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Filmare i sentimenti

Eric Rohmer, regista –poeta delle passioni e dei pensieri, si è spento 2 settimane fa all’età di 89 anni. Tra gli esponenti maggiori della “ Nouvelle Vague”, uno dei più influenti movimenti cinematografici europei del dopoguerra, se n’era distaccato per diventare una figura autonoma. Rohmer ha messo al centro della sua rappresentazione il pulsare dei sentimenti nelle vicende esistenziali di giovani, di uomini e donne al tempo stesso fragili e risoluti alla ricerca di un amore , di un’amicizia , di un rapporto più profondo e autentico con se stessi e gli altri. 

Da un punto di vista psicoanalitico, si può ritrovare nei suoi film la lotta per conquistarsi un carattere e il contrasto doloroso fra l’imparare “sulle” cose e l’apprendere dall’esperienza di sé nel mondo (descritta nel 1818 nelle lettere del poeta John Keats alla donna che amava e ripresa dalle formulazioni di Bion nella seconda metà del Novecento) che rinvia alla singolarità di ogni percorso umano. Una sorta di <<Commedia Umana degli affetti e delle passioni>> ( Marocco, 2002 ) dove l’eterno perdersi e ritrovarsi dei rapporti si snoda attraverso incontri casuali , sguardi che si sfiorano, conversazioni improvvisate, frasi sospese, scambi occasionali sullo sfondo di una natura pronta ad illuminare e a rivelare fugacemente qualcosa che immediatamente dopo va perduto.

In Italia a partire dal “Raggio verde” in poi è diventato conosciuto al grande pubblico e nei suoi film si è rispecchiata una certa classe media della generazione del baby-boom trovando in esse lo smarrimento interiore tipico della tarda adolescenza, il potere della parola e le sue illusioni di verità e conoscenza, lo scontro tra ideali e realtà e tra le ragioni della Storia e quella dei sentimenti (quest’ultimo aspetto presnte soprattutto nei suoi film più recenti “Il triplo agente “, “La nobildonna e il duca” Gli amori di Astrea e Celadon”).

Lo sguardo ravvicinato sugli attori, lo stargli addosso attraverso lunghi piani-sequenza o primi piani alla loro fisicità gli permetteva di cogliere i movimenti dei loro corpi ma soprattutto delle loro passioni, dei loro pensieri mantenendo un incerto equilibrio tra leggerezza e moralità che verrà poi trasmessa e recuperata da tutta la nuova onda di registi Francesi degli anni novanta con ancora maggiore immediatezza e vitalità ( Klapisch, Kechiche, Khan, Despleschin,Guediguian,Denis, Techinè..)

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