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Non è un paese per preadolescenti e scuole medie

Inizio delle scuole, momenti di passaggio nella fase evolutiva dei ragazzi. La scuola media è spesso sottostimata per la difficoltà ad assumersi un’identità precisa e a costruirsi una specificità educativa in quanto considerata  “scuola di mezzo”, ma  è anche più in grado di altre scuole ad adattarsi ai repentini cambiamenti della società per la costituzionale plasticità e mutevolezza dei suoi alunni in età  prepuberale.

L’età acerba i cui i ragazzi scoprono il proprio corpo sessuato  che studiano, nutrono, modellano e di cui non si sentono ancora del tutto padroni a causa della sue trasformazioni e della non ancora compiuta uscita dalla casa dei genitori.

Una scoperta il più delle volte dolorosa, sofferta, che viene compensata in parte dalla maggiore possibilità di condividerla con gli amici, il cui gruppo può diventare sia un aiuto per la crescita sia un ostacolo per l’individuazione e lo sviluppo della propria personalità quando prevalgono logiche di spettacolarizzazione (vedere la De Filippi e compagnia) o di selezione competitiva (spesso imposte o alimentate  dagli adulti).

Come la scuola percepisce questi ragazzi? Come dei soggetti mutanti, pericolosi, da disciplinare e correggere oppure dei soggetti  il cui appetito sociale, la curiosità insaziabile, il bisogno di esplorare   e di sperimentare  può essere sfruttata attraverso una dimensione di cooperazione educativa, di responsabilizzazione e autodeterminazione in una scuola che prova ad includere anziché escludere?

Una scuola dove “si impara davvero a leggere e a scrivere” ma anche dove si possono valorizzare esperienze innovative e dare forma a nuove pratiche educative e ricerche didattiche:classi aperte, campi scuola, comunità di lettura,  collaborative learning, gruppi di discussione o esperenziali…

Forse la scuola media è uno dei terreni dove oggi la scommessa per un futuro  migliore e le sfide della tardo modernità sono maggiori, in gioco c’è la possibilità che crescano individui con capacità critiche, gusti , stili personali e non massificati,  come dice il filosofo Richard Rorty ripreso in una citazione dal sociologo Z.Bauman nel suo ultimo libro”lo scopo dell’educazione non è inculcare o far emergere la verità ma piuttosto a stimolare il dubbio e spronare ‘immaginazione , contestando così l’opinione prevalente”.

Quella  libertà di pensiero di cui faceva riferimento lo scrittore David Forster Wallace in una conferenza agli studenti che dà il titolo all’ultimo libro tradotto in italiano e pubblicato postumo:

“Il genere di libertà davvero importante richiede attenzione, consapevolezza,disciplina, impegno e la capacità di tenere davvero agli altri è di sacrificarsi costantemente per loro, in una miriade di piccoli modi che non hanno niente a che vedere col sesso, ogni santo giorno. Questa è la vera libertà. Questo è imparare a pensare. L’alternativa è l’inconsapevolezza, la modalità predefinita, la corsa sfrenata al successo”.

E In tutto questo.. lo psicologo e la psicoanalisi cosa c’entrano?

A fornire il loro piccolo contributo a fianco degli altri saperi e adulti per  “leggere” le dinamiche di gruppo tra i pari, a chiarire e migliore le relazioni tra preadolescenti e gli adulti che siano insegnanti o genitori, ad interpretare certe crisi e determinati segnali di disagio o di rischio,ad attribuire il giusto peso alla dimensione emotiva, in conclusione a sostenere la rete dei collegamenti  per integrare le forze di ogni individuo  in progetti aperti al futuro..

Per rilanciare:

  • www.epals.com (sito web)
  • Fuga dalla scuola media (film) di Todd Solondz
  • David Almond e David McKean, Il selvaggio, edizioni BD (fumetto)
  • Stella (film) di Sylvie Verheyde
  • David Forster Wallace  ,Questa è l’’acqua , Einaudi
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