre di un disturbo post-traumatico da stress.

Le tracce che l’evento lascia interiormente e le reazioni che  ne seguono formano un’ organizzazione mentale oppressiva e, a volte, distruttiva. Così di fronte ad ogni esperienza che rievoca il trauma precedente si genera la ripetizione di un vissuto angosciante ed   oppressivo . I sintomi che si osservano frequentemente  sono: congelamento emotivo, iperattivazione, condotte di evitamento e di fuga, senso di irrealtà  o di disintegrazione, flashback.

Ma esiste anche un altro tipo di trauma  (negli anni ’70 uno  psicoanalista irregolare e fuori dagli schemi, Masud Khan,allievo di Winnicott coniò la definizione di  trauma cumulativo) ,  risultato  della somma di una  serie di traumi che ripetuti fin dall’infanzia  o durante l’adolescenza  e accumulati uno sull’altro, si sedimentano e finiscono per cronicizzare una difficoltà . Ora questo trauma viene chiamato anche trauma complesso.

In questo caso lo stato di insicurezza interiore non è direttamente collegabile ad un trauma specifico, ma appare più pervasivo e diffuso, ostacolando la vita sociale e relazionale.

Le persone vittime di traumi ripetuti si trovano costretti a tagliare dalla propria coscienza sensazioni, emozioni e pensieri per poter sopravvivere ad un angoscia e ad un dolore insopportabili spesso prodotti da  ambienti relazionali che non favoriscono lo sviluppo delle potenzialità naturali dell’essere umano: << mi sono imposta da allora di non sentire e di non provare più niente …..in quel periodo ho cominciato a soffrire di forti mal di testa e fare fatica a scuola>>.  La dissociazione, è una   risposta difensiva di natura adattiva,  ma comporta un prezzo molto salato da pagare : un blocco nell’area relazionale e cognitiva e disturbi psicosomatici alla cui base ci sta una separazione confusa e non armonica tra parti ed aspetti di se stessi.

Quando la separazione di parti del sé è meno confusa e rigida la dissociazione si manifesta nella forma dei vissuti di  deja vu oppure nei momenti tra il sonno e la veglia,  quando la demarcazione tra la realtà e la fantasia non è cosi definita.

In sintesi, il trauma comprende una serie disturbi che vanno da quelli più diffusi,  di ansia, panico e relativi alla sessualità e ad attaccamenti insicuri e disorganizzati, fino a quelli più strutturali dove è il sentimento stesso di possedere un’identità ad essere compromesso ( << non mi riconosco più , non mi sento me stesso >>).

Noi lavoriamo secondo un ‘approccio integrato che prevede la costruzione di uno spazio sicuro e protetto ( attraverso la mindfulness, il gioco , la relazione ) dove potersi affidare per sviluppare un sentimento di fiducia e speranza nel futuro e incrementare le competenze sociali e migliorare  la capacità di regolare le emozioni.  Non solo è importante ricordare il trauma durante la terapia attraverso modalità inconsce che si esprimono nella relazione, nelle emozioni, nei sogni , nel linguaggio , nelle immagini e fantasie, ma anche poterlo esprimere nelle sensazioni somatiche , nei movimenti e nelle posture  ( attraverso l’EMDR, il focusing, interventi esperienziali e l’ approccio sensomotorio ) .

Il dialogo tra  le diverse parti che  compongono il sé, su un piano che integra il corpo e la mente, permette di recuperare oppure ri-costruire un  sentimento di unità che  esiste al centro di ogni essere umano.

In alcune situazioni , fortunatamente, la vita riserva la possibilità di buoni incontri ,anche al di fuori di un contesto terapeutico, che permettono di trasformare gli scenari interiori modificandoli positivamente : in questi casi la terapia serve per rinforzare e rinsaldare la capacità di resilienza .

La mindfulness per i bambini e i ragazzi: un seme,un’isola,una stella….

La Mindfulness è una forma di  meditazione basata su una integrazione tra le scienze psicologiche e la tradizione spirituale Orientale. Mindfulness significa consapevolezza piena , attenzione focalizzata al momento presente e presenza non giudicante che si sviluppa su diversi livelli : sensazioni, emozioni e pensieri.

Un allenamento psicologico e spirituale per imparare ad osservarsi  in maniera diversa ,gentile e compassionevole  ( senza dover ottenere una prestazione, sforzarsi di raggiungere la meta o  dimostrare di essere i più bravi ) e per saper apprezzare il proprio vissuto personale ,  rinforzando e valorizzando la capacità di vivere i sensi, di gestire le  emozioni e di usare la mente fuori dagli schemi abituali e convenzionali di pensiero ( le gabbie  le prigioni della mente).

Recenti ricerche condotte nel campo della medicina e delle neuroscienze  dimostrano che le manifestazioni di ansia , di iperattività e di depressione  sono causate da  un meccanismo interno che  ostacola il dialogo tra la mente e il corpo: la mindfulness permette il recupero della capacità di  entrare in  contatto con se stessi  integrando  i  pensieri, emozioni , percezioni e sensazioni.

Il percorso permette di costruire gradualmente  uno spazio interiore sicuro e stabile , costituito da un ‘ atteggiamento  di consapevolezza rilassata rivolta ad osservare  l’esperienza cosi com’è  senza reagire automaticamente alle situazioni che generano stress e sofferenza ( liberandosi , come spesso si dice del pilota automatico ).

Riconosco le mie emozioni, mi osservo e comprendo che c’è un legame che mi unisce agli altri e coltivare questa consapevolezza è un piccolo passo per sntire di essere reali , essere presenti in questo mondo e  liberarsi dalle gabbie mentali che ci imprigionano e dai pregiudizi che ci condizionano .

In particolare una pratica costante  della mindfulness aiuta i bambini e gli adolescenti a riconoscere  i pensieri e le emozioni  distruttive favorendo   una risposta più adattativa allo stress, migliora le capacità di  attenzione , concentrazione ,di regolazione emotiva,  i livelli di autostima e di autoconsapevolezza.

Fermarsi a prendere una pausa dal  turbinio degli impegni, dei  tempi da rispettare , del dovere fare per sostenere la sintonizzazione con se stessi aiuta a migliorare le capacità di concentrazione e attenzione e   sviluppa la capacità di sentirsi connessi interiormente agli altri.

Spesso i bambini quando prestano attenzione al respiro che scorre dentro di loro esprimono ciò che sentono attraverso delle immagini significative: un’isola in mezzo al mare , una stella nel cielo , un animale domestico ( di frequente un  cane o un gatto che osserva…)

Quindi in un contesto scolastico   gli esercizi di mindfulness sono particolarmente indicati per i bambini con diagnosi di  ADHD , con disturbi legati all’ansia, disturbi depressivi e  per i gruppi classe di difficile gestione (fonte:K.D.Rempel, Mindfulness for childhood and youth, Journal of counselling and psychotherapy , v.46, n.2, 2012 ; C.A.Burke , Mindfulness-based approaches with child and adolescents,  Journal Child and Family studies, 2009  ).

In una società sempre più automatizzata e accelerata  in cui  bambini e i ragazzi vengono spinti a crescere in fretta e a ritmi sempre più competitivi la pratica della mindfulness rappresenta una prevenzione e una cura per la sofferenza e il disagio sia fisico che psichico.

Se l’amore, come tutto, è questione di parole…

“Quando desideri con tutto il cuore che qualcuno ti ami, dentro ti si radica una follia che toglie ogni senso agli alberi, all’acqua e alla terra. E per te non esiste più nulla, eccetto quell’insistente, profondo, amaro bisogno. Ed è un sentimento comune a tutti, dalla nascita alla morte. “

Denton Welch

Diario, 8 maggio 1944, ore 23.15

Uno spazio calmo e colmo di luce : un posto per chi cerca aiuto

Quando ci si sente persi e che la vita è uno schifo o una fogna.

Quando ci  si sente insignificanti, impotenti e di non valere nulla.

Quando  si è spaventati  e la solitudine e la colpa sembrano sovrastarci.

Quando  ci si sente  abbandonati e traditi.

Quando si ha la tentazione di mollare tutto e che ogni sforzo è vano.

Ogni volta non siamo  soli.

Persino nella tempesta  della disperazione  possiamo ritrovare in fondo a noi stessi  un posto piccolo , luminoso e tranquillo , dove ci si può sentire a casa e venire  accolti e compresi.

Le parole del disagio sociale 2: l’autolesionismo

Si levano voci di allarme nei confronti del mondo adolescenziale:aumentano  le condotte di autolesionismo ( consumo di alcool, tagli sulla pelle,etc.. ) tra i giovani e altri fenomeni ( come la chirurgia estetica,etc,) che segnalano  la presenza di  un’ansia diffusa nella società.

Questi comportamenti esprimono inquietudine ed insicurezza, ma anche il prevalere di una cultura centrata sul corpo nella sua concretezza, dove le parole vengono rimosse o marginalizzate, perdono peso e spazio e vengono soffocate nel fragore dei mass-media e dell’imperativo di piacere a tutti i costi, di divertirsi e di consumare compulsivamente.

Il criterio che permette ad un genitore di comprendere quanto questo sintomi  possano essere transitori o segnalare invece una maggiore instabilità interiore  è l’aspetto quantitativo ( la durata e la frequenza) e la privatezza ( se viene nascosto o esibito con orgoglio).

Infatti le marchiature ( piercing, tatuaggi..) sul proprio corpo esprimono  un modo per differenziarsi dai genitori,  dagli altri e per appartenere ad un gruppo.

Il fenomeno dei  tagliuzzamenti esprime però una dimensione diversa e molto più angosciante, soprattutto se rimane un rito privato e isolato dal contesto : mettere un segno sul proprio corpo  provoca un sollievo temporaneo, ma non libera affatto dalla sensazione di inutilità e di vuoto che si prova, è un modo per scaricare sull’attimo presente l’angoscia, che però ritorna in un momento successivo con maggiore intensità.

Una traccia dolorosa sul proprio corpo costituisce una modalità per cacciare via una tensione vissuta come insopportabile ed allontanare per qualche momento pensieri spiacevoli, emozioni che se non ricevono accoglienza  non vengono trasformate in qualcosa che può essere pensato .

Il taglio diventa così un modo per esprimere concretamente e rendere visibile una ferita interiore ma anche  un tentativo di tagliare il ”cordone ombelicale” con la propria famiglia di origine, quando in essa non viene riconosciuta in maniera adeguata la separatezza, un’estrema prova per sentire con il corpo ciò che non si riesce a provare dentro di sé ad un livello più profondo,emotivo.

Ma i tagliuzzamenti, le ferite inferte al corpo degli adolescenti hanno anche un significato sociale , rappresentano simbolicamente le ferite che il mondo esterno infligge ai ragazzi bloccandoli  in un presente  senza speranze, costringendoli a vivere uno scacco esistenziale e  l’impossibilità di leggere ciò che li circonda e li lacera internamente.

In questo senso, i genitori si trovano  a fronteggiare comportamenti apparentemente inspiegabili, che li pongono davanti ad un sentire comune con i loro figli, dove il  mondo viene percepito come ostile e minaccioso in una “guerra di tutti contro tutti” in cui viene selezionato chi è più brutale e competitivo, come evidenziano bene Benasayag e Schmit nel loro libro  “L’epoca delle passioni tristi”.

L’illustrazione è di Ludovic Debeurme, autore di “Lucille” , Coconino Press-Prossimamente parleremo più ampiamente di fumetti che affrontano il mondo dei ragazzi nella società contemporanea.

Come uscire dalla crisi di coppia

L’amore è una faccenda complicata. Stare in coppia , convivere insieme e mantenere stabilmente un’ unione nel tempo  può essere un impegno faticoso che richiede lavoro su stessi, disponibilità a confrontarsi e a rivedere i propri punti di vista, mettendosi nei panni dell’altro.

Un’unione che coinvolge due piani  profondamente intrecciati tra loro : la sessualità e l’affettività .

A volte compare una malattia, una difficoltà lavorativa , un cambiamento non desiderato, la scoperta di un tradimento, un problema sessuale.

Ciascun partner cerca nell’altro un’approvazione, una conferma, ma ora non ci si  sente capiti, ci si colpevolizza a vicenda e si perde la fiducia reciproca.

Il partner sembra diventare a questo punto  un peso , una zavorra, un ostacolo che impedisce di crescere.

La sensazione è che qualcosa si è rotto , dentro si vive  una lacerazione e fuori un conflitto che non si riesce a gestire.

Non si comprendono più le ragioni per cui si sta insieme , si perdono di vista gli obiettivi , ci si sorprende di  non riconoscere più l’altro  , il partner appare distante , lontano . In questi casi una terapia specifica sulla coppia rappresenta per molte relazioni l’ultima possibilità  oppure  un’ opportunità che ci si dà per cercare di recuperare qualcosa che si sente perduto .

In molte occasioni si tratta di riprendere in mano una situazione che sembra fuori controllo trovando un’ancora di salvataggio nella  condivisione anche quando il portare fuori nella coppia istanze spiacevoli o dolorose può far soffrire.

È importante in questo momento la presenza di un terzo ,il terapeuta, che svolge semplicemente la funzione del testimone consapevole , del mediatore coinvolto nelle dinamiche della coppia, ma allo stesso tempo presente e attento per garantire la tenuta e il contenimento delle emozioni che emergono.

Sottolineo spesso che la terapia di coppia non è un test che verifica il sentimento   che un partner prova per l’altro, ma un mezzo attraverso cui i partner cercano di cogliere il loro specifico modo di stare insieme all’altro  che è unico e diverso da quello di tutte le altre coppie. Lo scopo dell’aiuto è fare in modo che ognuno possa riconoscere  la propria parte nel generare quell’equilibrio disfunzionale in cui ogni partner è rimasto incastrato. Si cerca cosi di costruire un nuovo equilibrio che consenta ad entrambi i membri della coppia di poter evolvere e crescere  come persone .

Si sente che l’equilibrio di coppia che nel passato aveva retto sta vacillando e rischia di crollare ferendo “mortalmente” tutti.

Spesso questa considerazione viene formulata come una lamentela , un rimprovero nei confronti dell’altro che  si giudica “immaturo, infantile , egoistaoppure  non “ come  mi aspetto e  vorrei che sia”.

L’altro non capisce, non cambia: volano accuse reciproche , a volte saltano fuori rancori latenti, sentimenti repressi.

Nella maggior parte delle situazioni il cambiamento è desiderato , ma anche temuto dai partner, perchè  ciò significherebbe modificare abitudini apprese e mantenute nel tempo  e riconoscere “ciò che c’è di mio” in questa crisi , la propria parte nel determinare questa crisi e quindi mettersi in discussione per  vedere che in fondo il problema non è l’altro , ma  quello che si sta vivendo insieme.

 

Ciò che succederà non è dato a sapere all’inizio : alcune coppie scelgono di andare avanti  insieme, altre scelgono di separarsi, scelgono, per l’appunto, cioè sono consapevoli di quando sta accadendo e non  sentono più di subire una situazione dolorosa a cui non c’è rimedio e via di uscita , ma la soluzione appare possibile , condivisa , meno conflittuale, meno ingestibile di prima.

Il legame tra cibo e affetti

Il rapporto con l’alimentazione ci accompagna fin dal periodo prenatale con lo scambio delle sostanze nutritive presenti nella placenta e poi con  l’allattamento. Attraverso giochi interattivi , esempi  tratti dalla storia dell’arte o dalla letteratura  e confronti sui  ricordi personali si è approfondito il legame profondo tra cibo e affetti nel laboratorio di Psicologia su”Nutrire l’anima, nutrire i sentimenti, energia per la vita “ , mostrando come le esperienze del passato dello “stare insieme “ a tavola influenzano il modo di rapportarsi  al cibo e all’attività del mangiare nel presente..

Il diverso rapporto con il cibo si esprime nell’alternativa tra consumare voracemente in fretta ed  apprezzare le sensazioni che si provano nell’atto del mangiare in maniera rilassata prestando attenzione alla qualità del cibo.

Se si intende l’alimentazione  in senso esteso, allora dovremmo comprendere con ciò tutta l’energia che assorbiamo per poter vivere e crescere: l’acqua, l’aria ma anche  le sensazioni e le emozioni che ci vengono trasmesse fin dall’alba della vita grazie alle  persone che ci si prendono cura di noi, emozioni che, dopo averle apprese, diventiamo in grado di esprimere, comunicare e scambiare con gli altri.

Purtroppo, come sappiamo, vivere da bambini in ambienti di deprivazione relazionale , affettiva e di disagio mentale trasforma il nutrimento in  elemento tossico che  ammala  le relazioni tra le persone , alimentando  sentimenti quali l’avidità, l’arroganza , la superbia, il disprezzo.

All’interno di una famiglia si possono nutrire affetti che rafforzano il legame tra la coppia dei genitori e i figli e tengono vive le connessioni tra famiglia e mondo esterno oppure coltivare sentimenti che alimentano dipendenza e comportamenti antisociali.

La scelta diventa tra  generare amore oppure, all’opposto, suscitare odio, infondere speranza o seminare disperazione,contenere la sofferenza depressiva o diffondere ansia persecutoria,creare confusione o pensare ( Meltzer e Harris ) e aggiungeremmo tra separare il corpo e la mente oppure  sentire e provare le emozioni nel corpo.

É quindi compito degli adulti garantire le  condizioni affinché si crei un clima di sostenibilità e di convivialità per le generazioni future .

La sofferenza dipende dai nostri pregiudizi e illusioni

Qui di seguito riportiamo la traduzione di alcuni stralci dell’ultimo articolo pubblicato su “Charlie Hebdo “ della psicoanalista Elsa Cayat, l’unica donna della redazione rimasta  uccisa durante l’attentato del 7 gennaio 2015 a Parigi.

“Vorrei parlare della difficoltà che l’essere umano incontra ad aprirsi alle questioni che pone l’altro per la sua differenza , a fare un posto a questa differenza e , a partire da questo , a riconoscere che non ne ha fatta nessuna alla sua: né allo  scarto tra quello che vuole e quello che fa, né tra i suoi desideri e i suoi fallimenti, (…)

Si preferisce negare i motivi che si nascondono dietro l’emotivo, censurare l’emozione , credere di essere sorpreso in flagrante delitto di mancanza di controllo. Ora questo atteggiamento ha una ragione : la paura . La paura che  ha l’individuo di ritornare sulle vie del suo passato , di rivisitare i suoi amori infantili nella loro realtà, di vedere veramente dove egli era  dentro le sue emozioni antiche che, in certi momenti, risorgono alle sue spalle. In genere si preferisce la nostalgia , che è , in greco, etimologicamente, la sofferenza del ritorno e che tradurrei per la scelta della sofferenza in quanto viene considerata a torto come una prova  d’amore.

Questa scelta costringe l’essere molto lontano da se stesso, lo conduce a tentare senza risultato  di trovare un rifugio dentro ciò che lo sguardo dell’altro dice di lui , e dunque a non essere più se stesso.

La stessa modalità di ricerca in amore non può alla lunga , che deprezzarsi nell’insoddisfazione, la sofferenza e l’ansia. (…)

Diritto e psicoanalisi si congiungono su un punto in comune , perché ciò che è al principio del diritto, libertà ,eguaglianza , fratellanza, è lo scopo della psicoanalisi.

Il diritto, da un punto di vista collettivo, la psicoanalisi, da un punto di vista individuale, sono per svolgere la funzione di limitare l’abuso negli esseri umani ponendo dei limiti, delle regole.

Perché se la psicoanalisi ha scoperto qualcosa di fondamentale , è sapere che la sofferenza  umana deriva dall’abuso, e che questo abuso, a sua volta , deriva dal credere ciecamente  in qualcosa e dall’aderire ad una sola verità convinti di essere nel giusto.

Abusare dell’altro non è che un segno di onnipotenza perversa, abusare è un segno di alienazione ed  essere abusato dall’altro lo è egualmente .

Ora , per uscire da questi rapporti di dominazione e riscoprire un  rapporto positivo  con l’altro , aperto, non fondato sulla negazione di sé e dunque dell’altro , non c’è altra via di disfarsi di tutte le illusioni su cui sono fondati i nostri pregiudizi .   “