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Sentirsi traditi dal lavoro

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Crisi di nervi. Fine crisi. Cosi titolano quotidiani e riviste per dare notizia di altre persone che si sono tolte la vita in Italia come in Francia nelle scorse settimane dopo aver perso il lavoro o essere state declassate.

La crisi economica sta sottoponendo molti lavoratori a condizioni ambientali gravose e a tensioni emotive insostenibili. Negli ultimi decenni  l’idea che è sembrata prevalere nelle organizzazioni è quella secondo cui solo attraverso il lavoro ci si può sentire davvero realizzati, spingendo gli individui a credere che “colui che riesce nel proprio lavoro riesce nella propria vita “.

Questa ideologia del lavoro ha esteso così il suo dominio sugli altri campi della vita, come ha descritto e analizzato la filosofa Michela Marzano ( nel suo recente lavoro ”Estensione del dominio della manipolazione”, Mondadori).

E’ evidente che questo mito espone le persone a fallimenti e delusioni difficili da tollerare, soprattutto in un contesto sociale in cui domina l’incertezza, mentre si richiede ai lavoratori di aderire totalmente alla “missione” delle aziende al di là delle loro risorse. Per uscire da questo circolo perverso gli psicologi del lavoro sottolineano, tra le altre cose, la necessità che le aziende ricomincino a darsi una progettualità, a porsi obiettivi se non a lungo, almeno a medio termine, rompendo la tendenza ad accorciare i tempi per ottenere dei risultati: chissà se qualcuno li ascolterà.

Per saperne di più: 

Marco De Polo,Psicologia delle organizzazioni, Il mulino

“Risorse Uomo”, rivista Franco Angeli

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