Blog

I nostri articoli

Come cambiare la tua vita usando le fantasie

Siamo cosi gelosi delle nostre fantasie perché custodiscono qualcosa di intimo e  prezioso nella parte più nascosta e profonda di noi stessi .

Si è più reticenti a raccontare le proprie fantasie perché si ritiene che su di esse abbiamo maggiore controllo e quindi tendiamo a negarle o ce ne vergogniamo e a volte temiamo che renderle pubbliche farebbe perdere l’influenza  positiva che hanno sulla nostra vita .

Nonostante le fantasie siano la materia prima dell’immaginario di cui si nutrono film e romanzi che ci affascinano , continuiamo ad attribuirle poco peso , sotto l’influenza della morale, ma anche in base a pregiudizi intellettualistici (pensiamo al giudizio di Flaubert su “Madame Bovary” ..) o razionali.

In realtà le fantasie ci forniscono , se siamo disponibili a raccoglierle, riconoscerle e soppesarle, molte informazioni su di noi, su chi siamo e chi vogliamo diventare.

Le fantasie infatti hanno origine dal desiderio e rappresentano un ponte tra passato, presente e futuro perché non solo mettono in scena ciò che ci ha segnato nel passato, ma anche quello che ci piacerebbe vedere realizzato e in questo peculiare modo forniscono l’energia per portare avanti i progetti che abbiamo. Le fantasie non sono, come banalmente si ritiene, evasione dalla realtà o fuga dal mondo.

Infatti svolgono una fondamentale funzione di adattamento nel liberarci dalle paure ed angosce, nel rassicurarci di fronte ad impegni e compiti e nel cicatrizzare antiche ferite.

Quando un paziente confida che spesso fantastica di essere un calciatore o una rockstar non sta solo compensando in maniera immaginaria ciò che non ha potuto diventare, ma anche ciò che non riesce ad esprimere attualmente e manca alla sua vita , l’immagine ideale di sè comunica il bisogno di reintegrare una parte della sua personalità fino ad ora trascurata e questo riconoscimento indica la necessità di riscoprire o di costruire qualcosa di potenziale che non si è potuto ancora manifestare pienamente. Diventare consapevoli delle fantasie che si hanno, riparatorie o progettuali, di natura sessuale o aggressiva , permette alle persone di mobilitare le energie interiori per risolvere blocchi e momenti di empasse esistenziale spingendo a rimodellare l’identità personale.

Le persone ( sia bambini che adulti) giungono frequentemente in terapia perché sono angosciate dalle fantasie e sono spaventate dalla possibilità che diventino reali : fantasie di natura sessuale ( come ad esempio, di tradire il partner o di mettere in atto impulsi sadici o masochistici ) o violenta e distruttiva ( come ad esempio fare del male a se stessi o a familiari ), soprattutto quando assumono un carattere di ossessività. Nei casi in cui  i sentimenti di colpa sono talmente forti da suscitare la sensazione di essere dei mostri è indispensabile prendere in considerazione l’idea di essere aiutati per comprendere, reintegrare e organizzare tali fantasie.

Confidare a qualcuno le proprie fantasie personali consente di sollevarsi dall’ansia che esse generano, di ridimensionarne il potere e la conseguente paura di non essere normali.

E i bambini insegnano che le fantasie come il gioco sono il mezzo attraverso cui si mettono in scena e si risolvono i blocchi che ci impediscono di crescere , ” quando sfoghi la tua parte cattiva nel gioco ti liberi “racconta un bambino di 10 anni durante una seduta.

A questo punto si può osservare che il mondo reale e quello fantastico in realtà non sono cosi distinti e separati come appaiono perché le fantasie influenzano i comportamenti e motivano ad agire, mentre le esperienze modellano la forma delle fantasie. Per questo motivo individuare le fantasie personali aiuta a trattare le immagini mentali come illusioni vitali che ci spingono a comprendere meglio chi siamo e, se vogliamo, a cambiare , differenziandole dalle false certezze (miti collettivi, ideologie, mode e pregiudizi) e dall’esperienza concreta del mondo.

Si è concluso cosi il terzo anno del laboratorio di Psicologia, laboratorio e non corso , perché si cerca, nei limiti del possibile, di non fare delle lezioni ma di creare dei momenti interattivi dove stimolare la partecipazione e il confronto. 

Ogni anno si parte con argomenti principali che possono interessare tutti e poi lo scambio in aula porta a sviluppare discorsi non programmati , tuttavia rimane un filo conduttore : il primo anno si è parlato delle passioni e delle ansie come si esprimono nei vari contesti e periodi del ciclo di vita , nella coppia , nella famiglia ,nel gruppo, nel rapporto genitori- figli , dalla nascita alla vecchiaia, il secondo anno il laboratorio si è focalizzato intorno al linguaggio dell’inconscio e ai modi in cui si manifesta e ai meccanismi con cui ci difendiamo da esso, fino a trattare il tema del doppio, nell’arte, nella letteratura e nella vita.

Quest’anno ,essendo la cadenza quindicinale e non più settimanale il laboratorio si è diviso in tre parti , nella prima si è affrontato il tema del comico, del riso e dell’uso dell’ironia, nel secondo si è parlato di attaccamento, del suo significato , valore e di come possa essere usato per comprendere il senso delle relazioni che si vivono nel passato e nel presente, l’ultima parte (più ampia ) è stata dedicata al ruolo della fantasia nella vita di ogni giorno.

Comments for this post are closed.